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Libia, raid americani sulla base dell’Is “Uccisa la mente della strage al Bardo”

I caccia F-15 partiti dalla Gran Bretagna Obama: “Colpiremo ancora il Califfato”

VINCENZO NIGRO, la Repubblica • 20/2/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 841 Viste

L’altra notte i radar e i sensori dell’Aeronautica militare italiana hanno visto tutto in diretta: gli F-15 americani in arrivo dalla base di Lakenheath, in Gran Bretagna. Il rifornimento in volo, poi il blitz sulla base dello Stato Islamico a 9 chilometri dal centro di Sabrata, la città famosa per le rovine romane e il meraviglioso anfiteatro romano.
L’obiettivo dei caccia Usa era un edificio di 2 piani in cui da alcuni mesi un tunisino di nome Noureddine Chouchane addestrava nuovi miliziani del Daesh e preparava nuovi attentati.
Chouchane per l’intelligence tunisina è la mente degli attentati del marzo 2015 al museo del Bardo (22 morti, fra cui 4 italiani) e di Sousse (38 morti), ed era proprio lui l’obiettivo principale del blitz aereo.
Il problema per gli americani è come è accaduto spesso con altri leader jihadisti, non sono sicuri di averlo ucciso (vedi il caso di Mokhtar Belmokhtar). Anche perché spesso dopo le riunioni che tengono nelle basi con i loro militanti, i capi dell’Is non trascorrono la notte nella stessa caserma dei loro soldati, e quindi il tunisino avrebbe potuto aver cambiato abitazione anche se per le poche ore della notte. L’America insegue i capi dell’Is da mesi: l’ultimo raid Usa in Libia risale a novembre scorso, quando venne ucciso il leader Is Abu Nabil, un iracheno noto anche come Wissam al-Zubaydi e ritenuto il responsabile del gruppo nella cittadina di Derna, in Cirenaica.
In ogni caso l’operazione oltre che un’azione militare è un chiaro segnale politico che ha due significati. Il primo è quello che Barack Obama rivendica apertamente: «Lo abbiamo sempre detto, faremo come abbiamo fatto con Al Qaeda e con Bin Laden», dice il presidente Usa, «continueremo a inseguirli e a colpire». Dicendo apertamente che in Libia sono possibili altri blitz contro Is.
Ma l’altro segnale che si può leggere in questa operazione è che per il momento gli Usa offrono altro tempo a quei paesi della regione (Italia, Algeria, Tunisia) che hanno avvertito gli americani che una guerra dall’aria contro l’Is in Libia condotta senza avere un esercito sul terreno sarebbe disastrosa.
Ieri il sindaco di Sabrata, Hussein Dawadi, ha detto che «il raid ha fatto 41 morti e tutte le vittime si trovavano all’interno della casa, sono soprattutto tunisini». Poi ha messo sulla pagina Facebook del suo Comune le immagini della casa devastata, dei corpi carbonizzati. A novembre l’Is aveva fatto qui una delle sue solite dimostrazioni di forza: decine di pick-up con mitragliatrici pesanti avevano occupato il centro della città per ore, istituendo posti di blocco e costringendo tutti a rintanarsi in casa. Il sindaco, sempre su Facebook, aveva messo le foto della sua polizia che rientrava in possesso delle strade. Evidentemente qualcuno ha indicato agli americani dover si erano andati a rintanare i miliziani del califfato libico.

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