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Morti 17 bambini La tragedia dell’Egeo

Nonostante le condizioni meteo, i migranti continuano ad approdare sulle coste greche. Sono 38.621 sbarcati dal primo al 21 gennaio del 2016. E già si contano sessanta morti oltre ad almeno dieci dispersi

Alessandra Coppola, Corriere della Sera • 23/1/2016 • Bambini & Giovani, Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 2096 Viste

Un nuovo naufragio nell’Egeo. E un’altra strage: almeno 45 morti, 17 dei quali sono bambini. E poi ci sono i dispersi che potrebbero far salire il numero delle vittime. Erano stipati su due barche in legno che probabilmente si sono capovolte. Gli operatori umanitari hanno registrato tremila arrivi solo l’altro ieri. Nonostante le condizioni meteo, i migranti continuano ad approdare sulle coste greche. Sono 38.621 sbarcati dal primo al 21 gennaio del 2016. E già si contano sessanta morti oltre ad almeno dieci dispersi.

Accanto ai precari gommoni, adesso aumentano le barche di legno sempre stracolme di migranti. Ma non bastano a fermare la strage.

C’è di nuovo da aggiornare il conteggio dei morti in mare: 45, almeno, di cui 17 bambini. E poi i dispersi, e saranno ancora corpi da custodire nelle piccole morgue delle isole greche che non avevano mai assistito a tante stragi.
Continuano gli sbarchi attraverso l’Egeo, e continuano i naufragi. Gli operatori umanitari hanno registrato tremila arrivi solo l’altro ieri. Nonostante l’inverno, il freddo, le onde alte, raccontano che la quota giornaliera di profughi approdati non è mai scesa sotto i duemila quotidiani, con l’eccezione di un paio di giorni davvero impossibili in cui persino a Lesbo è caduta la neve. Sono 38.621 sbarcati dal primo al 21 gennaio del 2016. E già sessanta morti e dieci dispersi. Accanto ai precari gommoni gonfiabili stracolmi di passeggeri, adesso aumentano le barche di legno. Ma pure queste, con le correnti e il mare grosso, affondano.
Erano di legno le due imbarcazioni che si sono ribaltate ieri mattina. La prima si è infranta contro gli scogli di Farmaco, nel Dodecaneso: quaranta persone sono riuscite a raggiungere la riva, l’equipaggio di Frontex e la guardia costiera greca hanno recuperato in acqua otto corpi. Sei erano bambini.
Il secondo naufragio è avvenuto poco più a Sud, a largo di un’isola dello stesso arcipelago, Kalolimnos. Ed è stato persino più tragico: i soccorritori sono riusciti a trarre in salvo 26 persone, ma non hanno potuto far nulla per altre 34, di queste 11 bambini. Probabilmente altri corpi saranno in mare. Tre li ha già recuperati la guardia costiera turca, spinti indietro dalle correnti.
Un superstite ha raccontato che si erano imbarcati in ottanta almeno, da una spiaggia vicino alla cittadina di Izmir. Un viaggio pagato 2.500 dollari a testa, per ritrovarsi alle 3 del mattino dopo cinque ore di navigazione con il motore in avaria e la riva lontana.
Il tratto di Egeo tra i due Paesi è breve ma quasi impossibile da controllare per i soccorritori. Molte spiagge di partenza da una parte, una miriade di scogli e isolette dall’altra. L’Unhcr ha contato almeno 42 diversi approdi sul versante greco. Le operazioni della guardia costiera italiana, che da tempo ormai salva i migranti prima dello sbarco (altri 359 solo ieri), in queste acque sarebbero impensabili. Si aggiunga pure la scarsa collaborazione tra greci e turchi. Non solo nell’Egeo.
A vederla dalle isole la polizia di Ankara si muove soprattutto con blitz improvvisi che disperdono gli scafisti assieme ai profughi, rimandando solo le partenze qualche giorno e qualche chilometro più in là. Certo, il business dei profughi è complesso e radicato. Arriva fino ai giubbotti di salvataggio di scarsa qualità che assorbono acqua e mandano a fondo i naufraghi, prodotti in fretta per far soldi coi migranti. Ieri la polizia ne ha sequestrati 2.500, dopo aver perquisito 121 aziende in 8 province.
La rete criminale non sembra, però, essere intaccata. Forte di una domanda che anche d’inverno, pure con questo mare, aumenta. Nutrita dalla paura che l’Europa stia decidendo di chiudere le frontiere. «Ora o mai più», e in migliaia continuano a rischiare, spiega al Corriere Alessandra Morelli, responsabile delle operazioni di emergenza in Grecia per l’Unhcr: «E’ urgente creare le condizioni affinché chi scappa dalla guerra possa percorrere vie legali e sicure. Reinsediamento, ammissione umanitaria, ricongiungimento devono sostituire le caotiche e pericolose rotte dei trafficanti che i profughi sono costretti a seguire». L’alternativa è continuare ad aggiornare il conteggio dei morti.
Alessandra Coppola

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