Le carte diffuse dai due «corvi»

Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, e Francesca Immacolata Chaouqui individuati come i «corvi» che hanno passato le carte riservate pubblicate in due libri in uscita dopodomani

Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera redazione • 3/11/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 755 Viste

CITTÀ DEL VATICANO Più che un secondo scandalo Vatileaks, la resa dei conti del primo. Lucio Angel Vallejo Balda, 54 anni, segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, e Francesca Immacolata Chaouqui, «pierre» di 33 anni , sono stati arrestati in Vaticano. L’indagine della Gendarmeria sulla «sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati» li ha individuati come i «corvi» che hanno passato le carte riservate pubblicate in due libri in uscita dopodomani: «Via Crucis» di Gianluigi Nuzzi e «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi. I nomi circolavano da giorni: i documenti provengono dal lavoro della Cosea, la «Commissione referente per lo studio dei problemi economici e amministrativi della Santa Sede» che Francesco nominò all’inizio del suo pontificato, il 18 luglio 2013, per avviare la sua riforma. Monsignor Vallejo Balda ne era segretario e Chaouqui uno dei membri laici, proposta dal monsignore. I due sono stati convocati sabato per essere interrogati «sulla base degli elementi raccolti e delle evidenze raggiunte».

Ieri mattina l’ufficio del «Promotore di giustizia», cioè il procuratore vaticano Gian Piero Milano e l’aggiunto Roberto Zannotti, hanno convalidato gli arresti. Chaouqui è stata rimessa in libertà perché «non sono più state ravvisate esigenze cautelari, anche a motivo della sua collaborazione alle indagini». Vallejo Balda invece è rimasto in cella, come tre anni fa il maggiordomo «corvo» Paolo Gabriele. Il reato loro contestato, la divulgazione di «notizie e documenti riservati», è punito dalla legge vaticana con una pena fino a otto anni. Ma non si tratta solo dei libri. L’indagine vaticana riguarda anche la violazione informatica del computer di Libero Milone, revisore generale della Santa Sede, nominato a giugno da Francesco. Potrebbero essere presto indagate altre persone. Gente che ha perso potere o contatti ed è rimasta esclusa dall’opera di pulizia iniziata già con Benedetto XVI: non a caso, tra corvi e veleni, fu Ratzinger a subirne le prime conseguenze. E l’arresto di Gabriele non completò la bonifica.
Anche ora, del resto, non si tratta di nomi nuovi: Chaouqui frequentava il sottobosco vaticano almeno dal 2012, anno di Vatileaks; Vallejo Balda arrivò in Curia nel settembre 2011, segnalato dal potente cardinale Antonio María Rouco Varela, allora arcivescovo di Madrid ora in pensione. Il monsignore fa parte della «Società Sacerdotale della Santa Croce», sacerdoti diocesani che non dipendono dalla prelatura ma sono uniti all’Opus Dei, che ieri ha espresso «sorpresa e dolore». Anche Chaouqui si diceva «spiritualmente vicina» all’Opus Dei ma la prelatura ripete «come già in passato» che «non è né è mai stata membro né cooperatrice». Quanto ai libri, «sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa e, per quanto riguarda gli autori, di una operazione per trarre vantaggio da un atto gravemente illecito», dice la Santa Sede. Non si parla esplicitamente di richiesta di sequestro o altro, ma di «riflessione» sui «risvolti giuridici ed eventualmente penali»: ci potrebbero essere «ulteriori provvedimenti, ricorrendo nel caso alla cooperazione internazionale».
Gian Guido Vecchi

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