Libia, l’inviato Onu pagato dagli Emirati è bufera su León

50mila euro al mese per un lavoro offerto dai nemici della fazione di Tripoli. “Non è stato imparziale”

VINCENZO NIGRO, la Repubblica redazione • 6/11/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 598 Viste

ADESSO il problema è uno soltanto: riuscirà il “León-gate” ad affossare definitivamente il negoziato Onu pace per la pace in Libia? Come reagiranno gli islamisti di Tobruk, dopo che l’inviato Onu Bernardino León è stato scoperto a negoziare per mesi un incarico da 50mila euro al mese con gli Emirati Arabi Uniti, assieme all’Egitto un nemico mortale del gruppo che controlla Tripoli?
Le voci su un incarico per Leon ad Abu Dhabi giravano da mesi, e adesso spiegano anche perché l’inviato Onu avesse tanta fretta nel passare la mano al suo successore, il tedesco Martin Kobler. In estate un suo collaboratore parlava di «un incarico accademico » negli Emirati. Il problema è che secondo alcune mail finite ai giornalisti del Guardian di Londra, Leon sin dal dicembre del 2014, solo 5 mesi dopo la sua nomina, era in termini così collaborativi col ministro degli Esteri degli Emirati da poter poi negoziare l’incarico che ha poi ricevuto. Lo spagnolo diventerà il direttore della “Emirates Diplomatic Accademy”, la scuola diplomatica emiratina. Un lavoro da 50mila euro al mese più alloggio in super- villa.
Lo spagnolo era in ottimi rapporti col ministro degli Esteri di Abu Dhabi, sheik Abdullah bin Zayed, sin dalla fine del 2014. A giugno ha ricevuto la proposta di guidare la nuova accademia, una prima offerta a cui ha replicato chiedendo aumento di stipendio e disponibilità di un appartamento più grande. Fra l’altro, nelle mail con Zayed, l’inviato Onu sostiene di essere schierato con la fazione sostenuta proprio dagli Emirati e dall’Egitto, ovvero quella di Tobruk, contro il Congresso nazionale di Tripoli appoggiato da Turchia e Qatar. Pochi mesi dopo la sua nomina León si lamenta con Zayed per la lentezza dei progressi nei colloqui di pace, e sostiene che Europa e Usa volevano un «piano B, una classica conferenza di pace, a mio modo di vedere un’opzione peggiore del dialogo politico… perché entrambe le parti saranno considerate sullo stesso piano». Leon aggiunge poi che il suo piano era quello di «rompere un’alleanza molto pericolosa» tra la città di Misurata, ricca e laica, e gli islamisti di Tripoli. L’inviato Onu aggiungeva che tutte le sue proposte erano state avanzate d’intesa con l’ambasciatore libico negli Emirati, Aref Nayed, e l’ex primo ministro libico oggi residente nell’emirato, Mahmud Jibril.
La scelta di Leon ha dato fiato ai nemici dell’accordo a Tripoli. Innanzitutto il presidente del “parlamento”, Nouri Abu Sahmain: dice che approvare la proposta di Leon equivale a «offendere i martiri della rivoluzione libica: il suo incarico rappresenta un’offesa al sangue versato dal popolo libico e ai sacrifici fatti durante la rivoluzione del 17 febbraio ». León replica: «Ho seguito le procedure dell’Onu e ho accettato questo lavoro per un anno». Ma ora il negoziato di pace sembra vicino al fallimento.

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