Paura per la ripresa le Borse precipitano Milano va ko: -4,7%

Paura per la ripresa le Borse precipitano Milano va ko: -4,7%

A fine serata le Borse del Vecchio continente si sono ritrovate più “povere” di 309 miliardi di euro, quanti ne ha bruciati il calo di ieri. Del resto, Wall Street da inizio anno ha perso – in termini di capitalizzazione – duemila miliardi di dollari e ieri ha ballato per tutto il giorno intorno ad un calo superiore al 2% (pur dimezzando le perdite in chiusura).

Niente a che vedere con il tonfo di Atene, che ha finito con un rosso vicino all’8% ed è tornata indietro di ben 25 anni, mentre continuano in salita i negoziati con la “ex Troika” (di fatto, i “controllori” internazionali sui conti della Grecia) sulla riforma previdenziale. Malissimo anche Piazza Affari, nonostante un tentativo iniziale di resistere all’ondata di vendite: a fine serata l’indice segnava un meno 4,69% (solo di un’incollatura davanti a Madrid), con ben 13 titoli a larga capitalizzazione sospesi per eccesso di ribasso. Fraconforte e Parigi hanno perso poco più del 3%.

Ancora una volta sul banco degli imputati, per questa nuova ondata di vendite, c’è il rallentamento dell’economia mondiale, in primis in Cina e negli Usa, insieme al prezzo del petrolio, che ieri sul mercato americano è calato di un altro 4% ed è sceso nuovamente sotto la soglia dei 30 dollari al barile. Un livello particolarmente compresso che starebbe spingendo molti fondi sovrani di Paesi esportatori a vendere azioni, per far fronte alle richieste di finanza pubblica interne. Altri capitali sono in fuga dai Paesi emergenti (a loro volta alle prese con una crisi finanziaria partita nell’estate scorsa) ed è probabile che la liquidità dei grandi portafogli non abbia ancora preso una direzione chiara su cui puntare (a parte Bund tedeschi e Treasury bond Usa). Del resto le dimensioni del fenomeno sono ciclopiche: secondo la Banca dei regolamenti internazionali ci sono 49 mila miliardi di dollari di debiti pubblici e privati nel mondo. Di questi, 3 mila fanno capo al settore petrolifero: se solo una minima parte di questi soggetti si trova nelle condizioni di dover vendere per fare cassa, gli effetti sui mercati finanziari sono rilevanti.

Come al solito le più bersagliate dalle vendite sono state le banche: Mps e Banca popolare dell’Emilia hanno perso il 12%, Ubi appena meno (-10,5%) mentre Bpm ha segnato -9,8%, il Banco Popolare -9% e Carige -10% (come le Poste). In realtà il sistema finanziario è andato in tensione in tutta Europa: a Francoforte Deutsche Bank ha ceduto il 9,5%, Commerzbank il 9,49%, mentre a Parigi Bnp Paribas ha perso il 5,47%, il Crédit Agricole il 5% e Société Générale il 6,12%. “Colpa” del bail in, le regole europee che chiamano in causa anche gli investitori (e i depositi sopra i 100 mila euro) in caso di dissesto grave di una banca; ma anche negli Usa molte banche perdevano fino al 6%. Il crescendo di nervosismo ha toccato anche i Btp: ieri il differenziale di rendimento – lo spread – con i Bund tedeschi si è ampliato fino a 148 punti, tornando indietro all’estate scorsa, con il rendimento del Btp decennale risalito all’1,67%. Sui titoli di Stato europei è attivo il paracadute aperto da Mario Draghi con il Qe (il programma di acquisto titoli). «La Bce sta facendo un lavoro molto importante ha sottolineato ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – sono convinto che darà i suoi frutti in termini di maggiori crescita e inflazione, evitando fenomeni di segno opposto come la deflazione».



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