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No di Tobruk al governo frenata sul piano Onu voli- spia sulle basi dell’Is

Bocciata la lista dei ministri: “Troppo lunga”. Fronda dei fedelissimi di Haftar Un Boeing E-8 Usa da giorni in missione da Genova sul paese nordafricano

VINCENZO NIGRO, la Repubblica • 26/1/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 559 Viste

LA LIBIA entra in un nuovo girone del suo infinito caos politico. Ieri il Parlamento di Tobruk, l’assemblea di una delle due metà in cui è diviso il paese, ha approvato l’ «accordo politico» proposto dall’Onu il 19 dicembre, ma poi ha clamorosamente bocciato il governo proposto dal premier Fayez Serraj.

La lista dei ministri era stata proposta da Serraj dopo che il suo nome era stato accettato dai deputati di Tobruk volati in Marocco. Ma adesso che il governo è pronto, quegli stessi deputati di Tobruk hanno rifiutato di approvarlo. Chiedono a Serraj di presentare un governo più snello, massimo 20 ministri, perché anche in Libia dicono di volere una “spending review” e maggiore sobrietà. La verità è che quello di Tobruk è un vero colpo politico al governo di unità voluto dall’Onu.

E c’è poi un secondo voto che è un colpo durissimo alla possibilità di accordo con Tripoli. Un colpo dettato chiaramente dai deputati rimasti vicini al generale Khalifa Haftar. Tobruk ha votato l’abolizione dell’articolo 8 della nuova Costituzione. Quest’articolo prevede che le decisioni sul settore militare vengano prese dal Consiglio di presidenza di 9 membri. La norma era stata contrastata sia da Haftar che dai suoi uomini nel Consiglio presidenziale, il vice- premier Alì al-Qatarani e il ministro Omar Aswad. Se davvero l’articolo 8 verrà eliminato, Haftar sarebbe sempre in grado di imporsi ai debolissimi leader politici.

Senza addentrarsi nei dettagli procedurali di un paese che è ancora senza Stato ma ha 3 governi e 2 Parlamenti, c’è da notare che a questo punto la reazione di Tripoli al colpo di mano di Tobruk sarà prevedibile. Il governo e il Parlamento di questa città alzeranno a loro volta la posta, per permettere a chi oggi è presidente del Parlamento di Tripoli (Nour Abusahmin) o del governo di mantenere ancora per un po’ le loro poltrone.

L’unica speranza viene da una possibile mossa delle Nazioni Unite. Ieri un sito di informazioni arabo citato dalla

AdnKronos ha ripreso un’idea che circolava anche fra diplomatici italiani e dell’Onu. L’inviato Martin Kobler starebbe lavorando a un “piano B” per aggirare il sabotaggio di Tobruk.

L’Onu organizzerebbe la convocazione dei soli parlamentari sostenitori dell’esecutivo Al-Serraj, legittimati non in quanto deputati eletti ma in quanto sostenitori dell’«Accordo politico» di Skhirat, che il parlamento di Tobruk comunque ha approvato. Una interpretazione forzata di quel testo potrebbe privare di legittimità di fronte all’Onu i deputati di Tobruk.

Di fronte a tutto questo, le nazioni alleate guardano con preoccupazione sempre maggiore all’attivismo dello Stato islamico. Da giorni un velivolo americano “E-8“, un grosso Boeing modificato, decolla dall’aeroporto di Genova per raccogliere tracce elettroniche ed elettromagnetiche sulla Libia. L’Italia, con una mossa precauzionale decisa da Palazzo Chigi, ha spostato da Treviso a Trapani 4 cacciabombardieri Amx. E insieme a Francia e Inghilterra ha avviato una serie di voli di ricognizione sulla Libia. L’obiettivo è tracciare un quadro delle basi dell’Is nel paese.

Si diceva che «un intervento militare in Libia sarà possibile solo con un governo libico». Ma un governo vero potrebbe non esserci ancora per mesi.

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