Libia

“Forze speciali francesi in Libia” Azione a Bengasi

Parigi ha inviato due unità da settimane a sostegno della fazione di Tobruk

ANAIS GINORI , la Repubblica • 25/2/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 1897 Viste

PARIGI Dopo aver lanciato i primi voli di ricognizione nel novembre scorso, la Francia ha mandato «da qualche settimana » uomini a terra in Libia. A rivelarlo è Le Monde e la notizia è confermata da fonti militari a Repubblica con ulteriori dettagli. Parigi ha inviato due unità: il Commandement des Opérations Spéciales (Cos), militari delle forze speciali che indossano l’uniforme francese e rispondono al ministero della Difesa. E il servizio Action della Direction générale de la sécurité extérieure (Dgse), soldati entrati su territorio libico in clandestinità e sotto il controllo diretto dell’Eliseo. Entrambe le unità operano in collegamento con forze speciali americane e britanniche. Gli uomini inviati da Parigi sono stati mobilitati al fianco del generale Khalifa Haftar, a capo della fazione di Tobruk, impegnato nella riconquista di Bengasi. I francesi sono di stanza nella base aerea di Benina, sotto il coordinamento del colonnello libico Salim Al-Abdali.

Il dispiegamento di forze speciali francesi in Libia segue un copione già visto nel 2011: si tratta di operazioni che dovrebbero preparare un intervento militare più classico. Ma François Hollande è prudente, memore dell’esperienza disastrosa del suo predecessore, Nicolas Sarkozy. Come altri dirigenti europei, il leader socialista preferirebbe intervenire in appoggio di un governo di unità nazionale che però, finora, tarda a nascere. Ieri il parlamento di Tobruk ha approvato a maggioranza una dichiarazione a favore di sostegno all’esecutivo del premier designato Fayez Sarraj. Un testo che l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Martin Kobler, ha accolto con favore, invitando la leadership di Tobruk «a fare passi immediati per formalizzare» la dichiarazione dei deputati. La creazione di un governo è tutt’altro che certa, tanto che nelle cancellerie d’Europa si studia l’ipotesi di un “piano B” per dividere la Libia in aree di “protettorato straniero”. «Sarebbe come separare di nuovo la Germania con un muro. Nessuno lo accetterebbe », ha commentato l’ambasciatore libico in Italia, Ahmed Safar. Ufficialmente l’Italia punta ancora sulla transizione politica, come ha detto Paolo Gentiloni che frena anche sull’intervento italiano con un contingente di 5mila uomini. «La soluzione della questione libica — spiega Gentiloni — non è in improbabili spedizioni militari ».

L’escalation di Daesh nella regione non concede molto tempo. Ieri i jihadisti hanno compiuto a Sabratha, a ovest di Tripoli, la “vendetta” per il raid Usa della scorsa settimana: uccise 19 guardie, di cui 12 sgozzate. Il bombardamento americano del 19 febbraio a Sabratha contro il terrorista tunisino Nourredin Chouchane è stato organizzato anche grazie a notizie dall’intelligence transalpina e i caccia partiti dalla base di Lakenheath in Gran Bretagna sono stati autorizzati nello spazio aereo francese. In attesa di una svolta, l’Eliseo predilige la strategia “hit and run”, colpisci e scappa. In sintesi, le missioni di ricognizione Isr (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) lanciate nel novembre scorso, insieme a quelle a terra delle forze speciali operative nell’est del paese, permettono a Hollande di decidere un eventuale intervento mirato in caso di minaccia diretta per la sicurezza nazionale.

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