L’Is assedia Parigi kamikaze allo stadio la strage degli ostaggi poi il blitz nel teatro

L’Is assedia Parigi kamikaze allo stadio la strage degli ostaggi poi il blitz nel teatro

PARIGI. Sette attacchi in quattro zone diverse, da parte di uomini armati di mitra e di bombe rudimentali, hanno fatto almeno centocinquanta morti e decine di feriti sulle rive della Senna a tarda sera. Ma il bilancio è provvisorio e le sparatorie continuano. Il carattere coordinato delle operazioni terroristiche faceva pensare a un’iniziativa dello Stato islamico, che nella notte a rivendicato le azioni Per ore nella città si sono udite raffiche ed esplosioni, e le sirene della polizia e dell’esercito che accorreva sui luoghi presi d’assalto. Il primo attacco è avvenuto allo Stadio di Francia dove era in corso una partita di calcio tra Francia e Germania. Era presente il presidente della Repubblica, François Hollande, il quale è stato evacuato da una schiera di poliziotti, mentre esplodevano ordigni rudimentali. Bombe a gas riempite di bulloni sono esplose all’esterno della struttura, vicino a una brasserie. Uomini con cariche di esplosivi si sono fatti saltare per forzare le porte di ingresso nello stadio. Il pubblico è stato tenuto all’interno mentre unità militari cercavano di neutralizzare i terroristi. Nella sparatoria sono rimaste uccise tre persone. Ma il bilancio è ancora incerto, perché la polizia, verso la mezzanotte, stentava ad assumere il controllo della situazione. Il secondo attacco è avvenuto nell’undicesimo arrondissement. Non lontano da dove ci fu l’attacco a Charlie Hebdo i terroristi hanno fatto irruzione, armi spianate, nel Bataclan, un locale dove era in corso un concerto. La sala, che si trova in boulevard Voltaire, era molto affollata. Uomini e donne sono state messi spalle al muro. E almeno quindici sono state uccisi con raffiche di mitra. A tarda notte molte decine erano ancora tenute in ostaggio e la polizia, circondatol’edificio in cui si trova il locale, cercava di trattare con gli uomini armati e mascherati. L’attacco ha sorpreso una Parigi in festa. Era venerdì sera e i cinema, i teatri, i ristoranti erano pieni. Il tempo mite. La gente cenava, beveva all’aperto. Fiumi di gente delle periferie usciva dalle bocche della metropolitana. La luci sulla Senna erano ancora accese, puntate su Notre Dame e il Louvre e i ponti. All’inizio si è pensato a fuochi d’artificio. Le esplosioni erano sorde, lontane, inoffensive per chi era nel centro della capitale. Poi si sono riavvicinate. E si sono udite le sirene della polizia. Dei pompieri. L’ atmosfera si è fatta drammatica. La gente correva senza una direzione. Si interrogava. Sui televisori dei locali spalancati, offerti agli sguardi dei passanti, è apparso il volto del presidente fuggito dallo Stadio. François Hollande era pallido: Teso. Ha parlato di un assalto “senza precedenti”. Ha annunciato la chiusura delle frontiere. Ha invitato i parigini a rientrare nelle loro abitazioni. Era come decretasse il coprifuoco. Ma senza impartire ordini. Il to- no della sua voce era calma. Rassicurante.
L’intelligence non ha funzionato. Come per Charlie Hebdo. Ha colto i servizi segreti di sorpresa. Ma la gente non protestava, chiedeva con insistenza dove fosse il Bataclan, voleva assistere alla liberazione degli ostaggi. Gli arabi delle periferie, algerini, tunisini, marocchini, che nelle sere precedenti ai giorni di festa riempiono le strade di Pigalle, di Montmartre e i Lungosenna erano sempre più rari. Hollande, con il primo ministro, Manuel Valls, al suo fianco continuava a parlare alla televisione. Domani non funzioneranno i treni veloci, i TGV. E le scuole. Quelle che si aprono anche il sabato, resteranno chiuse. Obama aveva telefonato. Anche Cameron. Ma la gente non ascoltava voleva sapere quel che era accaduto al Bataclan. Se erano stati liberati gli ostaggi. All’una si è saputo che era stato dato l’assalto e che si era concluso. Tre, forse quattro arabi, che parlavano francese, lo avevano parlato mentre tenevano sotto tiro gli ostaggi, erano stati uccisi. Adesso sui televisori accesi nei caffè, sui boulevards, non si vedeva più la faccia di Hollande. Si vedevano i clienti del Bataclan che uscivano dal teatro in cui avevano vissuto ore di incubo. Un centinaio di loro erano stati uccisi con raffiche di mitra. Con colpi di pistola alla nuca, diceva la gente per le strade di Parigi sempre più deserte. La Torre Eiffel è stata spenta in segno di lutto Era quello che si raccontava stando a vaghe testimonianze. La Torre Eiffel è stata spenta in segno di lutto. Il numero dei morti aumentava nella notte. Era ancora impreciso. Quando si sono spenti i riflettori puntati sul Louvre, su Notre Dame,sulla Sainte Chapelle. non si sapevaa ancora a quanti erano i luoghi attaccati dai terroristi. Non si sapeva se cinque, sei. Forse più. Non si sapeva molto di quel che era accaduto nei quartieri periferici. Come quando i tedeschi hanno occupato Parigi, nel ’40, ha commentato un anziano signore.


Related Articles

Orizzontale e non neutrale. Ecco l’Arci di Miraglia

Intervista. Il candidato alla presidenza dell’Arci Filippo Miraglia propone un’associazione aperta alla base e impegnata per un’alternativa possibile che non si limita a erogare servizi per i circoli

La Seta nera dei contractors

Usa/Cina. Erik Prince è finanziatore di Trump ed ex boss dei mercenari Blackwater. Oggi è a capo di un’azienda partecipata dalla cinese Citic che ha aperto due campi di addestramento in Cina

Droghe La fiducia come riduzione del danno

Droghe. Il governo blinda il testo di conversione del decreto Lorenzin per fermare i proibizionisti. Il Pd: «Necessaria per i tempi strettissimi». Ma il Ncd promette battaglia in Senato

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment