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In Germania risultano «scomparsi» 130 mila profughi

Secondo le autorità i 130 mila richiedenti asilo mancanti potrebbero aver proseguito verso altri Paesi oppure scelto di uscire dai canali ufficiali per evitare gli alienanti centri collettivi oppure ancora aver trovato ospitalità da parenti e connazionali

Andrea Nicastro, Corriere della Sera • 27/2/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 721 Viste

BERLINO Entrano, si registrano e poi scompaiono. Almeno il 10 per cento del milione di rifugiati accolti in Germania l’anno scorso ha fatto così e la burocrazia tedesca non riesce a farsene una ragione. Centotrentamila persone sono scivolate tra le maglie del sistema. Al momento di assegnargli un posto letto, convocarli per un corso di lingua, inviarli ad un lavoro, 130 mila richiedenti asilo non erano più dove avrebbero dovuto essere. In Italia ci siamo abituati: i centri di accoglienza si riempiono di giorno e si svuotano di notte. Per l’umanità dei barconi l’Italia è un passaggio, la vera meta è nell’Europa della piena occupazione e del welfare efficiente: Gran Bretagna, Scandinavia, Germania. Ora che Londra si chiude anche ai cittadini comunitari e che la Danimarca sospende la libera circolazione di Schengen, resterebbe Berlino. Eppure anche da qui i rifugiati scompaiono. Il ministro dell’Interno federale ha comunicato il sorprendente dato dopo un’interrogazione della sinistra di Die Linke. Secondo le autorità i 130 mila richiedenti asilo mancanti potrebbero aver proseguito verso altri Paesi oppure scelto di uscire dai canali ufficiali per evitare gli alienanti centri collettivi oppure ancora aver trovato ospitalità da parenti e connazionali. Ultima possibilità, la più preoccupante, i profughi potrebbero aver scelto la clandestinità. I conti dell’ufficio federale per l’Immigrazione parlano di 400.000 non registrati. Per la politica delle porte aperte voluta dalla cancelliera Angela Merkel è un altro schiaffo dopo quello ricevuto dal fronte degli Stati balcanici guidati dall’Austria che, senza invitare la Germania, hanno deciso di rallentare la marcia dei profughi. La battaglia diplomatica è appena cominciata. Vienna ha posto ad 80 il numero di domande d’asilo accettabili ogni giorno. Ma è legale? Fonti europee ne dubitano. Il tetto violerebbe una lunga lista di norme comprese la Convenzione di Ginevra e il Trattato sul funzionamento dell’Ue. L’Austria potrebbe incorrere in sanzioni, o comunque strumenti di pressione in vista di una scelta politicamente condivisa.
È evidente, però, che Merkel stenta a farsi seguire da buona parte d’Europa, ma anche dai suoi stessi concittadini. I partiti di destra, in particolare l’AfD, Alternativa per la Germania, cavalcano la paura dell’invasione islamica e, assieme a casi di reati commessi da stranieri (ieri altre tre ragazzine molestate da afghani) si moltiplicano gli assalti ai centri di accoglienza o agli stessi migranti. Così anche Berlino stringe per legge le maglie dell’asilo politico. Meno Paesi saranno considerati pericolosi e più sarà facile rispedire a casa chi è stato rifiutato. Questa settimana è partito il primo charter di afghani. Il governo di Kabul ha appeso per loro uno striscione all’arrivo: «Bentornati, l’Afghanistan ha bisogno di voi». Peccato che il vialone che dall’aeroporto conduce in città sia soprannominato la «strada degli attentati ».
Andrea Nicastro

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