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Per il nuovo Senato 179 sì ma la protesta svuota l’aula opposizioni sull’Aventino

Fi,Lega e M5S escono e non votano,gli azzurri si dividono Il testo definitivo va alla Camera. Renzi: “Arriviamo al 2018”

SILVIO BUZZANCA, la Repubblica redazione • 14/10/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 759 Viste

ROMA . Il Senato approva la riforma costituzionale e la rimanda alla Camera per concludere il primo passaggio previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Hanno votato a favore 179 senatori, mentre i no sono stati solo 17 e gli astenuti 7. Hanno votato a favore il Pd, i verdiniani, tre senatrici vicine a Tosi e due senatori in dissenso da Forza Italia: Bernabò Bocca e Riccardo Villari. Segno piccolo, ma tangibile, delle divisioni interne al gruppo che Berlusconi, presente ieri al Senato, ha cercato di bloccare, scagliandosi duramente contro Giorgio Napolitano. A un certo punto il Cavaliere avrebbe detto che fosse stato per lui non avrebbe fatto parlare l’ex capo dello Stato. Un’avversione che ha preso corpo in aula con un cartello sventolato da Domenico Scilipoti con su scritto “2011” ad evocare il presunto golpe contro il Cavaliere. Nella maggioranza hanno votato no i dem Corradino Mineo e Walter Tocci. Si sono astenuti Felice Casson e Mario Tronti. Erano in missione tre centristi. Le opposizioni si sono presentate in ordine sparso: Lega, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle hanno lasciato l’aula, ben prima del voto, quando ha iniziato a parlare Napolitano. Alcuni senatori di Sel li hanno imitati, altri sono rimasti in aula senza partecipare al voto. Come i fittiani. La contabilità politica dice che il governo e la maggioranza hanno incassato ben più dei 161 voti della maggioranza assoluta dei componenti del Senato. E questo fa gongolare Matteo Renzi e Maria Luisa Boschi. Anche se in questa fase dell’iter bastava incassare la maggioranza dei presenti in aula. Renzi esulta e lancia un messaggio molto chiaro: «Un capolavoro. Abbiamo fatto un capolavoro, tutti insieme. Adesso sotto con una stabilità che lascerà il segno e poi Giubileo, Terra dei Fuochi, Bagnoli e Ilva. Da oggi è chiaro che la legislatura finisce nel 2018: abbiamo due anni e mezzo per finire il lavoro». Intanto Pietro Grasso elogia il suo lavoro e risponde alle accuse di essere stato a faovre di questo o quel gruppo. «In coscienza — dice — posso dire che in un clima così infuocato ho fatto di tutto per rimanere imparziale senza lasciarmi condizionare dalle ragioni degli uni o degli altri».

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