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Allarme sulla privacy “L’accordo con gli Usa deve essere rivisto”

Il Garante in pressing sul governo italiano: “Fate presto” In ballo ci sono i dati personali e gli affari delle aziende

FRANCESCA DE BENEDETTI, la Repubblica • 23/1/2016 • Copertina, Libertà & Nuovi diritti • 687 Viste

I DATI degli europei in Usa non sono al sicuro e Safe Harbor, l’accordo che dal 2000 assicurava il passaggio di dati da Ue a Usa per Facebook, Google e molte altre aziende, non è più valido. Perciò urge un piano B. Sembrano tutti d’accordo, i difensori della privacy così come le aziende: la vacanza (legislativa) è durata troppo. L’ultimo allarme viene da Antonello Soro, garante italiano della privacy. Chiede al premier Matteo Renzi di fare pressing: «Le due sponde dell’oceano arrivino a una soluzione, basta incertezze ». Interpellato da Repubblica, il governo risponde per voce di Sandro Gozi: «Confidiamo in un primo accordo di principio entro due settimane».

Il 6 ottobre la Corte di giustizia europea dichiarò non valido Safe Harbor. I giudici diedero ragione a Max Schrems, lo studente che aveva sollevato il caso: le informazioni personali in America non sono al sicuro, lo ha dimostrato Snowden. E senza tutele, i dati non possono viaggiare. Dal 6 ottobre il vecchio sistema non è più legale, ma il nuovo manca. Il garante è preoccupato: «Serve un accordo entro inizio febbraio, altrimenti si rischia il blocco. Ci sono 4500 imprese coinvolte: o agiscono fuori legge o si fermano. Immagina che crisi?». Gli dà sponda il presidente di Confindustria digitale Elio Catania: «Ha ragione Soro. Le aziende della Silicon Valley in qualche modo se la cavano, fanno i loro accordi e clausole contrattuali. Per le piccole e medie imprese invece è un calvario. L’incertezza ha un costo ».

Dal gabinetto della commissaria Ue che sta negoziando con gli Usa, Vera Jourova, arriva una rassicurazione: «Lavoriamo a un quadro comune, siamo a stretto contatto con Washington con cui negoziamo intensamente da ottobre ». Il garante europeo per la privacy Giovanni Buttarelli usa un cauto ottimismo. Da Bruxelles ricorda che «in tutte le negoziazioni importanti le vere soluzioni arrivano sul tavolo all’ultimo ». Ma quando? E quali? «Qualcosa si muoverà verso fine gennaio. In ogni caso le authorities hanno dato inizio febbraio come limite massimo», ricorda Mister privacy Ue. Che prosegue: «Una soluzione che non tuteli la privacy rischia di essere di nuovo invalidata dalla Corte. È possibile allora che l’America estenda agli europei le garanzie già applicate ai cittadini Usa. Il Congresso ci sta lavorando». È questa per ora l’offerta messa sul piatto dalla segretaria al commercio Usa Penny Pritzker.

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