Pubblico impiego in piazza: “Dopo sei anni il contratto”

Due manifestazioni a Roma. Venticinque sigle, scuola inclusa. Per aumenti equi, potenziamento degli organici e la tutela del servizio sanitario

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 27/11/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 695 Viste

Due manifestazioni a Roma. Venticinque sigle, scuola inclusa, da Repubblica a Piazza Venezia. I medici in Santi Apostoli. Per aumenti equi, potenziamento degli organici e la tutela del servizio sanitario. L’allarme di Boeri sul sistema informatico: “I tagli del governo rischiano di bloccare l’Inps”

«Pubblico6Tu, ContrattoSubito». È lo slogan dietro cui sfileranno domani a Roma i lavoratori del pubblico impiego: da piazza della Repubblica, dove alle 12 è previsto il concentramento, a piazza Madonna di Loreto, nei pressi di piazza Venezia. Tre milioni e trecentomila persone stanche di aspettare: il contratto è scaduto nel 2009, e da allora i governi hanno sempre bypassato il problema, fino ad arrivare a Renzi. Che mette sul piatto solo 300 milioni di euro, pari a 8 euro lordi di aumento medio.

E così il conflitto ha unito, perché saranno in tutto 25 le sigle a sfilare, mondo della scuola compreso. I comizi saranno tenuti dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Ma non basta perché domani — dalle 15 alle 18, in Piazza Santi Apostoli, sempre a Roma — manifesteranno anche i medici: in difesa del sistema sanitario nazionale, minacciato dai violenti tagli decisi dal governo.

Previdenza game over

Ma i problemi della pubblica amministrazione non finiscono certo qui. Ieri il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha denunciato una serie di tagli previsti al sistema informatico della nostra burocrazia, che a suo dire minacciano la stessa sopravvivenza dei servizi di previdenza nel prossimo anno: se si tagliassero del 50% le spese informatiche correnti della pubblica amministrazione, così come previsto dal maxi emendamento al ddl di Stabilità, l’Inps non potrebbe svolgere le proprie funzioni, ha spiegato Boeri. Su 350 milioni di spesa corrente — ha aggiunto poi — 198 sono assolutamente «incomprimibili». «È una decisione grave: sono spese necessarie al funzionamento del sistema Inps e a fornire i servizi dell’Istituto».

Le spese correnti per l’informatica dell’Inps riguardano le licenze e il cambiamento fisiologico dell’hardware. «In questo modo — ha spiegato il presidente — rischiamo di non poter accendere le macchine. Mi auguro che su questa decisione si torni indietro. Dal taglio sono esonerati il ministero dell’Economia e le agenzie fiscali nell’ottica della lotta all’evasione, lotta che fa anche l’Inps». Boeri ha ricordato infine che le banche dati richiedono una manutenzione costante e si è detto contrario al principio del loro trasferimento fuori dall’ente: «Sarebbe pericoloso».

«Nuove assunzioni e integrativi»

Nella piattaforma delle 25 sigle sindacali che scenderanno in piazza domani non c’è soltanto il contratto nazionale: si chiede anche di sbloccare il turn over, perché i servizi soffrono di una sempre più grave carenza di personale, e di un progressivo innalzamento dell’età media dei lavoratori; si chiede di tornare a contrattare anche sugli integrativi, perché è spesso in quella sede che si riesce a migliorare la performance di un settore o di un singolo ufficio, con ovvi benefici sugli utenti.

Dal Conto annuale dell’Istat, segnalano dalla Fp Cgil, emerge come il totale dei dipendenti pubblici sia sceso di 385.200 unità dal 1995 a oggi. Un «dimagrimento» che, a fronte, non ha visto un ricambio minimamente sostenibile.

Stessa dinamica, di impoverimento, hanno vissuto i salari: la Fp Cgil stima che negli ultimi sei anni i lavoratori hanno perso, tra inflazione e blocco della contrattazione nazionale e decentrata, circa 4.800 euro. La stessa Istat calcola che dal 2010 al 2014 la retribuzione media lorda pro capite per l’intero universo pubblico è passata da 34.662 euro a 34.272 euro.

Nel luglio scorso una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che il congelamento degli aumenti è illegittimo: a questo punto tocca al governo.

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