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Saremo “assolti” sul debito ed eviteremo l’anno prossimo maximanovra da 25 miliardi

Nei quaranta minuti di colloquio tra Renzi e Juncker si sono sciolti i “maldestri disaccordi” che hanno portato Roma e Bruxelles sull’orlo di una crisi diplomatica

ALBERTO D’ARGENIO, la Repubblica • 27/2/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza • 1009 Viste

Le polemiche che per mesi hanno diviso Renzi e Juncker evaporano nel fumo della sigaretta che il presidente della Commissione si accende nello studio del premier a Palazzo Chigi. I due hanno appena trascorso 40 minuti da soli durante i quali sciolgono quei «maldestri disaccordi », copyright di Juncker, che hanno portato Roma e Bruxelles sull’orlo di una crisi diplomatica. E così può nascere il patto sui conti.

Renzi intorno all’una e mezza accoglie la delegazione giunta da Bruxelles nel cortile di Palazzo Chigi. Il bacio che Juncker gli stampa sulla guancia, la stretta di mano con il capo di gabinetto Martin Selmayr, il potente funzionario tedesco a gennaio entrato in rotta di collisione con il premier. Quindi Renzi e Juncker salgono lo scalone di Chigi ed entrano nello studio al primo piano. Le delegazioni si accomodano nella Sala verde, una volta riservata agli incontri con i sindacati.

Rimasti soli, Renzi e Juncker parlano della manovra 2016, sub iudice fino a maggio. I due non scendono nei dettagli, ma conoscono bene i contenuti del negoziato in corso tra Padoan e Moscovici. Che evidentemente vanno bene ad entrambi tanto che Juncker dice a Renzi di rimettersi alle decisioni del suo commissario. «Lasciamo che siano loro a trovare l’accordo tecnico e rimaniamo in stretto contatto fino a maggio». Esattamente quell’intesa politica sperata alla vigilia che spiana la strada all’accordo: l’Italia otterrà il via libera alla manovra se farà una correzione dei conti di tre miliardi. L’Italia è pronta a farla di due (ma non sarà un miliardo a far saltare l’intesa) senza una vera manovra bis, bensì mettendo sul piatto un tesoretto conservato da Renzi e con qualche lifting alla spesa. In cambio la Commissione darà il via libera alla manovra (con un deficit del 2,3% circa), ma soprattutto accorderà altra flessibilità a Renzi nel 2017. Questo il vero nodo, visto che per i ministri delle Finanze lo sconto sul risanamento in cambio di riforme e investimenti può arrivare solo per un anno. E invece no, con una serie di escamotage, il prossimo anno Renzi eviterà una maxi manovra da 25 miliardi. Al posto di portare il deficit all’1,1%, potrà fermare il risanamento all’1,6%. Otto miliardi di sconto. Ma al premier non basta, chiede il doppio e questo è il punto sul quale Padoan e Moscovici negozieranno fino alla fine. E proprio a metà marzo ci potrebbe essere la bilaterale decisiva tra i due. Corollario dell’intesa: Bruxelles scriverà un rapporto sul debito italiano (articolo 126,3 del Trattato) ma senza poi aprire la temuta procedura per il mancato rispetto della regola del debito che a un anno dalle elezioni impedirebbe a Renzi di tagliare Ires e Irpef. E sul punto, il fatto che l’Italia non sarà messo in procedura, Juncker è esplicito con Renzi: non esiste. Tanto più che proprio in queste ore sul tavolo dei ministri delle Finanze è planata una proposta della Commissione che sarà discussa la prossima settimana dagli sherpa: l’Italia avrà tempo fino al 2019, un anno in più, per rispettare la regola del debito e dovrà risanare ogni anno lo 0,25%, la metà di quanto previsto oggi. Il testo dovrà superare le resistenze di Germania e Bce, ma è il segno di un nuovo corso politico.

Chiuso il capitolo più spinoso, quello sui conti, Juncker si accende una sigaretta e insieme a Renzi esce dallo studio. Pace è fatta: con l’Europa sull’orlo del baratro per i migranti, Bruxelles non vuole nuovi scontri con l’Italia. Renzi e Juncker raggiungono le delegazioni nella sala da pranzo di Chigi. Arrivano i cavatelli al pesto e pomodoro accompagnati da un bianco friulano e da un dolcetto d’alba, apprezzato dagli ospiti Ue. Si parla ancora di economia. Per ora va così, si negozia sui decimali. Ma poi, l’intesa, è di cambiare. Renzi lo farà capire in conferenza stampa: bisogna restare alla flessibilità introdotta da Juncker senza le limitazioni quantitative e temporali con cui l’Eurogruppo l’ha imbrigliata. Renzi lancerà una battaglia per tornare alle origini, e Juncker lo sosterrà. Così come il presidente Ue trova l’appoggio italiano quando spiega che lancerà l’Europa sociale contro disoccupazione ed esclusione. Sono quasi le tre, è ora del gelato e per evitare nuovi scontri si decide che su tutti i dossier il gabinetto del presidente Ue e Palazzo Chigi resteranno in contatto. Juncker seduto a tavola accende un’altra sigaretta. I leader sono pronti per la conferenza stampa.

 

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