Caccia russo abbattuto la Turchia: ha sconfinato Putin: “È un crimine”

Un Sukhoi 24 in azione sulla Siria centrato dagli F16 di Ankara. Giallo sulla sorte dei piloti La Nato: evitare escalation, il nemico comune è l’Is

VINCENZO NIGRO, la Repubblica • 25/11/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 761 Viste

ISTANBUL. Russia e Turchia incrociano i loro destini di guerra nei cieli di Siria. E fanno un passo in avanti dentro una guerra sempre più avvelenata e pericolosa, un conflitto che ogni giorno rischia di sfuggire al controllo dei burattinai che lo tengono in piedi. Ieri due F-16 turchi, dopo aver lungamente seguito le evoluzioni di due cacciabombardieri russi Sukhoi 24, hanno abbattuto uno dei due jet proprio mentre attraversava un “dito” di territorio turco che si insinua nel nord della Siria. I caccia russi, partiti dalla base di Latakia a pochi chilometri dal fronte, stavano attaccando postazioni di una milizia turcomanna anti- Assad, formata da cittadini siriani di quella etnia con il totale appoggio dei servizi segreti e dei militari turchi. Mosca accusa i turcomanni che combattono contro Assad di essere vicini ad Al Nusra, la versione siriana di Al Qaeda, e quindi li bolla (e li bombarda) come terroristi. Ma sono turcomanni, e il presidente turco Erdogan li difende fino in fondo: «Condanniamo gli attacchi contro i turcomanni, in quella zona non c’è l’Is, ci sono i turcomanni: noi sosteniamo i nostri fratelli e difendiamo il nostro spazio aereo».
La giornata era iniziata presto, con i primi raid aerei russi sulle postazioni della milizia turcomanna alleata di Ankara. Quando i piloti russi si sono lanciati con i paracadute, i servizi di sicurezza turchi erano già in allerta. Erano giorni che i russi attaccavano i turcomanni a poche decine di metri dal confine turco, e i turchi li avvertivano. Domenica il premier Davutoglu l’aveva detto: «fermate i vostri aerei, entrate di continuo in territorio turco». È abbastanza chiaro che i turchi, all’ennesimo attacco, aspettavano i piloti russi. Dopo 10 avvertimenti via radio, gli F16 hanno sparato i missili su un Sukhoi mentre il jet attraversava il “dito di Guvecci”, una lingua di terra turca che si infila in Siria per una decina di chilometri e larga appena tre chilometri.
Dopo lunghi minuti di silenzio, da Sochi Vladimir Putin ha reagito con rabbia, ma anche fornendo un pezzo di informazione che conferma la pericolosità dei giochi di guerra nei cieli sopra la Siria. «Non tollereremo crimini come questo, commessi da chi è complice dei terroristi. Il nostro aereo era un chilometro all’interno dei confini siriani, questa è stata una pugnalata alle spalle che avrà conseguenze serie», dice il capo del Cremlino. In volo un chilometro dura solo un paio di secondi.
Per ora però Mosca deve rimanere a guardare. Nelle immagini registrare ieri dai ribelli siriani e passate alle tv turche si vede il Sukhoi colpito volare in fiamme per lunghi secondi prima di piombare a terra dietro una collina, poi in lontananza i puntini bianchi dei paracadute dei due piloti. I ribelli fanno poi vedere le immagini di uno dei piloti, a terra e ferito. Dicono di averli uccisi entrambi, ma i servizi segreti turchi ribattono che sono ancora vivi e che stanno provando a farseli consegnare.
A Putin il presidente turco ha risposto con strafottenza: «Non volevamo che questo accadesse, ma tutti devono rispettare il diritto della Turchia di difendere i suoi confini». Erdogan non lo ripete, ma i suoi uomini invece martellano: la Turchia vorrebbe vedere Assad fuori gioco e difende soprattutto i miliziani turcomanni che lo attaccano. Il governatore della provincia di Hatay, quella in cui c’è stato lo scontro aereo, dice che «negli ultimi giorni 1.500 fratelli e sorelle turkmeni sono arrivati sul confine», fuggendo dai raid russi.
A Washington il presidente americano ha incontrato François Hollande per coordinare meglio la guerra al terrorismo di Daesh. Obama ha difeso il diritto della Turchia — un alleato della Nato — a difendere i suoi confini; gli Usa avevano avvertito la Russia dei rischi di “danni collaterali” di una guerra in cui Putin è entrato a forza, ma adesso non vogliono che partano ritorsioni contro la Turchia che incendino tutta la regione. E per questo anche a Bruxelles la Nato offre solidarietà ad Ankara ma aggiunge che il nemico comune è il Daesh. Jens Stoltenberg, il segretario generale, chiede ad Ankara e Mosca «di avviare ulteriori contatti per evitare questo tipo di incidenti, per evitare che finiscano fuori controllo: il nemico comune dovrebbe essere l’Is».

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