Pisapia: «L’ottimismo della ragione ha abbattuto dubbi e divisioni»

«È stato fondamentale trasformare quella che poteva essere solo una grande fiera in un evento che avesse al centro temi fondamentali per il futuro del pianeta: diritto al cibo, acqua come bene comune, lotta agli sprechi alimentari e sana alimentazione»

Elisabetta Soglio, Corriere della Sera redazione • 1/11/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Politica & Istituzioni • 623 Viste

«Ha vinto l’ottimismo della ragione, non solo della volontà». Il sindaco Giuliano Pisapia adesso è rilassato. Si gode la festa di chiusura di Expo dopo i momenti difficili della scorsa primavera, quando il prefetto gli aveva fatto avere un telefono speciale che, anche in caso di attentati e conseguente crollo delle comunicazioni, avrebbe consentito a poche persone di parlarsi per gestire l’emergenza: «Pensi a che giorni e notti ho passato… A Milano in un anno si sono svolti quasi tutti gli incontri del semestre europeo; il vertice Asem con i capi di Stato e presidenti del Consiglio asiatici ed europei e poi Expo. Se non fossi stato preoccupato sarei stato un irresponsabile, ma sono sempre stato ottimista e convinto che l’Esposizione universale fosse una grande opportunità».
Il segreto del successo?
«La leale collaborazione tra istituzioni nazionali e locali, tra pubblico e privato e le numerose iniziative sui temi di Expo. È stato fondamentale trasformare quella che poteva essere solo una grande fiera in un evento che avesse al centro temi fondamentali per il futuro del pianeta: diritto al cibo, acqua come bene comune, lotta agli sprechi alimentari e sana alimentazione. Così come era importante lasciare, per il dopo Expo, eredità sia materiali che immateriali».
Una cosa di cui va particolarmente orgoglioso?
«Più di una. Expo in città: per la prima volta nella storia delle esposizioni gli eventi si sono diffusi anche sull’intero territorio metropolitano. Oltre 45 mila occasioni culturali a cui hanno partecipato più di 10 milioni di persone. Un grande successo che verrà replicato in tutte le prossime esposizioni. Il Padiglione della Società civile, la bellissima Cascina Triulza, che rimarrà come sede permanente delle Ong e del Terzo settore. E le migliaia di campesinos e di pescatori che sono venuti a Milano per “Terra madre giovani”».
Il paragone con Roma è continuo: riuscirete a tenere fede alle molte aspettative che si sono create su Milano?
«Expo ha fatto bene a tutto il Paese; ma sono convinto che anche Milano abbia fatto bene a Expo. Un riconoscimento, e mi ha fatto enorme piacere, che è venuto anche dal presidente Mattarella. Roma è in un momento difficile, ma la vicenda di Expo insegna che se si fa squadra, se si lavora insieme in maniera propositiva, si possono superare le difficoltà e anche le divergenze e ottenere grandi risultati. Non vedo perché non possa accadere anche a Roma».
Il momento più difficile?
«Il pomeriggio del primo maggio con la manifestazione dei black bloc. Il dissenso è assolutamente legittimo, ma non può e non deve mai trasformarsi in violenza e sono orgoglioso della reazione di tutta la città. Due giorni dopo abbiamo organizzato una grande manifestazione pacifica per ribadire che Milano non si piega alla violenza di pochi. Un momento di riscossa che mi ha reso orgoglioso di rappresentare i milanesi».
A sinistra ci sono state comunque molte critiche: cosa pensa di chi parla di soldi mal spesi e giudica Expo un grande luna park?
«Ogni opinione è legittima, io però non sono d’accordo e ricordo che la mia coalizione nel 2011 aveva nel suo programma Expo come un’occasione per Milano. Io sono stato sempre coerente con quella impostazione».
I rapporti con la Regione hanno avuto alti e bassi: come sono in questa fase?
«Con Maroni abbiamo su molti temi opinioni diverse, se non opposte, ma abbiamo deciso su Expo di confrontarci evitando polemiche e strumentalizzazioni. Eravamo consapevoli dell’importanza, per Milano, per la Lombardia e per l’intero Paese, che Expo fosse un successo. Sono convinto che anche così si fa buona politica e che questo sia un segnale importante».
Dopo Expo: non teme che, passata l’euforia, si riprenda a fare melina?
«No. In questi mesi abbiamo fatto passi avanti, c’è un progetto condiviso: il 54% per cento del terreno sarà destinato a un grande parco tematico; il resto sarà destinato a una città della conoscenza e dell’innovazione, che comprenderà un importante Campus universitario. Non si parte certo da zero. C’è ampia condivisione su questo progetto: già nei prossimi giorni è previsto un ulteriore incontro tra governo, Regione, Comune e Arexpo per un protocollo d’intesa al quale aderiranno altri soggetti, pubblici e privati».
Fra i tanti ospiti arrivati, ce n’è uno che avrebbe voluto e non è arrivato?
«Papa Francesco, anche se si sapeva che non sarebbe venuto. Ma sarà a Milano il prossimo 7 maggio ed è un regalo per la città. Ci è stato sempre vicino e il suo messaggio nel giorno dell’apertura ha segnato una direzione importante».
A chi vorrebbe lasciare questa eredità, come sindaco?
«Lo sceglieranno i milanesi e io, chiaramente, spero che sarà chi vincerà le primarie di un centrosinistra aperto, plurale, innovativo, capace di parlare e interloquire con tutte le forze sane della città. Ho una grande fiducia nei miei concittadini».
Elisabetta Soglio

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