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Goldman rilancia il risiko bancario Le Borse rifiatano

Piazza Affari guadagna il 3,52%, ma resta la minaccia della deflazione. Quattro Stati Usa in recessione

ELENA POLIDORI, la Repubblica • 23/2/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 695 Viste

Un rally. Le Borse corrono, dopo le ultime frenate. Si corroborano su scala globale spinte da una serie di segnali incoraggianti, a cominciare dal rialzo del prezzo del petrolio. Ma per l’Italia funziona in positivo anche un rapporto di Goldman Sachs sulle banche secondo cui, al dunque, gli istituti nazionali stanno meglio di quel che si pensava. Il risultato è uno sprint globale dei listini. Milano, da sola guadagna il 3,52% ed è maglia rosa, in Europa.

La voglia di riscatto – così la chiamano gli addetti ai lavori – seguita alle vendite dei giorni precedenti, consente agli operatori di ignorare altri dati, in chiaroscuro. Tra quelli rilevanti per l’Italia c’è ad esempio l’inflazione: l’Istat conferma che a gennaio, in dieci grandi città – da Milano a Palermo, da Firenze a Reggio Calabria – incombe il rischio deflazione, con i prezzi al consumo fermi o sotto zero. L’aumento su base annua è dello 0,3% (0,1% a dicembre) mentre in termini congiunturali i prezzi diminuiscono dello 0,2%. Ignorati anche i dati tutt’altro che confortanti sull’attività manifatturiera di Eurolandia, scesa a febbraio a 51 punti dai 52,3 di gennaio, con la Germania che supera di poco la fatidica “quota 50” di questo particolare indice, che è poi la soglia di demarcazione tra espansione e contrazione del ciclo.

Anche gli Usa sono solo a 51. E in quattro stati della Federazione, quelli la cui economia è dominata dal petrolio, ovvero Alaska, North Dakota, West Virginia e Wyoming è già arrivata la recessione. Ma pure Wall Street accelera, spinta dalla forza del greggio e nonostante il rapporto Aie pronostichi un calo della produzione americana, mentre un report di Moody’s ipotizza che l’Iran possa riversare fiumi di greggio su un mercato già saturo.

In realtà, in questo inizio di settimana, tutte le Borse sembrano solo intenzionate a guardare al bicchiere mezzo pieno. Vogliono essere ottimiste, come dicono gli esperti. Questo stato d’animo si innesca sui mercati cinesi, galvanizzati dal cambio al vertice della Consob locale, dove arriva Liu Shiyu, considerato meno rigido del suo predecessore. Prosegue poi in Europa dove guadagnano tutte le Borse e ancor più quelle che avevano sofferto nei giorni passati (oltre a Milano, Madrid). Non si ferma a Wall Street.

A Milano “tirano” le banche e in modo particolare le popolari. Bper sale del 10%, Ubi e Banco Popolare dell’8%. Goldman Sachs ha notato la «forza nel capitale e l’alto potenziale di sinergie nei costi» di alcuni istituti, mantenendo un giudizio «neutro» su altri. Ma al dunque guadagnano quota tutti.

In calo lo spread che chiude a quota 134 e l’euro che perde forza sul dollaro (1,1025). La sterlina risente dei timori per la Brexit e anche delle divisioni politiche innescate dal prossimo referendum. A fine giornata la moneta crolla così ai minimi da quasi 7 anni contro il dollaro (fino a 1,4058) riportando le quotazioni ai tempi del tracollo finanziario del 2009.

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