Piazza Affari boom prima al mondo in un anno +12%

Piazza Affari boom prima al mondo in un anno +12%

MILANO. Un 2015 da record per Piazza Affari che batte tutti gli altri listini europei e anche in valuta le altre maggiori Borse mondiali. E oltre alle buone performance borsistiche, Milano segna un ottimo risultato quanto a offerte pubbliche lanciate (5,4 miliardi dai 718 milioni del 2014), senza contare le Opa già annunciate come Italcementi e Ansaldo Sts, che saranno perfezionate nel 2016. Meno proficuo il mercato delle Ipo, dove quest’anno la raccolta è stata pari a 5,7 miliardi, di cui però oltre la metà è rappresentata dal collocamento di Poste Italiane. Quindi senza considerare la quotazione del gruppo postale, il saldo sarebbe inferiore ai 2,9 miliardi del 2014.
E cosi l’indice Ftse Mib chiude l’anno con un balzo del 11,96% su fine 2014, fa meglio l’All share, dove i finanziari pesano meno (+14,72%), e ancora più brillante è la performance dello Star (+39,45%). Maglia nera invece per l’Aim, che oltre a essere poco liquido, chiude con una perdita del 9,49%. Le migliori performance tra i big vanno a Italcementi (+107% sotto Opa), Anima (+92%) e YNap (+82%), il calo maggiore spetta invece a Mps (-35%) seguita da Saipem (-14%) e Tenaris (-12%).
Aumentando le performance borsistiche, crescono anche gli scambi in valore assoluto rispetto allo scorso anno: sono stati registrati 3,2 miliardi di controvalore al giorno per un totale di 801,7 miliardi nell’anno. Il titolo più trattato è Intesa Sanpaolo, che poi è anche il maggiore per peso sul FtseMib, segue Unicredit a riprova di quanto il sistema bancario sia molto rappresentato sul listino delle 40 maggiori aziende tricolori. E grazie a quest’apprezzamento, sale a oltre un terzo l’incidenza di Piazza Affari rispetto al valore del prodotto interno lordo: con una capitalizzazione di 567,6 miliardi (+17% sul 2014) le aziende quotate rappresentano il 34,8% del Pil (dal 29,1% di fine 2014). Un dato che nel 2016, salvo una maxi ondata di nuovi collocamenti, è destinato a scendere visto che la somma delle capitalizzazioni di coloro che lasciano Piazza Affari (tra cui Pirelli e Wdf) nel 2015 o si apprestano a farlo nel 2016 (Italcementi, Ansaldo Sts), vale di più della capitalizzazione delle 27 aziende che sono sbarcate sul listino quest’anno. Emblematico in proposito è il caso di Inwit, che dopo essere arrivata sul Mta nel giugno scorso, rischia di salutare il listino già nel 2016, dato che la controllante Telecom Italia ha avviato il processo di vendita della quota di maggioranza del gruppo delle torri. Tornando alle matricole 2015, salvo Poste che con i suoi 3 miliardi di raccolta è stato il collocamento più grande degli ultimi dieci anni, la maggior parte delle debuttanti si è affacciata sul segmento delle piccole (5 sullo Star) o delle piccolissime (ben 18 Ipo sull’Aim). E così l’anno si chiude con una raccolta totale di 9,8 miliardi (meno dei 14 miliardi del 2014): i 13 aumenti di capitale rappresentano 4,1 miliardi (di cui 3 miliardi solo per Mps) mentre le 27 Ipo incassano 5,7 miliardi. Morale, a fine 2015 le aziende quotate a Piazza Affari salgono a 356 (di cui 74 all’Aim): le nuove ammissioni sono state 32 (di cui 27 Ipo) e le società revocate sono state 16.


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