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Sì, la ripresina c’è, ma degli infortuni sul lavoro

Nei primi otto mesi del 2015 ci sono già stati 752 infortuni mortali nei luoghi di lavoro, la crescita è del 15% a fronte di un aumento del Pil inferiore all’1%

Felice Roberto Pizzuti, Roberto Romano, il manifesto redazione • 13/10/2015 • Copertina, Salute & Sicurezza sul lavoro, Studi, Rapporti & Statistiche • 775 Viste

Crescita. Nei primi otto mesi del 2015 ci sono già stati 752 infortuni mortali nei luoghi di lavoro. Un fenomeno grave, che diventa allarmante se consideriamo che la crescita percentuale è del 15% a fronte di un aumento del Pil modesto, inferiore all’1%

Il Paese sta attra­ver­sando una fase eco­no­mica spesso valu­tata con un otti­mi­smo che è com­pren­si­bil­mente beneau­gu­rante ma, non di meno, risulta anche for­zato e stru­men­tale, spe­cial­mente quando si scon­tra con dati dram­ma­tici come l’aumento della mor­ta­lità sui luo­ghi di lavoro che non può essere attri­buito al «destino cinico e baro».

Alcuni sot­to­li­neano l’imminente cre­scita del Pil (ma, dall’inizio della crisi nel 2008, più volte spe­ranze ana­lo­ghe sono andate smen­tite e, nel frat­tempo, le cause strut­tu­rali della crisi non sono intac­cate); altri evi­den­ziano aumenti nell’occupazione (ma i dati uti­liz­zati spesso sono par­ziali, cioè solo quelli con il segno posi­tivo dei nuovi occu­pati, dimen­ti­cando la dimi­nu­zione dei pre­e­si­stenti); altri ancora par­lano di una ritro­vata soli­dità della finanza pub­blica, pre­fi­gu­rando un taglio delle tasse che dovrebbe far cre­scere gli inve­sti­menti e, quindi, gli occu­pati (ma le pur neces­sa­rie poli­ti­che di Quan­ti­ta­tive Easing, con­vi­vendo con aspet­ta­tive incerte dei con­su­ma­tori e delle imprese che fre­nano l’economia reale, stanno gon­fiando nuove bolle che minano gli equi­li­bri finanziari).

Ma nel frat­tempo arriva un dato ine­dito e per alcuni versi di con­tro­ten­denza: nei primi otto mesi del 2015 ci sono già stati 752 infor­tuni mor­tali nei luo­ghi di lavoro. Un feno­meno grave, che diventa allar­mante se con­si­de­riamo che la cre­scita per­cen­tuale è del 15%.

Cosa si nasconde nella sca­tola nera dell’aumento degli inci­denti mor­tali dei lavoratori?

La cre­scita del Pil pre­vi­sta per il 2015 (0,8% secondo il Fmi, 0,9% per il Governo e 1% per il primo mini­stro), comun­que più con­te­nuta rispetto alla media dei Paesi euro­pei, forse non è figlia di buoni inve­sti­menti e buon lavoro. Se insieme alla cre­scita del Pil regi­striamo un aumento senza pre­ce­denti degli infor­tuni nei luo­ghi di lavoro, evi­den­te­mente non tutta la cre­scita eco­no­mica e occu­pa­zio­nale è coe­rente con la neces­sità di miglio­rare e spe­cia­liz­zare il tes­suto pro­dut­tivo nazionale.

Il così detto «lavoro buono» — ad alto con­te­nuto tec­no­lo­gico e nei ser­vizi — è carat­te­riz­zato in misura mar­gi­nale e ridotta dal feno­meno degli infor­tuni. Que­ste carat­te­ri­sti­che delle diverse tipo­lo­gie del lavoro dovreb­bero far riflet­tere gli opi­nion maker sulla natura della nostra attesa «ripre­sina» e sul pre­sunto ruolo posi­tivo attri­buito allo stesso Jobs Act.

Se la cre­scita eco­no­mica ita­liana con­ti­nua ad essere (da un quarto di secolo) più con­te­nuta della media euro­pea è per­ché la sua qua­lità con­ti­nua ad essere di basso livello; il suo sistema pro­dut­tivo si col­loca sem­pre più in basso nella divi­sione inter­na­zio­nale del lavoro, accen­tuando una spe­cia­liz­za­zione in set­tori maturi dove la com­pe­ti­ti­vità è affi­data alla ridu­zione dei costi, inclusi quelli della sicu­rezza del lavoro; la cre­scita degli infor­tuni mor­tali dei lavo­ra­tori è un serio e dram­ma­tico indi­zio che lo conferma.

Gli incen­tivi dati alle imprese per assu­mere ten­dono ad essere uti­liz­zati per soste­nere la pro­du­zione indu­striale già in essere e per tra­dursi in pro­fitti. È la solita e rei­te­rata poli­tica dell’imprenditoria nazio­nale che punta essen­zial­mente alla com­pe­ti­ti­vità di prezzo. Seb­bene il paese neces­siti di una rivo­lu­zione pro­dut­tiva – «cam­biare il motore della mac­china senza fer­marla» (Ric­cardo Lom­bardi) -, il Paese non ha ancora tro­vato né l’imprenditore inno­va­tore di J. Schum­pe­ter né la poli­tica che lo incentivi.

Seb­bene gli appelli del Pre­si­dente della Repub­blica e della Mini­stra della salute sot­to­li­neino la neces­sità di stra­te­gie per assi­cu­rare livelli sem­pre più alti di tutela, il con­si­stente aumento degli infor­tuni inter­roga tutti in pro­fon­dità sulla poli­tica eco­no­mica, la poli­tica indu­striale e le poli­ti­che del lavoro in atto nel Paese.

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