La Ue sui 4 istituti “Sì ai rimborsi ” Potranno andare a 2.500 investitori

Tesoro: sono quelli che hanno perso oltre il 30% dei risparmi. Bruxelles:“Ma no agli aiuti di Stato”

VALENTINA CONTE, la Repubblica • 15/12/2015 • Copertina, Diritti consumatori & utenti, Europa, Lavoro, economia & finanza • 495 Viste

Ancora un possibile aiuto di Stato. Il fondo di solidarietà da 100 milioni, voluto dal governo per indennizzare i risparmiatori truffati delle quattro banche, potrebbe incappare nel veto di Bruxelles. E questo perché è «alimentato» oltre che gestito, come dice l’emendamento approvato domenica notte, dal fondo interbancario di tutela dei depositi. Un fondo privato, questo. Ma considerato dalla Ue alla stregua di uno pubblico, non solo perché il controllo è appunto pubblico, ma anche perché le banche italiane che vi contribuiscono lo fanno per obbligo di legge.
Se queste sono le premesse è il ragionamento europeo – pensare di riservare 100 milioni da questo fondo per ristorare i risparmiatori potrebbe essere bollato come aiuto di Stato e dunque passibile di infrazione (le stesse obiezioni che hanno portato Bankitalia ad accusare Bruxelles di aver impedito all’Italia di usare il fondo per salvare le quattro banche).
Insomma potrebbe ripetersi quanto accaduto per Tercas, la banca salvata dalla Popolare di Bari grazie a questo fondo: aiuto di Stato e procedura di infrazione. Se invece i 100 milioni fossero considerati come un pre-finanziamento, per tamponare l’emergenza, il via libera comunitario non incontrerebbe ostacoli. A patto di rimpinguare poi la cifra, ad esempio con i proventi extra della bad bank (quella con i crediti cattivi). La querelle con Bruxelles non è dunque finita.
E non è l’unico problema. Le “vittime del Salva-Banche” non ci stanno ad un rimborso parziale, come quello che si profila, dopo la diffusione dei nuovi numeri sui titolari di bond subordinati. Cifre elaborate dalle new bank guidate da Roberto Nicastro e fatte proprie ieri dal ministero dell’Economia che le ha riportate sul suo sito. Se il criterio per il risarcimento fosse proprio quello della concentrazione patrimoniale, sicuramente i 1.010 risparmiatori che di fatto hanno investito tutto in quei bond rischiosi sarebbero indennizzati per intero e l’esborso a carico del fondo di solidarietà sarebbe di soli 27 milioni.
E gli altri 9.500 che si ritrovano carta straccia tra le mani? I numeri fanno capire che 1.500 tra questi avrebbero buone probabilità di dimostrare in arbitrato l’eventuale raggiro subito (così si arriva a 2.500). Più incerta la sorte dei rimanenti 8.065 che a quanto pare hanno una quota abbastanza piccola di bond, con i due terzi del patrimonio investiti sempre nella banca, ma in altri prodotti. Dunque non proprio sprovveduti: più difficile provare la truffa.
Il governo intanto prova ad accelerare. Su due fronti. Il primo, quello del decreto attuativo del ministero dell’Economia, istitutivo del procedimento di arbitrato, oltre che dei criteri per il riparto dei risarcimenti. Dovrebbe arrivare entro 90 giorni dall’approvazione della legge di Stabilità, ma «si procede con la massima urgenza» e dunque potrebbe essere pronto tra gennaio e febbraio. Il secondo fronte, quello della commissione d’inchiesta, vede sul tavolo due alternative: una commissione parlamentare (mono o bicamerale) oppure una governativa. Palazzo Chigi non nasconde la preferenza per quest’ultima («più veloce ed efficace »). Una scelta però che farebbe discutere. Arriva intanto un fondo di tutela extragiudiziale per i risparmiatori (votato ieri in Stabilità), al quale potranno accedere gratuitamente gli investitori non professionali, gestito dalla Consob. Estromessa invece dall’arbitrato.

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