Dall’eutanasia al gender le prove dei cattolici per il partito trasversale

Dall’eutanasia al gender le prove dei cattolici per il partito trasversale

L’idea di un raccordo, di un coordinamento, di una regia unica, senza scomodare la definizione di partito o di nuova Dc, viene coltivata da qualche cattolico. Dentro e fuori il Pd. Avanzano infatti una serie di nodi sui temi etici, le coppie gay e le adozioni sono solo il primo di una serie. Poi arriverà l’eutanasia (a marzo in Parlamento), l’utero in affitto, la teoria gender. «Crimini contro l’umanità» secondo la visione del cattolico dem Beppe Fioroni. «E non dobbiamo ricostruire nessun collegamento con la Chiesa perchè non ci siamo mai scollegati», aggiunge.

Il dibattito sulle unioni civili si svolge quasi tutto dentro al Partito democratico. Per la prima volta nell’era renziana, il confronto è svincolato da correnti e da simpatie o meno per il capo. Ma è possibile che nell’aula del Senato assisteremo all’”unità dei cattolici”, vecchio ritornello dell’epoca di Camillo Ruini. Il no all’adozione dei figliastri è trasversale. Va dal Pd (28 senatori firmeranno l’emendamento per l’affido rafforzato) agli alfaniani, a Forza Italia, alla Lega e persino ai 5stelle. Può essere l’occasione per un ritorno al passato, nella fantasia di alcuni. Se lo augura Maurizio Sacconi, senatore Ncd, laico di cultura cristiana, conservatore. «Ci si deve ritrovare creando un coordinamento unico a prescindere dai partiti. Per contrastare la deriva nichilista», dice.

In questa fase, i cattolici del Pd, sebbene sfavorevoli alla stepchild adoption, sono stati molto attenti a non mischiarsi con i colleghi di altre sigle. «Mi avevano invitato i popolari di Dellai racconta Ernesto Preziosi -, ho detto cortesemente di no». Anche il manifesto valoriale dei 37 deputati promosso da Alfredo Bazoli e Ernesto Preziosi non ha cercato adesioni fuori dal perimetro dem. Al Family day però la fotografia sarà quella di politici schierati uno contro l’altro su tutto il resto, eccetto che sulle materie etiche. Fioroni ci sarà e Gasparri pure, per dire. E i cattolici in cammino, come dice Bersani? «Non credo che Bersani sia un teologo. Io resto nel magistero di Francesco: accoglienza per il peccatore, intransigenza per il peccato», risponde Fioroni. E il 90 per cento dei cattolici italiani la pensa come lui, assicura.

Ma l’epoca Ruini è finita, dice Bazoli. «Le parole di Galantino, segretario della Cei, sono sagge equilibrate e rispettose dell’autonomia del legislatore», sottolinea. Meglio così, aggiunge Preziosi, già vicepresidente dell’Azione cattolica, forse il più vicino alle gerarchie della Chiesa: «Il dirigismo di prima non ha pagato. Comunque oggi non sarebbe riproponibile. Dopo Ruini c’è stata una sfaldatura tale da ecludere una linea univoca della Chiesa».

Quindi liberi tutti, altro che unità? A Bazoli va bene così, un’altra cattolica come Flavia Nardelli che ha rifiutato la firma al “manifesto” pure. Ognuno vive la fede con la sua coscienza anche in politica. Ma Preziosi non esclude una regia, anch per le prossime battaglie. «Dobbiamo andare verso questa soluzione, ma senza coinvolgere le gerarchie. Lo possiamo fare nel Pd attirando culture diverse». Facendone davvero un partito plurale. «Non come la Dc, ma come l’Ulivo», sentenzia Preziosi.



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