“Nel mirino San Pietro Duomo e Scala di Milano Attacchi come a Parigi” allarme dell’Fbi sull’Italia

I servizi segreti Usa segnalano 5 sospetti. L’ambasciata agli americani: attenti a ristoranti e luoghi di culto. Il Papa: “Giubileo, no a porte blindate”

MAURO FAVALE FRANCESCO, la Repubblica redazione • 19/11/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 902 Viste

I servizi segreti Usa segnalano 5 sospetti. L’ambasciata agli americani: attenti a ristoranti e luoghi di culto. Il Papa: “Giubileo, no a porte blindate”. I fedeli però disertano la piazza. Gabrielli: “Pronti ad abbattere i droni”
ROMA. San Pietro, con la sua piazza e la sua Basilica, a Roma, il Duomo e la Scala a Milano. E, con gli obiettivi, anche i nomi di 5 persone, possibili sospetti. La segnalazione dell’Fbi arriva in serata e costringe i nostri servizi di sicurezza a rafforzare i controlli, i servizi di vigilanza e i posti di blocco proprio a Roma e Milano. La paura arriva sottoforma di un’informativa della Dea, l’agenzia antidroga statunitense, girata a sua volta all’Fbi e passata infine all’intelligence italiana. Una catena di comunicazioni che eleva il rischio attentati nel nostro Paese, anche alla luce dell’ennesimo annuncio che l’Is consegna al suo magazine,
Dabiq, e che, ancora una volta, parla della bandiera del Califfato da issare in Vaticano.
Il livello d’allerta resta il 2, quello che precede un attacco in corso, anche perché minacce concrete per ora non ce ne sono. L’attenzione si fonda su intercettazioni captate dai servizi di sicurezza americani e riguarda chiese e sinagoghe e luoghi di aggregazione come bar e ristoranti. «In Italia», si legge nel bollettino dell’Ambasciata Usa a Roma, «i terroristi potrebbero utilizzare metodi simili a quelli degli ultimi attentati di Parigi. Le autorità di Roma sono a conoscenza di queste minacce. I cittadini americani stiano all’erta».
Nel documento inviato dagli Usa non ci sarebbero indicazioni né temporali né progettualità specifiche. Roma e Milano verrebbero indicate come obiettivi di attacchi ma, sostiene una fonte, in special modo per la capitale si fa cenno alla «cattedrale di San Pietroburgo ». Se sia un errore o un messaggio in codice lo appureranno gli investigatori italiani. Insieme ai cinque nomi arabi indicati nell’informativa e sui quali, a un primissimo esame, non sarebbero stati individuati riscontri.
Resta, insomma, soprattutto la paura in vista del Giubileo. Gli occhi ovviamente sono puntati tutti sul Vaticano e su piazza San Pietro. Le misure sono state rafforzate, le tute mimetiche dei militari italiani da 4 giorni presidiano l’area e ieri ha fatto a sua comparsa la polizia a cavallo lungo via della Conciliazione. I pellegrini vengono controllati due volte: prima dalle forze dell’ordine italiane, poi dalla gendarmeria vaticana. Ieri notte a San Pietro vigilavano tre macchine della polizia, tre dei carabinieri e un cellulare reparto mobile.
Anche a Milano la sorveglianza è già stata rafforzata. Davanti alla Scala due pattuglie della polizia sorvegliano l’area. A pochi metri, in piazza del Duomo, alla classica aliquota della polizia di Stato del Reparto Mobile, sono state affiancate altre due vetture. Oltre a queste, attorno al perimetro dei due obiettivi, circolano continuamente un’auto dei carabinieri e una camionetta dell’Esercito.
È l’effetto dell’innalzamento del livello d’allarme che, come ulteriore conseguenza, ha contribuito a “svuotare” la piazza solita- mente affollatissima per la tradizionale udienza del mercoledì di Papa Francesco. Ieri erano “soltanto” in 20mila ad ascoltare le parole del Pontefice a fronte della media di 40mila fedeli. Nel suo discorso Bergoglio ha insistito proprio sulla necessità di ribaltare la paura di questi giorni: «Niente porte blindate nella Chiesa, tutto aperto», ha sottolineato. «Non dobbiamo arrenderci all’idea di dover applicare questo sistema alle nostre vite».
Ma il Venerdì 13 di Parigi ha cambiato tutto, almeno nella percezione del rischio. Nelle ultime 24 si sono susseguiti i falsi allarmi. L’ultimo in ordine di tempo è quello di ieri sera alle 9, nei pressi dell’ambasciata americana in via Veneto a Roma: una borsa scura abbandonata. Tempo mezz’ora e l’allerta rientra. Era solo un cuscino. In mattinata altri due falsi allarmi, questa volta in zona Vaticano: un trolley a due passi dalla sede della Lumsa, università cattolica, una piccola scatola metallica vicino una serranda in via Erba.
Ma i timori si moltiplicano e si guarda anche ai cieli dove la minaccia potrebbe arrivare dai droni, anche quelli meno sofisticati. «Ci stiamo attrezzando per potenziare il sistema di rilevamento e contrasto», ha detto ieri il prefetto della capitale Franco Gabrielli. Il potenziamento riguarda soprattutto i sistemi di intercettazione ma non si esclude la possibilità di «abbattimento». L’Aeronautica sta mettendo a punto strumenti anti-drone. Intanto si schierano gli agenti sul territorio. Da ieri quasi tutte le fermate della metropolitana sono presidiate dai 2.000 militari presenti nella capitale. E così anche i luoghi di aggregazione, da Campo de’ Fiori al Colosseo fino alle stazioni. All’apertura del Giubileo mancano 19 giorni.

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