Allarme Fmi sull’Europa Lagarde:“Preoccupante incertezza economica”

In settimana i dati sul Pil di Germania, Francia e Usa Ma intanto frena ovunque la produzione industriale

ROBERTO PETRINI, la Repubblica • 22/2/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 766 Viste

«L’incertezza sull’Europa è sempre più preoccupante ». Christine Lagarde, appena riconfermata alla guida del Fondo monetario internazionale, tiene acceso l’allarme sulla crescita. In una intervista al francese Le Journal du Dimanche, non nasconde il disappunto per una eventuale Brexit e per la situazione dei migranti. «L’incertezza sulla solidità della Ue, le discussioni sulla adesione della Gran Bretagna, le difficoltà nel coordinare l’azione nella accoglienza dei profughi sono una preoccupazione collettiva». Soffermandosi poi sulle previsioni economiche relative al 2016, non ha certo recuperato l’ottimismo: «Sarà un anno di crescita, per ora non modifichiamo le nostre previsioni. Ma siamo consapevoli che i rischi stanno aumentando». L’appello dell’Fmi è a rafforzare le politiche Ue sul piano economico, bancario e di bilancio. Quindi l’invito del numero uno del Fondo è a superare le  ncomprensioni e a lavorare di concerto.

La Lagarde ha anche fatto riferimento alla crisi greca e alle forti tensioni avute con il premier Alexis Tsipras, che aveva tacciato il Fondo monetario di «responsabilità criminali ». La rottura fa parte del passato e il direttore dell’Fmi lo ha voluto sottolineare. Con Tsipras «ci siamo incontrati a lungo a Davos. Egli ha indicato il suo sostegno per il mio secondo mandato. Noi abbiamo un dialogo aperto, cordiale e rispettoso».

La consapevolezza che l’economia stia rallentano pericolosamente giunge del resto anche dalle stime delle ultime settimane. Le “Winter forecast” di Bruxelles hanno ridotto le previsioni di crescita dell’Eurozona di quest’anno dall’1,8% di novembre all’1,7 dei giorni scorsi, mentre assai più pessimista è stata l’Ocse che giovedì scorso ha tagliato dello 0,4 la previsione di crescita del Pil portandola all’1,4 per cento. A questi numeri si è aggiunta la voce del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che, lunedì scorso, ha parlato di un «aumento di timori» sulle prospettive dell’economia globale, anche se è stato un po’ meno pessimista sull’Europa limitandosi a parlare di «ripresa moderata».

La settimana si apre con l’attesa per le Borse e l’occhio rivolto ai dati ufficiali del Pil del quarto trimestre dello scorso anno: un test che riguarderà Germania, Francia e Stati Uniti. Le prospettive, anticipate dall’andamento della produzione industriale, sono grigie: negli ultimi tre mesi negli Usa la produzione industriale è in contrazione, nell’intera Ue in dicembre è diminuita dell’1% su novembre.

Rallentano anche Germania e Francia che sostengono l’economia con la domanda interna per far fronte al calo delle esportazioni. Mentre l’Italia, come è noto, ha chiuso il 2015 con un Pil allo 0,7%, in dicembre ha registrato un calo dello 0,7 della produzione industriale su novembre. Per quest’anno le stime sul Pil del nostro Paese vanno dall’1,6 previsto dal governo all’1% dell’ Ocse.

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