farmaceutica

Professione cavia, 1.900 euro

Finti rimborsi spese e check up gratuiti: il mercato europeo dei “volontari”. Il divieto di retribuzione viene aggirato ovunque: “In Svizzera si può arrivare anche a 5mila”

ELENA DUSI, la Repubblica • 16/1/2016 • Copertina, Salute & Politiche sanitarie • 710 Viste

Due settimane in ospedale, dieci somministrazioni del farmaco sperimentale, 1.900 euro di compenso. Questo il contratto fra la Biotrial — l’azienda incaricata di condurre il test del nuovo antidolorifico — e le “cavie umane” di Rennes.

Molti trial sulle medicine appena inventate seguono queste regole. Il divieto di pagamento per i volontari viene infatti aggirato con un rimborso spese. Negli Stati Uniti si arriva a 1.500 dollari. «In Svizzera, dove le regole sono differenti, si può arrivare a 5mila euro. Molti giovani anche italiani ne sono allettati» racconta Luca Pani, direttore generale dell’Agenzia italiana per il farmaco.

BUSINESS E PROCEDURE

Con 206mila sperimentazioni in corso oggi nel mondo, 679 miliardi di euro di ricavi per l’industria farmaceutica mondiale e 2,5 milioni di volontari solo negli Usa, non è un caso che le sperimentazioni siano un business. A seguirne le procedure — lunghe almeno 5 anni e regolate da leggi rigide — vengono spesso chiamate le cosiddette Cro ( Contract research organization): aziende private che svolgono i trial clinici per conto di una casa farmaceutica. È il caso della Biotrial, che si è occupata del reclutamento dei volontari e della somministrazione del farmaco. «Da noi in Italia — precisa Pani — le sperimentazioni di fase uno, come quella di Rennes, possono essere condotte solo da istituzioni pubbliche. Ed è uno dei motivi per cui l’anno scorso ne abbiamo avute soltanto due».

SELEZIONATI PER ETÀ

Partecipare a una sperimentazione vuol dire trascorrere una o due settimane in un ospedale o un centro specializzato senza poter uscire dal reparto, fare un check up preliminare, ricevere la medicina e sottostare a tutti i controlli. A volte si viene richiamati a qualche settimana di distanza per un ulteriore check up.

Nel caso di Rennes, i volontari sono arrivati all’ospedale il 4 gennaio dopo essere stati selezionati per età e stato di salute. Dal terzo giorno hanno iniziato ad assumere il farmaco a dosi crescenti.

Attraverso i prelievi costanti di sangue (fino a 9 al giorno) e urine, gli addetti della Biotrial hanno tenuto sempre sotto controllo la cosiddetta “vita” del farmaco all’interno dell’organismo. Quando i primi sintomi sono comparsi, domenica 10, tutte le altre somministrazioni sono state bloccate.

PROVATO SUGLI SCIMPANZÉ

La prima tappa di una sperimentazione si chiama “fase uno”: il farmaco viene somministrato all’uomo per la prima volta, dopo una serie di test di sicurezza obbligatori in vitro e sulle cavie animali.

L’antidolorifico in sperimentazione a Rennes era stato testato anche sugli scimpanzé fino a luglio del 2015. È registrato con il nome industriale Bia 10-2474 e funziona stimolando il sistema endocannabinoide interno: un meccanismo che il nostro corpo usa per sopprimere il dolore producendo delle sostanze cugine della cannabis.

“NON SOLO PER SOLDI”

Nella fase uno — studiata per capire solo se il farmaco ha effetti collaterali — i volontari sono generalmente persone sane. La loro motivazione non è solo economica. In molti paesi poveri partecipare a un trial serve a ottenere cure mediche gratuite, anche se — come racconta il film The Constant Gardener — gli abusi in queste zone sono all’ordine del giorno.

In Europa l’ultimo incidente grave si verificò in Gran Bretagna nel 2006, con 6 persone in gravi condizioni per la sperimentazione di un farmaco per il sistema immunitario.

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