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CUBA-USA: Bilancio di un anno

Un bilancio di questo primo anno di passi in direzione di una normalizzazione delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti

Orsola Casagrande e José Miguel Arrugaeta, Global Rights • 16/1/2016 • Copertina, Global Rights, Internazionale • 858 Viste

Dopo mezzo secolo di separazione e disaccordi, il bilancio generale di questo primo anno di passi in direzione di una normalizzazione delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti potrà sembrare a qualcuno piuttosto scarso mentre ad altri significativo. Dipende, evidentemente, dal punto di vista e dalle aspettative. Certo è che per valutare questi 12 mesi di intensa attività per quel che riguarda colloqui, dichiarazioni di intenti e visite reciproche, bisogna sottolineare obbligatoriamente il fatto che i contatti tra due paesi e società, così vicine geograficamente, partivano da un punto relativamente basso. E’ pertanto necessario valutare con una certa obiettività la lista di progressi e battute d’arresto registrati in questo breve periodo iniziale.

Il 17 dicembre 2014, giorno dell’annuncio dei presidenti Raul Castro e Barack Obama, la lista delle “relazioni” esistenti in quel momento includeva: la presenza di Uffici d’Interesse, con molti limiti di personale e movimento, nelle capitali di entrambi i paesi; un accordo di immigrazione e di coordinamento basico relativo a questo tema di interesse reciproco per ovvie ragioni geografiche; una relazione commerciale e finanziaria di quantità determinate di alimenti e medicine basici, sotto rigido controllo e autorizzazione del governo di Washington e un flusso delle cosiddette rimesse familiari (limitate e altrettanto controllate, però comunque una cifra rispettabile, tra i 1500 e i 2000 milioni di dollari annuali). Inoltre in quel momento viaggiavano annualmente e legalmente a Cuba dagli Stati Uniti tra le 600 e le 800 mila persone, la maggior parte cubano-americani e il resto con autorizzazioni di tipo educativo e culturale.

Un anno dopo l’annuncio dei due presidenti al momento di redarre una lista simile, dobbiamo aggiungere: l’apertura di ambasciate e la dimostrazione inequivocabile di volontà e determinazione politica da parte di entrambi i paesi, come rappresentano i due incontri diretti tra presidenti e le riunioni regolari delle commissioni di alto livello che hanno registrato progressi nel fissare un’agenda basica di questioni e posizioni aperte al dibattito e alla discussione.

Dal punto di vista economico e finanziario, pochi i progressi registrati, a parte un aumento molto controllato di licenze e autorizzazioni da parte dell’amministrazione Obama, che comprende per esempio servizi sensibili come possono essere la telefonia, la posta e la comunicazione digitale (ancora senza implementazione pratica). Da segnalare anche il viaggio della Segretaria del Commercio USA nella capitale cubana qualche giorno prima della Fiera Internazionale dell’Havana (a inizio novembre), che ha incluso anche visite a luoghi di interesse economico come il Porto del Mariel.

Per quel che riguarda la questione sicurezza, la visita all’Havana del sottosegretario degli interni del governo Obama ha confermato che accordi ci sono stati (ma non sono stati resi pubblici) in materia di coordinamento di informazione a beneficio della sicurezza interna di entrambi i paesi e rispetto al controllo del traffico internazionale di droga.

Come questioni apparentemente “minori” però nuove, si possono segnalare l’accordo bilaterale per la protezione e controllo ambientale della vasta zona marina condivisa tra i due paesi o il tema della possibile cooperazione nell’ambito dell’attenzione sanitaria a livello internazionale di fronte a situazioni di crisi o rischio.

Per quanto riguarda la libera circolazione, le nuove regole nordamericane hanno aumentato a 12, per i cittadini USA, le ragioni adducibili per visitare l’isola caraibica, vista l’impossibilità del presidente di autorizzare il turismo tout-court senza cambiare le intricate leggi del Bloqueo soggette all’approvazione del Congresso e del Senato. Pur senza dare ai cittadini nordamericani la possibilità di viaggiare liberamente a Cuba, le possibilità reali e pratiche di ottenere un visto sono state ampliate consistentemente. E questo si può già quantificare: i viaggiatori provenienti dagli USA sono aumentati del 70% nel primo anno dall’annuncio dei due presidenti.

Questi sono solo alcuni dei risultati di un anno di colloqui e decisioni condivise, forse pochi se esaminati nel loro congiunto però importanti anche per il loro valore simbolico e per il cammino certamente intrapreso verso una nuova era di convivenza tra questi due paesi.

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