L’Italia è piena di amianto

Oltre 44 mila i siti inquinati, 17 mila le vittime da amianto. Il picco delle malattie entro il 2020. L’Assemblea nazionale a Roma, il governo lavora a un Testo unico

Antonio Sciotto, il manifesto • 1/12/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Salute & Sicurezza sul lavoro • 922 Viste

Il problema della presenza di amianto in tante strutture ed edifici italiani è ancora lungi dall’essere risolto: ieri a Roma ha fatto il punto l’Assemblea nazionale sull’amianto, promossa dalla Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, in un messaggio inviato alla conferenza ha parlato di «una ferita ancora aperta», il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha quantificato in «44 mila i siti presenti in tutto il Paese», mentre l’Inail ha spiegato che «sono oltre 17 mila i beneficiari del Fondo vittime» apposito.

«L’aggiornamento al novembre 2015 fa rilevare oltre 44 mila siti sparsi sul suolo nazionale», ha spiegato il ministro dell’Ambiente. Si tratta peraltro — ha aggiunt — di «un dato parziale, visto che alcune regioni non stanno provvedendo ad aggiornare la mappatura, in alcuni casi risalente a quasi sei anni fa, rendendo ancor più complessa l’azione di monitoraggio e di intervento. Una criticità questa che è necessario superare al più presto».

All’Assemblea è intervenuto anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha giustamente notato come sarebbe importante ridurre l’età di uscita per il pensionamento per tutte quelle persone che nella loro carriera lavorativa sono state esposte all’amianto: «È un quarto di secolo che è stato messo al bando l’amianto, ma ci sono ancora 32 milioni di tonnellate da smaltire e con questi ritmi si raggiungerà la bonifica totale solo fra 85 anni. È un’infinità», ha detto Boeri. Per i lavoratori esposti per oltre 10 anni all’amianto e riguardo alle loro aspettative di vita, il presidente dell’ Inps ha aggiunto: «Una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro garantirebbe un accesso alla pensione in tempi più rapidi anche per questi lavoratori».

Nella sua relazione Camilla Fabbri (Pd), presidente della Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato, ospite dell’Assemblea nella sede di Palazzo Giustiniani, ha spiegato che «l’amianto è una sfida ancora aperta, come confermano i dati scientifici che ci portano a prevedere per il 2020 il picco massimo di malattie a esso correlate».

«Il Testo unico — ha proseguito Fabbri — che la Commissione propone con l’obiettivo di presentarlo entro giugno, si rende indispensabile nel quadro intricato di norme — sono infatti 400 tra regionali e statali e, spesso in contraddizione — con finalità ricognitiva ma anche costitutiva. Il nostro obiettivo è quello anche di revisionarle, qualora fosse opportuno, e di inserire nuove proposte. Ci continueremo a impegnare per poter vedere approvato il ddl sulle spese legali alle vittime e ai familiari delle vittime, insieme al ddl per la riconversione delle aree industriali dismesse».

Per il ministro della Giustizia Andrea Orlando «è necessario mettere a punto un testo unico della normativa in grado di dare risposte di giustizia ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto: stiamo lavorando alle indicazioni del Senato su una disciplina organica e sul patrocinio gratuito per le vittime».

Il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, ha notato che «il problema non è solo legato al lavoro, ma è più diffuso: continuano ad aumentare coloro che vengono definiti, burocraticamente, come i beneficiari del Fondo per le vittime dell’amianto: dai 13.965 del 2008 sì è passati ai 17.428 del 2014». Un aumento del 25%.

L’Anci, associazione dei Comuni, promuove l’idea del Testo unico, ma ricorda che i precedenti piani di bonifica, programmati a partire già dai territori, sono rimasti sempre sulla carta: «È dal 1992 — ha spiegato l’associazione — che l’amianto è al bando nel nostro Paese, ma la gestione della fase di dismissione rimane ancora una questione aperta. Si tratta di un’emergenza da trattare come “urgenza”, visto che la stima per difetto delle vittime per neoplasie dovute all’amianto è di almeno 4 mila decessi e il dato è atteso in crescita con picchi tra il 2020 e il 2025».

«Come Anci abbiamo messo in piedi una Rete nazionale delle Città dell’Amianto (Città AmiantoZero) — hanno concluso i Comuni — ma il Piano nazionale amianto, varato nel 2013 a seguito della Conferenza di Venezia del 2012, non è stato ancora di fatto avviato» .

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