riciclaggio

Un fiume di 56 miliardi di euro sospetti Lombardia e Campania in cima alla lista

Nel 2015, le segnalazioni inviate dalla Dia alla Superprocura perché «potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata» sono state

Giovanni Bianconi, Corriere della Sera • 7/1/2016 • Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Studi, Rapporti & Statistiche • 852 Viste

ROMA Quello che normalmente è chiamato il metodo follow the money , «segui i soldi» per scoprire gli affari delle cosche, nel linguaggio degli investigatori è definito «controllo dei flussi finanziari anomali per l’individuazione di forme illecite di accumulazione patrimoniale». Una pratica che acquisisce un ruolo sempre più rilevante nel contrasto a chi accumula capitali «sporchi» e tenta di riciclarli nel mercato legale. Gli accertamenti sulle transazioni economiche sono diventati la nuova frontiera dell’antimafia, attraverso lo studio delle operazioni sospette effettuato dalla Dia — Direzione nazionale antimafia — sui dati tramessi dall’Uif, l’Unione di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Da lì, nel 2015, sono arrivate ben 76.649 segnalazioni.
Un numero in costante aumento dal quale, dopo una prima scrematura, vengono selezionate le operazioni da trasmettere alla Direzione nazionale antimafia in base a un protocollo firmato nel maggio scorso dai direttori della Dia Nunzio Ferla e della Dna Franco Roberti. Lì si procede a un ulteriore vaglio attraverso le banche dati per poi chiamare in azione le Procure distrettuali e la stessa Dia, allo scopo di scoprire se dietro ai movimenti di denaro si nascondono i «colletti bianchi» di Cosa nostra, della ‘ndrangheta o della camorra.
Nell’anno appena trascorso sono state analizzate 75.257 segnalazioni; poiché in ognuna sono implicati più soggetti e movimenti, quella cifra coinvolge 165.486 persone fisiche e 82.315 persone giuridiche o enti, che nell’insieme hanno prodotto 279.098 operazioni. Nel 2015, le segnalazioni inviate dalla Dia alla Superprocura perché «potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata» sono state 18.396.
Il volume di denaro mosso attraverso le operazioni sospette è altissimo: qui i dati sono fermi al 2014, quando l’Uif inoltrò 71.768 segnalazioni(circa 5 mila in meno rispetto al 2015) che riguardano 55,9 miliardi di euro. La grande maggioranza delle movimentazioni (84,1 per cento)riguarda importi compresi tra 50 mila euro a un milione, un dato che spiega la grande quantità di operazioni e di soggetti coinvolti. I quali nell’80 per cento dei casi agiscono attraverso le banche, da cui quasi sempre partono i primi avvisi all’Uif; altri campanelli d’allarme sono attivati dagli intermediari finanziari (5 per cento) e da professionisti(come i notai che per lo più segnalano compravendite di immobili e atti societari, per un altro 5 per cento di casi). Le operazioni bancarie più frequenti sono bonifici (17,7 per cento), versamenti di contante (12 per cento), prelevamento con moduli di sportello (11 per cento), bonifici in partenza (10 per cento), bonifici esteri (7,7 per cento), versamenti di assegni, ordini di trasferimento, emissioni di assegni circolari e titoli analoghi e via di seguito. Tutto questo per coprire il riciclaggio dei soldi accumulati dalle grandi organizzazioni criminali (soprattutto attraverso il traffico di droga), ma anche la corruzione e altri affari illeciti.
La distribuzione geografica delle transazioni sospette del 2015 (50 per cento al Nord, 24,5 al Sud, isole escluse, e 20 per cento al Centro) offre diversi spunti d’interesse investigativo. La Lombardia ha rafforzato il primato superando il 20 per cento delle segnalazioni, mentre al secondo posto di questa particolare classifica la Campania ha superato il Lazio, con oltre il 12 per cento.
Ciò significa che le operazioni tendenti a coprire il malaffare avvengono nella regione economicamente più avanzata e in quella dove c’è la capitale, ma l’avanzata della Campania fa ipotizzare che, tra le varie mafie, la camorra è quella che più preferisce riciclare «in casa» i propri guadagni. Al contrario, c’è la conferma della tendenza di ‘ndrangheta e Cosa nostra a investire e operare altrove, se in Sicilia è concentrato solo il 6,3 per cento delle operazioni sospette e in Calabria nemmeno il 3 per cento.
La grande massa di dati analizzati dalla Dia con le sue «articolazioni periferiche», cioè i Centri distribuiti sul territorio e le sezioni operative, si trasforma dunque in indagini svolte sotto il coordinamento della Superprocura e delle Direzioni distrettuali antimafia. Con l’effetto di aprire nuovi fascicoli giudiziari o rimpinguare quelli già esistenti, nel tentativo di smascherare il riciclaggio dei capitali delle cosche. Seguendo i soldi.
Giovanni Bianconi

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