Relax, il Ttip è in alto mare

Relax, il Ttip è in alto mare

Loading

Transatlantic Trade and Investment Partnership. Il trattato commerciale tra Stati uniti e Ue non si sblocca. Altolà dell’ambasciatore di Washington a Bruxelles: «Senza l’intesa sulla gestione dei dati non se ne fa nulla». A pesare sui negoziati la firma del Tpp e lo scandalo Volkswagen. E sabato va in scena il dissenso popolare

C’è una stan­zetta persa nel labi­rinto degli uffici del Par­la­mento euro­peo, che ospita tutti i fal­doni rela­tivi al Ttip (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship), l’accordo com­mer­ciale tra Europa e Stati uniti. O almeno, lì si dice siano acca­ta­stati quelli rela­tivi alla nego­zia­zione di parte ame­ri­cana, che Washing­ton vuole segreti, al pari dei draft nego­ziali con cui da tempo con­tratta insieme alla con­tro­parte europea.

Si tratta di una delle tante carat­te­ri­sti­che di un pro­cesso ancora lungo, dai tratti oscuri, i cui numeri (i det­ta­gli) che con­tano sono tenuti nel mas­simo riserbo. Si tratta dei pro­dromi di un accordo che ha vis­suto di fiam­mate, ral­len­ta­menti, pro­te­ste, dubbi, e che ora si ritrova inca­sel­lato in un momento sto­rico su cui pesa l’ottenimento da parte ame­ri­cana del Tpp, il trat­tato com­mer­ciale con l’Asia che esclude la Cina, e le ormai pros­sime ele­zioni pre­si­den­ziali americane.

Tutto que­sto, uni­ta­mente ad altri fat­tori, signi­fica che pro­ba­bil­mente il Ttip non si chiu­derà — nean­che nella sua fase nego­ziale — nel 2016 come invece era stato lasciato intendere.

Posi­zione rin­for­zata e voce grossa

Inol­tre il recente scan­dalo Vol­sk­wa­gen ha ancora di più rin­for­zato la posi­zione ame­ri­cana, che sul trat­tato con l’Unione euro­pea sem­bra poter fare sem­pre di più la voce grossa. Tutte le pre­cau­zioni richie­ste dall’Unione euro­pea sugli «altis­simi» stan­dard di sicu­rezza del vec­chio con­ti­nente, gra­zie alla vicende della marca auto­mo­bi­li­stica tede­sca sem­brano essere messi – per un attimo – all’angolo. E gli Usa pos­sono rilas­sarsi, post Tpp, e tor­nare a spin­gere per quei lati del poten­ziale accordo che dovreb­bero favo­rire soprat­tutto la pro­pria economia.

Come spe­ci­fi­cato ieri in un incon­tro ad hoc sul trat­tato — orga­niz­zato a Bru­xel­les dall’Ufficio di infor­ma­zione del Par­la­mento euro­peo per l’Italia — da Anto­nhy Gard­ner, amba­scia­tore degli Stati uniti presso l’Unione euro­pea, Washing­ton ha inten­zione di sot­to­li­neare i pro­pri inte­ressi: «Senza un accordo sul data flow, il flusso e la rac­colta dei dati, ha spe­ci­fi­cato Gard­ner, non ci sarà il Ttip». Un’ammissione piut­to­sto rile­vante, visto che invece i nego­zia­tori Ue sem­brano sot­to­va­lu­tare il tema inse­rito nel capi­tolo rela­tivo all’infor­ma­tion tech­no­logye all’e-commerce. L’esplicitazione avviene dopo una sen­tenza euro­pea che ha dichia­rato il «safe har­bour» dei dati negli Usa, alla luce dello scan­dalo Nsa, non pro­prio «safe».

La con­di­zione che com­plica tutto

La pre­ci­sa­zione di Gard­ner riguarda un accordo di part­ner­ship che dovrebbe libe­ra­liz­zare i rap­porti com­mer­ciali, con un occhio a tariffe, inve­sti­menti e set­tori chiave (come quello ali­men­tare); l’insistenza degli Usa sulla gestione in casa delle immense mole di dati, pone una con­di­zione che potrebbe com­pli­care non poco i negoziati.

Quest’ultimi sono ad un punto pres­so­ché vicino allo stallo, una con­di­zione che potrebbe durare parec­chio tempo. Washing­ton è già in cam­pa­gna elet­to­rale e nes­suno da quelle parti vorrà nego­ziare alcun­ché fin­ché non si sarà instal­lata la nuova ammi­ni­stra­zione. Un primo e nuovo con­tatto sarà sta­bi­lito la pros­sima set­ti­mana a Miami; sarà una imme­diata car­tina di tor­na­sole riguardo l’atteggiamento ame­ri­cano, come sot­to­li­neato da Paolo De Castro (Pd), rela­tore sul Ttip della Com­mis­sione Agri­col­tura. Biso­gnerà capire, in pra­tica, se gli Usa saranno meno inte­res­sati a strin­gere con i tempi, o — al con­tra­rio — se il rag­giunto accordo sul Tpp, libe­rerà i suoi nego­zia­tori con­sen­tendo un impe­gno mag­giore nella trat­ta­tiva con l’Europa. A novem­bre una mis­sione euro­pea valu­terà que­sti umori al Con­gresso, ma sem­brano esserci parec­chie ombre non solo sull’impianto glo­bale del trattato.

Ber­nard Lange, social­de­mo­cra­tico tede­sco e rela­tore sul Ttip della com­mis­sione Com­mer­cio inter­na­zio­nale del par­la­mento euro­peo, non ci va giù leg­gero: «Siamo in dia­logo con la con­tro­parte dal luglio 2013, ma risul­tati con­creti non se ne vedono. Attual­mente abbiamo molto chiari i punti su cui siamo distanti, quali sono le posi­zioni in campo, ma non c’è un vero nego­ziato e non abbiamo risul­tati con­creti da pre­sen­tare». Gli inte­ressi ame­ri­cani sono chiari e «si con­cen­trano su alcune aree: l’agricoltura, innan­zi­tutto, è il loro primo inte­resse, senza dub­bio. C’è la que­stione degli ogm (la cui rile­vanza è stata negata da De Castro, ndr) che vogliono por­tare sui mer­cati euro­pei, ma que­sto non può avve­nire per­ché abbiamo legi­sla­zioni rigo­rose al riguardo. Poi infor­ma­zioni, tele­co­mu­ni­ca­zioni e la que­stione legata alla pri­vacy. Infine, il set­tore dell’automotive, su cui gli Usa hanno inte­ressi molto spe­ci­fici. Lo scan­dalo Vol­sk­wa­gen ha reso noto che anche le norme ame­ri­cane hanno indi­pen­denza e una fun­zione di con­trollo e que­sto potrebbe por­tarci a una rifles­sione sulle disfun­zione delle nostre procedure».

Un altro punto messo in dub­bio da Lange, a testi­mo­niare come all’interno del Par­la­mento, al con­tra­rio del governo comu­ni­ta­rio e di quello ita­liano, le posi­zioni siano anche scet­ti­che, coin­volge i diritti dei lavo­ra­tori. «Serve un rispetto delle con­di­zioni del diritto del lavoro – rac­conta Lange — e gli Usa al riguardo sono molto riluttanti».

La pro­te­zione degli investimenti

Più tec­nico, almeno in appa­renza, un altro ele­mento di fri­zione, ovvero la que­stione rela­tiva alla pro­te­zione degli inve­sti­menti. L’Isds è stato boc­ciato e la Ue ha effet­tuato un’altra pro­po­sta sulle solu­zioni delle con­tro­ver­sie tra aziende e stati. Gli Usa la stanno valu­tando, ma rumors danno i nego­zia­tori di Washin­gon poco con­vinti della pro­po­sta euro­pea.
E poi c’è il dis­senso popo­lare. Come sot­to­li­neato dagli inter­venti – durante una tavola rotonda con i gior­na­li­sti – di Tiziana Ber­ghin (Movi­mento 5 Stelle) e Eleo­nora Forenza (L’Altra europa con Tsi­pras), nelle scorse set­ti­mane le firme e le mani­fe­sta­zioni di milioni di per­sone hanno dimo­strato l’opposizione a que­sto accordo da parte dei cit­ta­dini euro­pei, mai con­sul­tati al riguardo. Mobi­li­ta­zioni che pro­se­gui­ranno oggi e vedranno attivo il Gue/Ngl: pro­te­ste con­tro il Ttip e l’austerity che si con­clu­de­ranno con una mani­fe­sta­zione sabato a Bruxelles.



Related Articles

La battaglia del Pacifico Cina-Giappone, le isole contese

Loading

Viaggio a Sansha, un villaggio di pescatori e ultimo avamposto dell’impero di Pechino. Ecco come è scoppiato il nuovo conflitto tra le potenze asiatiche  

L’ultima predica di Draghi: «Manovra mirata, subito»

Loading

«Merito e indipendenza»: su queste due parole chiave si fonda da sempre la forza e l’autorità  della Banca d’Italia. Un messaggio chiaro che Mario Draghi, governatore uscente, ha lanciato alla politica all’inizio della sue conclusioni: non provate a mettere le mani su Bankitalia per farne uno strumento di «analisi e azione» piegato alle volontà  del governo. E al governo, Draghi ha lanciato pesanti accuse di incapacità  nel favorire la crescita. Lo aveva sostenuto nella sua prima relazione nel 2006, lo ha ripetuto ieri nella sua ultima relazione: in ottobre lascerà  la carica di governatore di Bankitalia per assumere quella di presidente della Bce. E già  si sta scatenando la lotta per arraffare la sua poltrona e assegnarla a un governatore «amico».

Un megaporto per cambiare marcia

Loading

CUBA Acque profonde e ottima posizione, Mariel accoglierà le gigantesche navi portacontainer
Attorno al porto di Mariel sarà operativa una prima zona franca per investitori stranieri che godranno di «migliori condizioni che nel resto nell’isola»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment