L’incubo di Parigi campo di battaglia “Resta l’emergenza” Gli aerei di Hollande colpiscono Raqqa

L’incubo di Parigi campo di battaglia “Resta l’emergenza” Gli aerei di Hollande colpiscono Raqqa

PARIGI. Era una tattica ritmata da episodi terroristici spettacolari ma limitati, sporadici. E all’improvviso si è trasformata in una strategia con obiettivi ambiziosi. Per questo la capitale francese è diventata nella notte di venerdì un campo di battaglia. Daesh, lo Stato islamico, ha in sostanza aperto un altro fronte: ha esteso il suo raggio d’azione nel tentativo di allentare la stretta degli interventi aerei della coalizione guidata dagli americani e da quella guidata dai russi, accompagnati dalla fanteria curda. Ha deciso di aggredire quei lontani nemici nei rispettivi paesi, per dissuaderli dal continuare le incursioni nei cieli della Siria e dell’Iraq. Dove sono irraggiungibili, le milizie dello Stato islamico non disponendo di mezzi antiaerei adeguati. I francesi, gli occidentali in generale, sono più vulnerabili quando sono colti di sorpresa nelle loro contrade.
L’apertura di un altro fronte è una svolta azzardata e ricca di incognite per chi l’ha promossa e per chi la subisce. La nuova strategia è scattata due settimane fa quando l’aereo russo con più di duecento passeggeri a bordo è esploso mentre sorvolava la penisola egiziana, e la “Provincia del Sinai dello Stato islamico” ha rivendicato la responsabilità. La motivazione dell’atto di terrorismo era evidente. La Russia era stata colpita per il suo intervento in Siria contro i gruppi ribelli impegnati ad abbattere il regime di Damasco: e gli aerei di Vladimir Putin non risparmiavano le basi dello Stato islamico, il più forte ed efficace nemico del suo alleato Bashar al- Assad. Pochi giorni dopo a Beirut decine di sciiti, vicini o militanti del movimento degli Hezbollah, alleati sul campo di Assad, venivano uccisi in un attentato. La capitale libanese non era certo nuova alle stragi e tuttavia il segnale era chiaro.
L’assalto alla pacifica Parigi di fine settimana, quando ristoranti, caffè, teatri sono affollati, e la gente passeggia tranquilla sui boulevards, è stata l’azione più dimostrativa della nuova strategia di Daesh.Il quale non manca di simpatizzanti o di virtuali militanti tra i sei milioni di arabi che vivono in Francia, e che spesso ne hanno acquisito la nazionalità. I servizi di sicurezza pensano che i giovani frustrati delle periferie disponibili a diventare jihadisti siano millecinquecento al massimo duemila. È tra di loro che Daesh trova reclute pronte all’addestramento, più o meno serio, in quel terzo del territorio siriano o iracheno in cui si è radicato. Quasi tutti i protagonisti, per lo più morti ammazzati o suicidi, degli ultimi atti di terrorismo provenivano da quell’esperienza.
Almeno in Francia, Daesh trova gli uomini per il nuovo fronte tra quei giovani con qualche precedente penale e un soggiorno in carcere dove hanno incontrato correligionari che li hanno indotti ad abbracciare la jihad. In Medio Oriente fatica a mantenere i collegamenti tra l’Iraq dove controlla Mosul,la seconda città del paese, e la Siria dove ha la sua capitale, Rakka. La città delle Mille e una notte è finita in cattive mani. E venti aerei francesi hanno bombardato un campo di addestramento nelle vicinanze. François Hollande aveva detto che sarebbe stato spietato. I cur- di, appoggiati dall’aviazione americana, e a volte da quella russa, hanno reso impraticabili o quasi le vie di comunicazione dello Stato islamico. E i bombardamenti sui campi di petrolio, dai quali dipende la sua cospicua ricchezza, lo possono privare dei dollari che consentono di distribuire lauti stipendi ai guerriglieri. Dieci, venti volte superiori (da cinquanta a mille dollari al mese) a quelli dati dagli americani agli uomini dell’Esercito libero ormai ridotto a poca cosa.
Daesh pensa che non limitandosi più a un terrorismo sporadico (attivato da “lupi solitari”) ma passando a una più violenta strategia da guerriglia, come è accaduto a Parigi, europei e americani ripenseranno all’impegno mediorientale. I governi occidentali non nascondono la loro inquietudine, spesso sconfinante nello smarrimento, quando si rendono conto che Daesh dispone nella vicina Libia (dove c’è una sua “provincia di Tripoli”) di basi ormai operative. Sulle quali l’aviazione americana ha compiuto un’incursione proprio venerdi notte mentre a Parigi era in corso il massacro. L’obiettivo degli Stati Uniti era Abu Nabil, conosciuto anche come Wissam Najm Abd Zayd al Zubaydi, un iracheno spostatosi in Libia dopo avere diretto per anni (2004-2010) Al Qaeda nel Nord del suo paese, e adesso, passato allo Stato islamico, di cui è uno dei suoi massimi dirigenti. Abu Nabil si sarebbe spostato in Libia per promuovere operazioni in Europa. Gli americani ritengono di averlo ucciso. Ma non c’è ancora la conferma.
La nuova strategia di Daesh angoscia gli occidentali, ma potrebbe provocare conseguenze non sempre favorevoli a chi l’ha promossa. Il dialogo tra americani e russi, che guidano in Medio Oriente coalizioni non nemiche ma concorrenti, ha infatti compiuto progressi, lasciando prevedere una più intensa e comune azione contro i jihadisti. I contatti tra Obama e Putin in Turchia, durante la riunione del G20, sono stati utili. Il presidente russo, ferito, umiliato, dall’esplosione dell’aereo sul Sinai, si è dimostrato meno intransigente (anche se la questione è ancora irrisolta) sulla sorte di Bashar al-Assad, del quale il presidente americano vorrebbe la destituzione da capo del regime di Damasco. Il nemico di entrambi ha riavvicinato Washington e Mosca. Obama non ha risparmiato gli elogi all’intervento russo in Medio Oriente. E si profila un’intesa impensabile nel recente passato. La paura di Daesh fa miracoli.
La paura tiene invece a fior di pelle i nervi dei parigini. Il timore di una nuova incursione assassina, annunciata da una voce incontrollata in seguito all’innocuo scoppio di un elettrodomestico, ha fatto fuggire nel pomeriggio la piccola folla raccoltasi su place de la République, vicino ai luoghi della strage di venerdi, per ricordare le vittime. Puntando sull’emozione e la possibilità di un nuovo imminente pericolo François Hollande ha chiesto all’opposizione di aderire a un’unione nazionale. Per questo ha invitato all’Eliseo l’ex presidente Nicolas Sarkozy, antagonista sconfitto dell’attuale capo dello Stato socialista nel 2002 e di nuovo suo probabile antagonista nel 2017. Sarkozy ha risposto all’invito ma lasciando l’Eliseo non ha nascosto di voler un maggiore sforzo da parte del governo per quanto riguarda la sicurezza. Si è altresì espresso in favore del rinvio della conferenza internazionale sul clima che, ai primi di dicembre, dovrebbe riunire a Parigi centinaia di delegazioni straniere. Ma François Hollande la terrà lo stesso. Sarà più severo con le moschee: chiuderà quelle radicali e, per placare Sarkozy, prolungherà fino a tre mesi lo stato d’urgenza che dà maggior potere ai prefetti e alla polizia mettendo in disparte la giustizia.


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