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Mano tesa di Obama sui migranti Navi e aerei per i soccorsi in mare

L’annuncio durante l’incontro con il presidente Mattarella. «Affrontiamo il problema insieme»

Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera • 9/2/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 769 Viste

WASHINGTON Arriva, inaspettata, dallo Studio ovale della Casa Bianca, quella scossa sull’immigrazione che l’Italia da lungo tempo attende da Bruxelles.
Barack Obama ne parla al suo ospite, Sergio Mattarella, definendola «un’idea embrionale». Gli Stati Uniti mettono a disposizione «gli asset militari» di stanza nel Mediterraneo e nell’ambito Nato per soccorrere i migranti e contrastare il clan dei trafficanti. Sono centinaia le basi americane dislocate tra Italia, Grecia e Spagna. Non solo navi, sembra di capire, ma anche elicotteri, aerei di ricognizione. Una forza imponente finora utilizzata, e non a pieno regime, solo per attività anti-terrorismo.
«L’immigrazione è un problema globale, che dobbiamo affrontare insieme», ha detto Obama nella dichiarazione finale, davanti a telecamere e giornalisti. Il presidente degli Stati Uniti, in realtà, ha già sottoposto il suo piano alla cancelliera tedesca, Angela Merkel e, nei prossimi giorni, si confronterà con il capo dello Stato francese François Holland e il premier italiano Matteo Renzi. Il leader americano punta a coinvolgere i partner dell’Alleanza Atlantica: la proposta potrebbe approdare al vertice Nato, in calendario l’8 e il 9 luglio a Varsavia.
La mossa di Obama ha colto di sorpresa anche Mattarella e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che era con lui. È una svolta. L’America offre un’alternativa per spazzare via egoismi e chiusure decennali di molti Paesi europei.
La frase di Obama, «l’immigrazione è un problema globale» ha anche un chiaro significato politico. Le paure, i timori dell’opinione pubblica, ha osservato il presidente americano, stanno alimentando il populismo non solo tra i partiti europei, ma anche nella campagna elettorale statunitense. Anche per questo motivo il numero uno della Casa Bianca insiste sul verbo «stabilizzare».
L’Italia può contribuire a tenere unita l’Europa e la Gran Bretagna «deve restare a bordo». Usa ed Unione Europea possono rafforzare i legami economici chiudendo «entro l’anno» il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip), uno strumento per riavvicinare le differenti velocità di crescita tra i due Continenti.
Tutte queste cose le dirò quando andrò a Londra, in aprile, ha detto il leader della Casa Bianca. Mattarella ha condiviso in toto l’analisi di Obama e lo ha invitato anche in Italia: si vedrà. Il primo presidente afroamericano della storia ha notato, divertito, come Mattarella sia «il primo presidente siciliano», poi ha messo in luce «un’affinità»: «Siamo tutti e due professori di diritto costituzionale», per concludere: «Lei sa che l’Italia è la mia tappa preferita in Europa».
Il colloquio è durato un’ora e quaranta: mezz’ora in più del previsto. Obama era attorniato dal suo vice Joe Biden, dal segretario di Stato, John Kerry, e dal consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice. Il presidente americano ha cominciato chiedendo all’Italia, come sta facendo da mesi con tutti gli alleati, «uno sforzo maggiore in Iraq e in Siria». Mattarella ha confermato gli impegni presi, senza aggiungere altro, anche perché avrebbe invaso il campo di competenza del governo. Obama ne ha preso atto, lodando poi, davanti alle telecamere, «il lavoro degli addestratori italiani in Iraq e la missione militare per proteggere la diga di Mosul».
Il numero uno della Casa Bianca ha condiviso l’impostazione del Quirinale e del governo di Roma: nessun tipo di intervento se prima non si forma un esecutivo unitario a Tripoli.
La missione italiana ha portato a casa anche il sostegno americano per fare luce sull’assassinio del ricercatore Giulio Regeni, al Cairo. Ieri sera ne hanno discusso Gentiloni e Kerry.
Giuseppe Sarcina

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