Fondo di solidarietà da cento milioni per i risparmiatori truffati dalle banche

Il governo abbandona la strada dell’aiuto umanitario e sceglie l’ipotesi di risarcire solo i sottoscrittori di bond subordinati ingannati dai quattro istituti salvati

VALENTINA CONTE, la Repubblica • 13/12/2015 • Copertina, Diritti consumatori & utenti, Lavoro, economia & finanza • 1086 Viste

ROMA. Non più indigenti. Solo truffati. Il governo sembra abbandonare la strada dell’aiuto umanitario, criticato dalla Ue e basato su basso reddito o difficoltà economica. E istituisce un fondo da solidarietà da 100 milioni (su 340 milioni andati in fumo), scegliendo un altro e solo criterio per indennizzare gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche che hanno perso tutto: quello della frode.
L’emendamento depositato ieri alla Camera in realtà è volutamente evasivo e sfumato. I dettagli dell’operazione non si conosceranno prima di gennaio. E saranno infilati in uno o più decreti del ministero dell’Economia. Ma la scelta di aiutare solo quanti siano stati ingannati pare ormai chiara.
GLI ARBITRI
La soluzione alla spagnola, da sempre ben accetta a Bruxelles, prevede un arbitrato caso per caso, da non affidare però alla Consob, come emergeva da una prima bozza dell’emendamento, perché considerata parte in causa nella vicenda.
Gli arbitri che passeranno in rassegna 10.500 fascicoli, tanti quanti sono i possessori di bond ora diventati carta straccia, saranno nominati con decreto del presidente del Consiglio e scelti «tra persone di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità e onorabilità» (ma ci si potrà avvalere anche di «organismi o camere arbitrali già esistenti»).
Il loro compito sarà quello di «accertare la responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza» nel collocamento dei titoli presso la clientela retail.
Parliamo dunque di «persone fisiche, imprenditori individuali, nonché imprenditori agricoli o coltivatori diretti» che si sono fidati e hanno investito, inconsapevoli dei ri- schi o tratti in inganno da rassicurazioni truffaldine, senza firmare le opportune carte o non capendo quanto sottoscritto.
IL FONDO INTERBANCARIO
A sorpresa, nell’emendamento spunta il Fondo interbancario di tutela dei depositi chiamato ad alimentare il fondo di solidarietà da 100 milioni. Proprio quello che a detta della Banca d’Italia era stato bocciato da Bruxelles perché il suo uso nel salvataggio delle quattro banche – Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti – configurava aiuto di Stato. «In questo caso l’Europa non avrà da obiettare», riferiscono fonti del Tesoro. «Perché a novembre si trattava di salvare gli istituti di credito, qui di salvare i risparmi, dunque nessuna distorsione del mercato».
Un Fondo, va detto, destinato forse per la prima volta a indennizzare investitori frodati. Una causa sicuramente fuori dal suo perimetro istitutivo, quello di garantire dai crac bancari 508 miliardi di depositi in conti correnti degli italiani fino a 100 mila euro. In pancia ha circa 2 miliardi messi da tutte le banche italiane, in forma di fideiussioni attivabili alla bisogna.
L’EUROPA
Bruxelles si riserva di vedere ed esaminare il testo. Di certo apprezza lo stralcio di risorse pubbliche dall’operazione. Conferma di essere in «contatto stretto e costruttivo » con Roma. E di «sostenere ogni iniziativa che permetta ai risparmiatori di avere una compensazione dalle banche nei casi di vendita fraudolenta di bond». In buona sostanza, sì all’arbitrato come in Spagna nel 2012. Ma riflessione sull’uso del Fondo interbancario, privato quanto a contributi (perché alimentato dalle banche, per obbligo di legge), considerato però pubblico in quanto a controllo.
Il via libera dell’Europa sarebbe immediato e totale se questi 100 milioni rappresentassero un pre-finanziamento temporaneo da parte del Fondo interbancario, poi da ristorare con i proventi della bad bank (i crediti inesigibili delle quattro banche). Materia di discussione, questa.
LE MODALITÀ
Tempi e modalità delle istanze da presentare all’arbitro, quantificazione degli indennizzi e del loro tetto massimo sono demandati a successivi decreti del ministero dell’Economia. Così come la gestione e l’accesso al fondo di solidarietà, oltre alle procedure che «possono essere in tutto o in parte anche di natura arbitrale». Un modo vago – dicono a Palazzo Chigi – per tenersi le mani libere nel definire i dettagli.
L’intento comunque è quello di «non discriminare i risparmiatori in base al reddito, ma di scegliere un criterio facile: chi è stato truffato, verrà risarcito». Una volta sola però: o via arbitro o via giudice. Se il fondo ha già rimborsato, potrà poi rivalersi per la quota corrisposta sul risarcimento deciso dal tribunale.
SCONTI PER LE BANCHE
Il governo ieri ha depositato altri emendamenti. Con uno di fatto concede agli istituti di credito che hanno salvato le quattro banche di dedurre al 100% ai fini Ires e Irap il loro contributo al fondo di risoluzione unico (3,6 miliardi), istituito dal decreto del 22 novembre. Un super-sconto.
Il governo poi ha virtualmente messo 2,5 miliardi sempre nel fondo di risoluzione (obbligo europeo in vista del bail in): un finanziamento ponte che non comporta oneri perché rappresenta un’erogazione eventuale. In caso di emergenza, dal 2016 il governo anticipa i soldi che poi vengono restituiti dalle banche.
Viene infine sterilizzato l’effetto sui conti bancari del calo dell’Ires dal 2017: altro sconto da 4 miliardi.

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