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Frena l’industria, Cig ai minimi Contratti, lite imprese-sindacati

Squinzi sulla riforma proposta da Cgil-Cisl e Uil: “E’ vecchia”. Barbagallo: “Si è guardato allo specchio?”

ROSARIA AMATO, la Repubblica • 15/1/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 618 Viste

Un sistema contrattuale “di natura inclusiva” con aumenti salariali previsti per “tutti i livelli di contrattazione”: Cgil, Cisl e Uil hanno approvato all’unanimità il documento sulle nuove regole contrattuali, che verrà inviato a tutte le controparti aziendali. Ma da Confindustria già si registra un primo giudizio negativo: il presidente Giorgio Squinzi definisce il documento «più una foto sbiadita che non una scelta per innovare il Paese», e accusa i sindacati di muoversi «col passo del gambero». «La loro proposta è già superata dai contratti di categoria che si sono chiusi in questo periodo e dalle nostre proposte per i contratti in fase di rinnovo », conclude Squinzi. Polemico il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo: «Forse Squinzi si è guardato allo specchio». Osservazione che certo «non è cortese», ammette il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, aggiungendo però che «se dobbiamo misurare la vecchiaia la cosa più vecchia è sostenere il primato del dominio dell’impresa ». «Non può essere oggi il giorno delle polemiche», chiude il segretario confederale della Cisl Luigi Petteni.

Al centro della proposta dei sindacati il contratto, articolato su due livelli, visto in una prospettiva generale di rilancio della crescita: «Il processo ridistributivo della ricchezza prodotta deve intervenire a tutti i livelli della contrattazione, – si legge nel documento – in modo da realizzare una crescita dei salari, non solo riferita alla tutela del potere d’acquisto, che si rivolga alla generalità dei lavoratori. La contrattazione deve svolgere una funzione efficace per il rilancio della domanda interna e per stimolare la crescita della produttività».

Ma intanto è proprio la crescita a procedere “contrastata”, come osserva Nomisma, o addirittura “a doccia scozzese”, secondo il Centro Studi Promotor: infatti la produzione industriale a novembre cala dello 0,5% su ottobre mentre nella media dei primi undici mesi dell’anno è cresciuta dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A dicembre dovrebbe andare un po’ meglio: secondo le anticipazioni del Centro Studi Confindustria si è registrato un incremento dello 0,1% su novembre, per cui il 2015 si è chiuso con un rialzo dell’1,8%, corretto all’1,1% per via del numero dei giorni lavorativi.

Dati decisamente positivi invece sul fronte della cassa integrazione, che registra nel 2015 un calo più che consistente, meno 34,64%. Sono state richieste 677.321.935 ore, contro poco più di un miliardo nel 2014: si tratta del dato più basso dal 2008, cioè da quando è iniziata la crisi. In dicembre, rileva l’Inps, sono state autorizzate 42,5 milioni di ore, con un calo del 18,7% su novembre ma del 52,3% sul dicembre 2014. In calo del 14,5% anche le richieste complessive di indennità di disoccupazione, circa 1,9 milioni. E’ la conferma «che la ripresa è ormai avviata e che le riforme intraprese stanno funzionando », commenta il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Ma per il segretario confederale Uil Guglielmo Loy le ragioni sono altre: i criteri restrittivi adottati per il 2015 sulla Cig e il ritardo nell’erogazione dei fondi alle Regioni (il decreto che assegna 433 milioni per il 2015 è stato firmato ieri).

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