Operatori sociali a Roma: «Noi non lavoriamo gratis»

L’altra faccia di Mafia Capitale. Il caso della cooperativa «Il Sorriso»: ritardo degli stipendi da 2 a 7 mesi. I lavoratori si sono auto-organizzati

Roberto Ciccarelli, il manifesto redazione • 5/11/2015 • Copertina, Terzo settore & Non profit • 765 Viste

Inchiesta. L’altra faccia di Mafia Capitale/5. Il caso della cooperativa «Il Sorriso»: ritardo degli stipendi da 2 a 7 mesi. I lavoratori si sono auto-organizzati e sono supportati da una nuova esperienza del sindacalismo sociale, le Camere del lavoro autonomo e precario (Clap): “Perché l’amministrazione non tutela utenti dei servizi e i lavoratori?”

Quello che conta è il ser­vi­zio per i rifu­giati, non il paga­mento dei lavo­ra­tori. E’ la con­trad­di­zione lan­ci­nante in cui vivono gli ope­ra­tori della coo­pe­ra­tiva «Il Sor­riso» di Roma, resa nota dagli attac­chi ai rifu­giati ospi­tati in una sua strut­tura a Tor Sapienza nel dicem­bre 2014, men­tre i vec­chi ver­tici sono stati coin­volti nelle inda­gini di Mafia Capi­tale. Impe­gnati in alcuni pro­getti di acco­glienza per migranti e rifu­giati, da mesi molti di que­sti lavo­ra­tori non rice­vono lo sti­pen­dio. Il ritardo oscilla da due a sette mesi per una paga bassa, ormai stan­dard nel lavoro a pro­getto e pre­ca­rio in Ita­lia: in media 7–800 euro netti al mese. La loro mobi­li­ta­zione, soste­nuta dalle camere del lavoro auto­nomo e pre­ca­rio di Roma (Clap), ha otte­nuto dall’ex asses­sore al sociale Fran­ce­sca Danese l’impegno di veri­fi­care le con­di­zioni dei lavo­rati impe­gnati nel ser­vi­zio Sprar e in un pro­getto defi­nito «Casa delle mamme».

Ieri i lavo­ra­tori e le Clap si sono pre­sen­tati negli uffici dell’Osservatorio sul mer­cato del lavoro del comune di Roma e hanno orga­niz­zato un sit-in dove hanno distri­buito un volan­tino che rac­conta, più di ogni altra cosa, il lavoro nel sociale e non solo: «Non siamo volon­tari! Il lavoro dev’essere retri­buito». Alla vigi­lia dell’apertura sul pro­cesso al sistema «Buzzi-Carminati», la cosid­detta «Mafia Capi­tale» che ha lucrato anche sul «busi­ness dell’accoglienza», hanno sco­perto che all’Osservatorio non è mai arri­vata la richie­sta di veri­fica pro­messa dall’assessore. Nel frat­tempo alcune men­si­lità sono state recu­pe­rate, ma non per tutti e non per tutte quelle arre­trate. Dopo avere garan­tito la neces­sa­ria con­ti­nuità del ser­vi­zio di acco­glienza, molti lavo­ra­tori si sono dimessi, o non hanno avuto il rin­novo del magro ma impe­gna­tivo con­tratto. La situa­zione si è fatta inso­ste­ni­bile, anche per­ché è emersa una regola.

In un incon­tro avve­nuto il 26 otto­bre scorso, a una dele­ga­zione ha appreso dagli uffici com­pe­tenti che non c’è la rela­zione tra il paga­mento della coo­pe­ra­tiva, l’erogazione dello sti­pen­dio ai lavo­ra­tori e la veri­fica delle con­di­zioni in cui ope­rano. Una volta accer­tata la rego­la­rità del cer­ti­fi­cato anti-mafia Durc, e liqui­date le spet­tanze, è stato detto che all’amministrazioni non spetta la respon­sa­bi­lità di accer­tare i paga­menti. Per i lavo­ra­tori e le Clap dovrebbe essere invece respon­sa­bi­lità del Comune con­trol­lare il rispetto del diritto più ele­men­tare: la retri­bu­zione. Le dif­fi­coltà non fini­scono qui. Per un altro pro­getto, «Astra», che vede capo­fila il comune di Roma, i fondi sono stati bloc­cati per­ché il mini­stero dell’Interno ha revo­cato il pro­getto dopo avere pagato il primo acconto.

Nel caos pro­dotto da «Mafia capi­tale», le vite di gio­vani psi­co­logi, edu­ca­tori, assi­stenti, inse­gnanti restano sospese. Com­pe­tenze neces­sa­rie per un com­pito deli­ca­tis­simo, quello di mediare tra le esi­genze basi­lari dei migranti e la società di arrivo, si tro­vano impri­gio­nate nel sistema dei subap­palti dei ser­vizi sociali, sog­gette a con­di­zioni di lavoro proi­bi­tive. I lavo­ra­tori otter­ranno due tavoli di trat­ta­tiva: uno per il ser­vi­zio «case delle mamme», affi­dato a un’altra coo­pe­ra­tiva, sulla quale c’è una trat­ta­tiva con i sin­da­cati che vedrà la par­te­ci­pa­zione anche delle Clap, e un altro ex novo con il dipar­ti­mento delle poli­ti­che sociali e la loro cooperativa.

*** L’inchiesta: L’altra fac­cia di Mafia Capitale***

Gli ope­ra­tori sociali senza sti­pen­dio (2 luglio 2015)

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