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Predatori Usa in Let­to­nia

il 2 otto­bre, la Nato ha annun­ciato «il primo spie­ga­mento Usa in Europa di droni ad alta tec­no­lo­gia». Non solo nel periodo dell’esercitazione, ma in modo permanente

Manlio Dinucci, il manifesto redazione • 6/10/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 732 Viste

Alla vigi­lia dell’esercitazione «Tri­dent Junc­ture 2015», il 2 otto­bre, la Nato ha annun­ciato «il primo spie­ga­mento Usa in Europa di droni ad alta tec­no­lo­gia». Non solo nel periodo dell’esercitazione, ma in modo permanente.

Il video uffi­ciale mostra un Pre­da­tor (Pre­da­tore) nella base aerea di Liel­varde, in Let­to­nia a ridosso del ter­ri­to­rio russo, appena «rin­no­vata» per acco­gliere i droni e altri veli­voli mili­tari Usa/Nato. (link Nato Tri­dent Junc­ture 2015)

Il Pre­da­tor che viene mostrato è quello da «rico­gni­zione», ossia da spio­nag­gio e indi­vi­dua­zione degli obiet­tivi da col­pire. Può ope­rare dalla base in Let­to­nia, però, anche il Pre­da­tor Rea­per (Mie­ti­tore, ovvia­mente di vite umane), armato di 14 mis­sili Hell­fire (Fuoco dell’inferno) e di due bombe a guida laser o satel­li­tare. I tele­pi­loti, seduti alla con­solle a migliaia di km di distanza in una base negli Usa, una volta indi­vi­duato il «ber­sa­glio», coman­dano con il joy­stick il lan­cio dei mis­sili e delle bombe.

I «danni col­la­te­rali» sono ine­vi­ta­bili: per col­pire un pre­sunto ter­ro­ri­sta, i droni kil­ler distrug­gono spesso una intera casa, ucci­dendo donne e bam­bini con il «Fuoco dell’inferno» a testata ter­mo­ba­rica o a fram­men­ta­zione. Ciò è avve­nuto ripe­tu­ta­mente in Afgha­ni­stan, Paki­stan, Iraq, Yemen, Soma­lia e altri paesi.

Alla ceri­mo­nia svol­tasi alla base di Liel­varde per festeg­giare l’arrivo dei Pre­da­tori Usa, ha par­te­ci­pato il pre­si­dente della Let­to­nia V?jo­nis, che lo ha defi­nito «un esem­pio impor­tante di smart defence (difesa intel­li­gente)». Gli uffi­ciali Usa hanno dichia­rato che per­so­nale let­tone sarà adde­strato all’uso dei Pre­da­tor, il cui con­trollo resterà però in mani statunitensi.

Insieme al Pre­da­tor è stato esi­bito, in volo sulla base di Liel­varde, un A-10 Thun­der­bolt per l’attacco rav­vi­ci­nato al suolo, pro­ba­bil­mente uno dei 12 appena tra­sfe­riti dagli Usa nella base di Amari in Esto­nia, anch’essa a ridosso del ter­ri­to­rio russo.

Sem­pre il 2 otto­bre, la Nato ha dato un altro impor­tante annun­cio: l’arrivo nella base navale di Rota, in Spa­gna, del cac­cia­tor­pe­di­niere lan­cia­mis­sili USS Car­ney, per «raf­for­zare la difesa mis­si­li­stica Nato in Europa». Oltre che da 24 mis­sili SM-3 del sistema Aegis instal­lati in Polo­nia e altret­tanti in Roma­nia, lo «scudo» mis­si­li­stico com­prende lo schie­ra­mento nel Medi­ter­ra­neo di navi da guerra dotate di radar Aegis e mis­sili SM-3. La USS Car­ney è la quarta unità di que­sto tipo, dallo scorso feb­braio, ad essere tra­sfe­rita dagli Usa nel Medi­ter­ra­neo, più pre­ci­sa­mente nel Mar Nero in Roma­nia come ha pre­ci­sato l’ammiraglio Usa Fer­gu­son, coman­dante del Jfc Naples (con quar­tier gene­rale a Lago Patria). È pro­ba­bile che il numero di que­ste navi nel Medi­ter­ra­neo aumen­terà, dato che la US Navy ne ha già una trentina.

È ormai chiaro che lo «scudo» Usa in Europa non è diretto con­tro la «minac­cia dei mis­sili nucleari ira­niani» (ine­si­stenti), ma mira ad acqui­sire un deci­sivo van­tag­gio stra­te­gico sulla Rus­sia: gli Usa potreb­bero tenerla sotto la minac­cia di un «first strike» nucleare, fidando sulla capa­cità dello «scudo» di neu­tra­liz­zare gli effetti della rap­pre­sa­glia. E poi­ché sono gli Usa a con­trol­lare i mis­sili dello «scudo», schie­rati in Europa e nel Medi­ter­ra­neo, nes­suno può sapere se sono inter­cet­tori o mis­sili nucleari.

La marina spa­gnola dispone già di quat­tro fre­gate dotate del sistema Aegis, che le rende inte­ro­pe­ra­tive con le navi Usa.

Lo stesso si sta facendo con le fre­gate Fremm della marina mili­tare ita­liana. Tutte le unità navali Aegis nel Medi­ter­ra­neo, informa la Nato, sono «sotto comando e con­trollo Usa». Ciò signi­fica che la deci­sione di lan­ciare i mis­sili inter­cet­tori, o pre­sunti tali, è di esclu­siva per­ti­nenza del Pentagono.

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