Borse ancora giù, Milano la peggiore

Borse ancora giù, Milano la peggiore

MILANO Ancora un giorno di grande tensione per le Borse, a partire dal meno 5,4% di Tokyo, meno 3,21% di Piazza Affari (i due casi più pesanti) e a seguire meno 1,7% di Parigi e meno 1% di Francoforte e Londra, mentre gli indici americani chiudono attorno alla parità. Pesante anche il petrolio, che è arrivato a perdere fino al 6% e poi ha chiuso intorno ai 28 dollari a barile.

Piazza Affari ieri sembrava salita sull’ottovolante, con qualche timido tentativo di risalire la china dopo il tracollo della vigilia e persino un’apertura in cauto rialzo; poi con il passare delle ore il listino è stato di nuovo travolto da un’ondata di vendite, focalizzate ancora una volta sui titoli bancari. Inutili i tentativi della politica di correre al capezzale dei mercati: «Il mondo finanziario arranca», ma l’Italia «non è l’epicentro della crisi», assicura il presidente del consiglio Matteo Renzi. E aggiunge: «Il sistema bancario deve trasformarsi», ma di banche si parlerà dopo che il consiglio dei ministri avrà approvato le «ulteriori misure per consolidare il sistema e incoraggiare i processi di trasformazione e fusione». Anche Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, in mattinata aveva cercato di infondere un messaggio di ottimismo, sottolineando che il previsto calo del debito pubblico quest’anno segnerà una svolta per il Paese, cambiando la percezione che i mercati hanno nei confronti dell’Italia.

Non è il solo intervento politico della giornata: ieri il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha categoricamente detto: «No, non sono preoccupato per Deutsche Bank», dopo le voci di difficoltà della vigilia, mentre il numero uno dell’istituto John Cryan, in una lettera ai dipendenti, ha spiegato che il gruppo è «solido come la pietra»; però il titolo ha perso un altro 4,27%.

Per il momento sui mercati prevale il nervosismo, sottolineato anche da Goldman Sachs, che in suo report dà conto delle preoccupazioni per la crescita globale, che si sono trasferite ai prezzi delle azioni bancarie (per i timori sugli impatti sugli utili) e sottolinea timori più marcati per il sistema bancario italiano. In effetti le banche quotate a Piazza Affari hanno vissuto un’altra giornata di passione: Carige ha perso oltre il 10% ritoccando i minimi storici, Ubi, Banco Popolare e Bpm più dell’8%, Unicredit il 7,9%, Mps il 3%.

«Mi sembra che stia prevalendo un’amplificazione delle incertezze rispetto al consenso delle previsioni economiche», spiega Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, anche se proprio ieri la Casa Bianca ha rivisto al ribasso le stime di crescita per gli Usa (al 2,6% per il 2016). L’unico comparto che ha mantenuto la calma è stato quello dei titoli di Stato, stabili rispetto alla vigilia; anche lo spread tra Btp e Bund è leggermente migliorato, a 144 punti, dopo aver toccato in giornata i 150.



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