Le Regioni: “Con la manovra sopravvivenza a rischio”

L’allarme per la sanità ita­liana, a causa dei vio­lenti tagli decisi dal governo Renzi con la legge di Sta­bi­lità, è con­fer­mato dalle Regioni

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 3/11/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni, Welfare & Politiche sociali • 672 Viste

L’allarme. Chiamparino: «I tagli della legge di Stabilità sono insostenibili». Emergenza sanità: mancano i fondi per i vaccini e i farmaci salvavita. Renzi convoca i governatori, e li sfida: «Ora ci divertiamo, ma sul serio». Poi fa il paladino anti-tasse: «Non permetterò loro di alzare le imposte»

L’allarme per la sanità ita­liana, a causa dei vio­lenti tagli decisi dal governo Renzi con la legge di Sta­bi­lità, è con­fer­mato dalle Regioni: ieri il pre­si­dente della Con­fe­renza delle auto­no­mie e gover­na­tore del Pie­monte, Ser­gio Chiam­pa­rino, è stato molto netto, ha spie­gato che «è a rischio la soprav­vi­venza del sistema Regioni» e ha chie­sto un incon­tro urgente all’esecutivo. A stretto giro ha rispo­sto il pre­mier, che ha con­vo­cato i gover­na­tori (pro­ba­bil­mente l’incontro si terrà domani) ma accom­pa­gnando la deci­sione, secondo fonti di Palazzo Chigi, con una frase di sfida: «Adesso con le Regioni ci diver­tiamo, ma sul serio», avrebbe detto il pre­si­dente del consiglio.

«Sulla sanità ci sono più soldi del pas­sato», la replica di Renzi, sem­pre secondo fonti del governo. «Meno di quelli che chie­dono le regioni, ma più di quelli che ave­vano a dispo­si­zione». «Il punto è che le tasse devono scen­dere», ha spie­gato ancora il pre­mier, che se con una mano taglia, con l’altra pare farsi alfiere dei poveri tar­tas­sati: «Non con­sen­tirò loro di aumen­tare le impo­ste ai cit­ta­dini, non si può sca­ri­care sem­pre sugli ita­liani». «Eli­mi­nino piut­to­sto gli spre­chi», la conclusione.

Chiam­pa­rino è inter­ve­nuto in due momenti: al ter­mine di una riu­nione con gli altri gover­na­tori, e poi in audi­zione in Com­mis­sione Bilan­cio del Senato. L’allarme riguarda sia il pros­simo anno, che il trien­nio 2017–2019. Per il 2016 sono a rischio, con la pos­si­bi­lità che in alcune regioni non ven­gano assi­cu­rati, ser­vizi essen­ziali come i far­maci sal­va­vita, i piani vac­ci­nali, come gli stessi Lea (livelli essen­ziali di assi­stenza, que­gli stan­dard minimi che fanno della sanità un sistema uni­ver­sale, garan­tito a tutti i cittadini).

Ecco le parole del pre­si­dente della Con­fe­renza delle Regioni, che ha par­lato della neces­sità di stan­ziare un miliardo in più per il 2016: «Per il 2016 pren­diamo atto posi­ti­va­mente dell’aumento del fondo per un miliardo» rispetto al 2015, ha spie­gato Chiam­pa­rino, ma le «le esi­genze per far fronte alle sca­denze con­trat­tuali, ai far­maci sal­va­vita, al piano vac­ci­nale e ai nuovi Lea sono circa il dop­pio cioè un miliardo in più. Rap­pre­sen­te­remo que­ste esi­genze augu­ran­doci sia pos­si­bile accre­scere le risorse per la sanità nel 2016».

Chiam­pa­rino ha poi smen­tito gli annunci fatti nei giorni scorsi dal governo, sul pre­sunto non aumento di tic­ket e tasse a fronte dei tagli alla sanità: «Non vogliamo aumen­tare i tic­ket o le tasse, ma credo che qual­che Regione possa deci­dere di farli», ha detto.

Il gover­na­tore pie­mon­tese ha ricor­dato che «rispetto al 2015 le risorse per il 2016 aumen­te­ranno di un miliardo, arri­vando a 111 miliardi, ma 800 milioni sono vin­co­lati per i Lea. Però vuol dire che di quel miliardo ci sono 200 milioni in più» e diverse spese da con­si­de­rare. Biso­gna prima chia­rire se il rin­novo dei con­tratti «viene tenuto fuori da fondo sani­ta­rio» altri­menti una «stima pru­den­ziale dice che ci vogliono almeno 300 milioni per fare la trat­ta­tiva». Altri 300 milioni ser­vono per il fondo vac­ci­na­zioni, a cui biso­gna aggiun­gere il fondo emo­tra­sfusi; «poi arrivo ai far­maci salva vita», come quelli per l’epatite C, per cui serve «almeno mezzo miliardo». Da que­sti cal­coli «viene fuori l’esigenza di un altro miliardo».

Sem­pre rispetto al 2016, ma riguardo in que­sto caso alle voci di bilan­cio extra sanità, Chiam­pa­rino ha spie­gato che i gover­na­tori chie­de­ranno «un tavolo per affron­tare il taglio da 2,2 miliardi solo per le Regioni a sta­tuto ordi­na­rio. Se si dovesse andare a un taglio diretto il rischio è che ven­gano meno tutti i fondi per le poli­ti­che dell’istruzione o del sociale o che occorra intac­care signi­fi­ca­ti­va­mente il fondo dei trasporti».

Infine Chiam­pa­rino ha defi­nito «inso­ste­ni­bili» i 17 miliardi di tagli: «I tagli dal 2017 al 2019 con­fi­gu­rano una situa­zione che nei fatti mette a rischio la soprav­vi­venza del Sistema Regioni».

E se a dif­fe­renza delle Regioni, i Comuni danno un giu­di­zio «posi­tivo» della mano­vra (il pre­si­dente dell’Anci Piero Fas­sino dice che «è la prima dal 2007 che non pre­vede tagli ai Comuni»), dall’altro lato i sin­da­cati hanno espresso pesanti cri­ti­che, soprat­tutto la Cgil. Susanna Camusso ha spie­gato che «favo­ri­sce solo chi ha di più», citando come esem­pio la norma sul con­tante, soprat­tutto riguardo gli affitti e il tra­sporto merci. La Cgil, così come Cisl e Uil, hanno cri­ti­cato il taglio inferto a Caf e patro­nati, e la Uil in par­ti­co­lare ha defi­nito «gravissimo»l’annunciato aumento di 8 euro lordi per gli statali.

Disco verde, al con­tra­rio, dalla Con­fin­du­stria di Gior­gio Squinzi, ma con alcune riserve: «È il primo bilan­cio espan­sivo dal 2007 — spiega — ma nono­stante l’80% delle risorse sia desti­nato al taglio delle impo­ste, il livello dell’imposizione resta ele­vato. Quanto alla spen­ding, pre­senta alcune cri­ti­cità sul repe­ri­mento delle risorse».

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