In Spagna il rebus del governo Rajoy: tocca a noi provarci

Il Partito Popolare del premier uscente, Mariano Rajoy, resta il più votato dagli spagnoli, dopo quattro anni, ma perde 64 seggi in parlamento

Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera • 21/12/2015 • Copertina, Internazionale • 576 Viste

MADRID Sprofondano, ma non del tutto, socialisti e popolari, in Spagna, eterni rivali, ma anche padroni assoluti del potere, a rotazione, dalla fine della dittatura di Francisco Franco. Il Partito Popolare del premier uscente, Mariano Rajoy, resta il più votato dagli spagnoli, dopo quattro anni, ma perde 64 seggi in parlamento, da 187 (conquistati nelle elezioni generali del 2011) a 123, ben al di sotto del quorum, 176, che gli avrebbe permesso di continuare a governare da solo. Però: «Chi vince le elezioni deve tentare di formare il governo — ha detto Rajoy affacciandosi a mezzanotte al balcone della sede di partito —. E la Spagna ha bisogno di un governo stabile con ampio appoggio parlamentare». Il che suona come un appello, mentre c’è già chi parla di grande coalizione con i socialisti.
Anche il Psoe di Pedro Sánchez perde parlamentari: da 110 a 90, storicamente il suo peggior risultato. E riconosce la sconfitta «A chi vince spetta di formare il governo» ha commentato il leader felicitandosi, sportivamente, con il Pp e Rajoy, prima forza politica del Paese. Ma è un augurio un po’ maligno: emergono infatti, e diventano determinanti, le nuove formazioni. La sinistra populista di Podemos, si afferma come terzo partito con 69 seggi, contro i 4 ottenuti nel 2011: «Cambieremo il sistema elettorale, riformeremo la sanità e la Costituzione» ha annunciato, entusiasta, Pablo Iglesias. L’esordiente Albert Rivera, a capo di Ciudadanos, debutta al Congresso con 40 parlamentari: «È la prova che il centro politico in Spagna esiste» ha detto. Ma non pare comunque disposto ad alleanze di convenienza.
Se i conti non tornano a destra, la situazione è ancor più complessa a sinistra, dove neanche il Psoe riuscirebbe a totalizzare una maggioranza. I danni collaterali della tempesta elettorale ricadono in Catalogna sugli indipendentisti: la versione locale di Podemos, Comù Podem, diventa il primo partito della Catalogna. Si chiude un’epoca, si aprono le trattative.

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