Rivoluzione finita L’opposizione batte Maduro e archivia Chavez

Alla Mud i due terzi del Parlamento. Il presidente Maduro riconosce la sconfitta

OMERO CIAI, la Repubblica • 8/12/2015 • Copertina, Internazionale • 690 Viste

CARACAS. La bandiere a righe orizzontali blu-giallo-rosse con il cerchio di stelle sventolano nell’afosa sera di Caracas, i clacson e la musica a volume assordante sono la colonna sonora della svolta. Il Venezuela cambia pagina: dopo 17 anni di governo, il partito socialista unito che fu di Hugo Chavez ha subito una sconfitta sonora, che appare l’inizio della fine anche per il presidente Nicolas Maduro. A dare la spallata decisiva contro il regime chavista potrebbe essere stato soprattutto il crollo nelle quotazioni del petrolio, ma per l’opposizione adesso non è il momento delle analisi, ma quello della festa. Alla fine dei conteggi, la Mesa de Unidad Democratica, coalizione che si oppone ai socialisti, ha rivendicato la conquista di 122 seggi contro i 51 del partito al governo.
Il voto è stato salutato da John Kerry come «pacifico e democratico», ma la valutazione del segretario di Stato Usa arriva dopo che lo stesso Maduro, ammettendo la sconfitta, aveva accusato gli Stati Uniti di intromissione negli affari dell’America Latina. «Siamo venuti qui con la nostra morale, la nostra etica e riconoscere questi risultati contrari, ad accettarli e a dire al nostro Venezuela che ha trionfato la Costituzione e la democrazia», ha voluto ammettere Maduro in tv.
Ma le accuse contro gli Stati Uniti, che l’erede di Chavez considera i mandanti della «guerra economica» contro il suo governo, restano in piedi. «Ha vinto la contro rivoluzione, non l’opposizione», ha detto il presidente a denti stretti nel discorso tv in cui ammetteva la disfatta. La Casa Bianca, con il portavoce Josh Earnest, si è limitata a sottolineare «il travolgente desiderio di un cambiamento» del popolo venezuelano, aggiungendo che è presto per dire se il nuovo Parlamento porterà a novità nelle relazioni fra i due Paesi.
L’opposizione celebra il trionfo: «Deve essere chiaro che la scelta in favore del cambiamento ha ottenuto due terzi del totale dei voti, anche se non lo hanno voluto ammettere subito», ha detto l’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles. In realtà il conto dei seggi non è definitivo, perché i risultati diffusi dalla Commissione Nazionale Elettorale attribuiscono alla coalizione antichavista Mud 99 seggi, contro i 46 del partito socialista, su un totale di 167, il che rappresenta una maggioranza assoluta nel Parlamento unicamerale di Caracas (più di 84 seggi). Restano ancora 22 seggi da attribuire, ma la dimensione della disfatta per il governo è già ovvia.
Per il Paese latinoamericano si apre una fase di incertezza. In attesa che il nuovo Parlamento si insedi, all’inizio dell’anno, sembra arrivato il momento di un regolamento di conti all’interno del Psuv fondato da Hugo Chávez. L’ex presidente, morto di tumore nel 2013, non aveva mai perso un’elezione (a parte il referendum del 2007, di riforma costituzionale). Il suo sistema di potere era basato sull’occupazione di ogni spazio possibile, dalla holding del petrolio, Pdvsa, utilizzata per tutte le iniziative del partito al potere, fino ai media alle attività industriali. Ma adesso lo chavismo sembra aver trovato proprio nell’economia il suo ostacolo fondamentale. E Nicolas Maduro, l’ex autista d’autobus che Chavez aveva scelto come delfino, non sembra davvero in grado di trovare il carisma per ricostituire il consenso. Il presidente adesso dovrà vedersela con un Parlamento apertamente ostile, la cui maggioranza tenterà di costringerlo a rimettere il mandato.
Unico sostegno per il presidente, quella espresso dal socialismo latino-americano: Raul Castro ha mandato un messaggio di sostegno, e così ha fatto Daniel Ortega, presidente nicaraguense. L’Avana non dimentica le forniture gratuite di petrolio che hanno garantito la sopravvivenza del regime di Cuba e si unisce a Managua nel garantire che «ci saranno altre vittorie, in futuro». Più articolata la reazione del boliviano Evo Morales, il quale accusa un «complotto imperialista » alla base della disfatta di Maduro. Per poi però ricordare che il risultato del voto deve stimolare «una profonda riflessione » fra i rivoluzionari.

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