Libia, firmato l’accordo sì al governo d’unità L’Onu: “Includere tutti”

La nuova Libia è nata in Marocco, a Skhirat: i due Parlamenti rivali, quello di Tripoli e quello di Tobruk, hanno fatto un primo passo sulla strada indicata dalla comunità internazionale

GIAMPAOLO CADALANU, la Repubblica • 18/12/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 590 Viste

 La nuova Libia è nata in Marocco, a Skhirat: i due Parlamenti rivali, quello di Tripoli e quello di Tobruk, hanno fatto un primo passo sulla strada indicata dalla comunità internazionale e messo le basi per la costituzione di un governo di unità nazionale. Saleh Makhzoum, secondo vice presidente del Congresso nazionale generale di Tripoli, e Emhmed Shaib, deputato del Parlamento di Tobruk, hanno firmato l’intesa proposta dalle Nazioni Unite. Per i capi dei due Parlamenti, i due hanno firmato a titolo personale, la loro rappresentatività è incompleta. Ma di fatto il processo per superare la divisione è avviato, e la firma è stata accolta da abbracci, applausi e commozione.
Gli accordi per il nuovo governo di unità nazionale, arrivati dopo 14 mesi di negoziati, prevedono la nomina di un primo ministro — che sarà Faiz al Siraj, deputato proveniente da Tripoli e appartenente al Parlamento di Tobruk — e tre vice, rappresentanti di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, con diritto di veto. Il Consiglio di presidenza dovrà dunque funzionare su una base di unanimità, e questo in realtà è un primo ostacolo. Il nuovo Parlamento, che sarà composto da 192 membri, comprenderà 40 deputati del Congresso nazionale di Tripoli e dovrà prendere decisioni con una maggioranza qualificata di 150 voti.
Per il nuovo governo di transizione il compito non sarà facile: dovrà affrontare il futuro della Libia, traghettando il paese fuori dal caos e dagli scontri tribali che lo hanno sconvolto sin dall’inizio della rivolta contro Muammar Gheddafi. Dovrà unificare le milizie, creando un unico comando militare. E dovrà fare ogni passo cercando di non escludere nessuna fazione, come ha voluto ricordare anche l’inviato dell’Onu per la Libia, Martin Kobler: «Le porte rimangono aperte anche per quelli che non erano presenti», ha scritto su Twitter l’uomo delle Nazioni Unite: «Il nuovo governo si deve muovere urgentemente per rispondere alle preoccupazioni di chi si sente marginalizzato». Il riferimento è soprattutto al generale Khalifa Haftar, insoddisfatto dell’intesa, ma genericamente disponibile a collaborare.
Con il paese stremato da oltre quattro anni di guerra e la produzione di petrolio ormai crollata, l’accordo ha suscitato un coro di approvazione internazionale. In Italia il premier Renzi lo ha definito «un ottimo inizio». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo considera «un accordo importante contro la furia oscurantista». Paolo Gentiloni, ringraziato pubblicamente da Kobler per il ruolo dell’Italia e per la conferenza di Roma, ha definito quello di ieri «un giorno di speranza». Il ministro degli Esteri ha voluto ribadire la disponibilità italiana ad aiutare la Libia. Per Federica Mogherini, capo della diplomazia Ue, la firma marocchina «dimostra che il lavoro diplomatico della comunità internazionale, dell’Europa e anche dell’Italia porta a risultati».

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