rapporto 2015

I lanci dell’agenzia 9Colonne sulla presentazione del Rapporto 2015 sui diritti globali

RAPPORTO DIRITTI GLOBALI: 1900 MLD DOLLARI IN MANO AD 80

9Colonne redazione • 18/11/2015 • Copertina, Rapporto sui Diritti Globali, Studi, Rapporti & Statistiche • 1775 Viste

RAPPORTO DIRITTI GLOBALI: 1900 MLD DOLLARI IN MANO AD 80 PERSONE (1)

(9Colonne) Roma, 17 nov – Dal 2007 le Banche centrali di tutto il mondo

hanno aumentato la quantità di moneta da 35 mila miliardi di dollari a 59

mila miliardi. Un mare di liquidità che ha inebriato i mercati finanziari,

ma non è “sgocciolato” a sostenere l’ economia precaria delle famiglie e

delle piccole imprese, mentre è continuata la sciagurata politica dell’

austerity, oltre ogni evidenza dei suoi effetti devastanti e deprimenti e

pur in presenza delle tardive perplessità del Fondo monetario. E’ quanto

evidenzia il Rapporto sui diritti globali 2015, a cura di Associazione

Società Informazione, promosso da Cgil con la partecipazione di diverse

associazioni tra cui ActionAid , Arci e Legambiente che viene presentato

questa mattina a Roma, nella sede della Cgil. Secondo il Rapporto la crisi è

diventata strumento di governo e moltiplicatrice dell’ instabilità. E di

ingiustizia sociale. La ricchezza delle 80 persone più facoltose al mondo è

raddoppiata in termini nominali tra il 2009 e il 2014, mentre la ricchezza

del 50% più povero della popolazione nel 2014 è inferiore a quella posseduta

nel 2009. Ottanta super-ricchi possiedono la medesima quantità di ricchezza

del 50 per cento più povero della popolazione mondiale, 3 miliardi e mezzo

di persone. E ancora:  nel 2010 le 80 persone più ricche al mondo godevano

(è il caso di dirlo) di una ricchezza netta di 1300 miliardi di dollari. Nel

2014 la loro ricchezza complessiva posseduta era salita a 1900 miliardi di

dollari, dunque una crescita di 600 miliardi di dollari, quasi il 50 per

cento in più in soli quattro anni.

RAPPORTO DIRITTI GLOBALI: 1900 MLD DOLLARI IN MANO AD 80 PERSONE (2)

(9Colonne) Roma, 17 nov – L’ agricoltura industriale, pur producendo solo il

30% del cibo consumato a livello mondiale, viceversa, è responsabile del 75%

del danno biologico a carico del pianeta, compresa l’ emissione, attraverso

l’ impiego di combustibili fossili, del 40 per cento dei gas serra, causa di

quel riscaldamento climatico che sta devastando e desertificando i territori

e pregiudicando il futuro del pianeta e delle prossime generazioni. Inoltre

il Rapporto segnala che nell’ Unione vi sono 122,6 milioni di persone a

rischio di povertà ed esclusione, vale a dire quasi un europeo su quattro;

all’ inizio della crisi erano 116 milioni. Alcuni Stati membri hanno

percentuali ancor più drammatiche, come la Bulgaria  (48%), la Romania

(40,4%), la Grecia  (35,7%), l’ Ungheria  (33,5%); a fronte di percentuali

tra il 15 e il 16% di Paesi come Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica

Ceca. L’ Italia registra il 28,4%, dato dunque superiore alla media europea,

per un totale di 17 milioni e 330mila persone. A fronte di questo drammatico

ed eloquente quadro, nel quadriennio 2008-2012 – complessivamente, sebbene

in modo molto differenziato tra i diversi Stati membri – l’ Europa ha

disinvestito nel welfare, in ossequio agli imperativi dell’ austerità e del

Fiscal compact, con un taglio sulla spesa sociale europea per un ammontare

totale di circa 230 miliardi di euro. Il Rapporto evidenzia anche che il

numero delle persone sradicate, sfollati interni o rifugiati, è arrivato a

59 milioni e mezzo di persone; un numero cresciuto, solo nel 2014, di oltre

8 milioni, la cifra più elevata dalla Seconda guerra mondiale. La pressione

migratoria che ha messo in questi mesi in difficoltà l’ Europa è, peraltro,

solo una piccola parte di quella dolente massa umana, giacché il peso

principale viene sostenuto dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, che

accolgono  ben l’ 86% dei 19 milioni e mezzo di rifugiati. Eppure, il 2015 è

stato l’ anno dei nuovi muri, delle barriere di filo spinato erette nel

cuore del continente europeo, a tentare di isolare il contagio dai dannati

della terra.

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