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Ferrovie voltano pagina sarà privatizzato il 40% la rete resterà pubblica

Il governo avvia l’operazione in agenda nel 2016 Rivolta dei sindacati. Resta il nodo management

LUCIO CILLIS, la Repubblica • 24/11/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 719 Viste

ROMA. L’unica certezza è che la privatizzazione si farà nel 2016 e non potrà superare il 40% del totale. Per il resto, almeno secondo quanto emerge dalle dichiarazioni del governo, la quotazione di Ferrovie va ancora delineata così come andrà ridisegnato il profilo manageriale delle società del gruppo. L’attuale ad, Michele Elia, non ha mai nascosto le perplessità sulla “divisione” delle attività del gruppo, mentre il presidente Marcello Messori è a favore dello scorporo di Rfi (la società della rete). Divisioni al vertice di Fs che potrebbero comprometterne la stabilità nelle prossime ore: l’attesa cresce per il cda di dopodomani, che potrebbe mettere nero su bianco il cambio a favore di nomi nuovi. Come quello di Renato Mazzoncini ad di Busitalia (Fs).
Intanto il primo scoglio da superare riguarda lo scorporo di Rfi, la rete ferroviaria. Un particolare che peserà non poco sulla quotazione visto che l’eventuale inserimento o meno nel pacchetto da cedere ai privati di binari e orari (gestiti dalla società satellite di Fs), indicherà scenari molto differenti tra loro. Alcune stime valutano in circa 30-35 miliardi di euro il valore complessivo del gruppo Fs.
Oggi le possibili soluzioni vanno dalla privatizzazione del 40% di Ferrovie comprensivo di Rfi e Trenitalia – dunque, mezzi, strutture e immobili – che potrebbe valere 15 miliardi di euro, fino alla versione “depotenziata” che vedrebbe entrare nel pacchetto le Frecce con l’esclusione di Rfi e di parte degli immobili. Una soluzione, quest’ultima, che varrebbe complessivamente tra i 5 e gli 8 miliardi di euro per un controvalore di circa 3 miliardi di euro “pescati” sul mercato.
Secondo il ministro di Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, «la procedura riguarderà essenzialmente i servizi a mercato: quello che è iniziato oggi è un percorso con alcuni paletti». Tra questi «la proprietà della rete che resterà pubblica. Si manterrà – ha affermato Delrio – un’attenzione particolare alla partecipazione dei dipendenti del gruppo». Ma il governo, ha aggiunto, «sta valutando lo scorporo di Rfi per mantenerne l’indipendenza del gestore della rete».
I servizi a mercato citati dal ministro sono sostanzialmente le “Frecce” e alcune tratte di media percorrenza. Questa eventuale scelta favorirebbe la privatizzazione dei Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca staccandoli dal contesto del trasporto regionale che potrebbe però ottenere investimenti proprio dal settore privatizzato, capace più di altri di macinare utili. Una seconda possibilità potrebbe includere, invece, anche la messa a punto di gare su lotti pregiati del trasporto locale come avviene in Germania o Gran Bretagna.
Lo schema di decreto prevede che «la cessione, potrà essere effettuata in più fasi, realizzandola attraverso un’offerta pubblica di vendita rivolta ai risparmiatori inclusi i dipendenti di Fs e a investitori istituzionali italiani e internazionali». Sono previste anche delle forme di «incentivazione a favore dei dipendenti », in termini di quote dell’offerta riservate (tranche dell’offerta riservata e lotti minimi garantiti) e di prezzo (ad esempio, come in precedenti operazioni di privatizzazione, bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto).
Le incertezze sulla privatizzazione cominciano tra l’altro a pesare sui rapporti coi sindacati. La Fit Cisl, proprio a causa della scarsezza di informazioni sulla quotazione, è durissima e si dice pronta alla mobilitazione del personale ferroviario: secondo il segretario generale Giovanni Luciano «questa privatizzazione acefala è una stupidaggine gigantesca che farà solo danni. Laddove non vi siano chiarimenti, occorrerà mobilitare la categoria».
Per la Uil Trasporti Claudio Tarlazzi parla di «privatizzazione che non ha senso». Infine secondo il numero uno della Filt Cgil Franco Nasso le Ferrovie sono «a rischio integrità: il governo chiarisca le sue reali intenzioni».
L’incasso potrebbe salire fino a 15 miliardi con la cessione di mezzi strutture e immobili

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