Trivella di Stato, sì del governo

No Ombrina. Un colpo di mano del ministero dello Sviluppo economico in favore dei petrolieri. Il governo Renzi in controtendenza alla Conferenza di Parigi. L’Abruzzo annuncia il ricorso al Tar

Serena Giannico, il manifesto redazione • 10/11/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Movimenti • 819 Viste

È il giorno più nero per l’Abruzzo, nero petrolio. Un sonoro ceffone (non inatteso per la verità) è arrivato dal ministero dello Sviluppo economico che ha concesso il definitivo via a perforare e a tirar su greggio ad una manciata di miglia dalle sgargianti spiaggette della provincia di Chieti. La temutissima e supercontestata piattaforma «Ombrina Mare», con annessa nave – raffineria galleggiante, si farà: questo è stato deciso al termine della Conferenza dei servizi a Roma, tra le proteste e le bandiere «no oil» che sventolavano inferocite all’esterno.

«Un vero e proprio sopruso», commenta il coordinamento «No Ombrina», tra «delusione e voglia di non arrendersi». È stata persa una battaglia, fondamentale – ribadisce – ma la guerra, anche istituzionale, comincia adesso. Perché «pensiamo sia un vero e proprio sopruso. Vedremo di ribaltare questo risultato, presentando esposti e ricorsi alla magistratura, in tutte le sedi, passando per la Commissione europea. Un colpo di mano del dirigente del ministero ha sbloccato la questione a favore dei petrolieri, con una situazione che evidentemente diventava sempre più insostenibile e che quindi andava risolta il prima possibile. Ma vedremo di affondare Ombrina prima che compaia all’orizzonte… Resta il problema – è la considerazione — di un governo completamente votato alla causa dei petrolieri, con un’azione che stride sempre di più con gli allarmi che gli scienziati da tutto il mondo stanno lanciando sull’uso dei combustibili fossili».

È delle ultime ore, infatti, il monito dell’Associazione mondiale di Meteorologia: «Se non si tagliano le emissioni di gas climalteranti provenienti da carbone, petrolio e gas il nostro pianeta sarà reso, testualmente, più pericoloso e inospitale per le future generazioni». Barack Obama ha bocciato pochi giorni fa l’oleodotto Keystone perché una volta costruito avrebbe vincolato «le politiche di taglio delle emissioni per troppi anni». Papa Francesco ha emanato l’enciclica «Laudato sii» a salvaguardia del creato. «Invece – affermano i No Ombrina Alessandro Lanci e Augusto De Sanctis, — il ministero decreta che l’Abruzzo dovrà ospitare pozzi e raffineria galleggiante per i prossimi decenni affossando l’economia turistica della bellissima Costa dei trabocchi e quella dell’agricoltura di qualità. Evidentemente per il governo Renzi gli interessi delle multinazionali sono ’strategiche’, al contrario di quelli della comunità».

«Abbiamo incontrato arroganza assoluta — tuona il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, all’uscita dal ministero -. Non hanno voluto sentire ragioni. La nostra richiesta di rinvio è stata respinta. È vergognoso — continua — ciò che è accaduto là dentro. C’è un dirigente che non considera due recenti leggi regionali (istituzione Parco marino della Costa dei Trabocchi e quella che ha introdotto il limite delle 12 miglia marine per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi) per le quali Ombrina è… fuorilegge. Illegittima, illegale… Lui avrebbe dovuto prendere atto delle irregolarità elencate e rimandare ad ulteriori approfondimenti. Invece ha detto che non è d’accordo… ed ha chiuso la faccenda».

C’è da aggiungere che la Corte Costituzionale, tra gennaio e febbraio, si dovrà pronunciare sull’ammissibilità del referendum antitrivelle voluto da 10 Regioni ( Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) e che intende abrogare alcuni articoli dello Sblocca Italia e del decreto Sviluppo, al fine di neutralizzare la centralizzazione, nelle mani dello Stato, delle competenze in materia energetica.

«Difenderemo le nostre ragioni – riprende Lolli — con i nostri avvocati, con quelli dei Comuni… Con un ricorso al Tar. Muoveremo obiezioni procedurali e agiremo a livello civile ma anche in sede penale. Ci difenderemo in ogni maniera perché questo progetto non solo colpisce l’ambiente ma anche il Pil e noi stiamo tutelando pure la nostra economia». A nulla sono valse le battaglie, a nulla sono serviti gli sforzi di cittadini, associazioni ed amministratori che insieme hanno fatto sentire le proprie voci di dissenso.

Ha colpito ancora Renzi «il petroliere», contestato a L’Aquila da dove è dovuto letteralmente fuggire scortato, e che pare non si sia presentato alla Fiera del Levante di Bari per non incappare nelle ire delle Regioni bypassate e che vedono il proprio territorio bucherellato e sempre più devastato. Il fronte «No triv» si allarga a macchia… d’olio, in tutto lo Stivale.

Ed è sempre più trasversale e variegato (annovera dai preti alle associazioni ecologiste ai sindacati a diverse forze politiche) come è stato evidenziato anche nella prima assemblea nazionale che si è svolta a Roma al Parco delle energie. «Il referendum – è stato detto – serve per costruire un’Italia migliore, per consentire la collaborazione tra le istituzioni della Repubblica che in questo ambito confliggono». Il problema è raggiungere il quorum. C’è chi ha proposto un election day: regionali, comunali e referendum insieme in modo da avere più chance. «Non sarà semplice ma possiamo farcela se tutti ci daranno il proprio appoggio», ha evidenziato il costituzionalista Enzo Di Salvatore.

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