Siria, bombe su un ospedale Msf: tre morti

Siria, bombe su un ospedale Msf: tre morti

«MI ero precipitato in ospedale per aiutare i feriti di un precedente attacco aereo: ma appena arrivato mi sono ritrovato anche io sotto le bombe. Quando ho riaperto gli occhi ero coperto di sangue ». È la drammatica testimonianza di un infermiere di Medici Senza Frontiere, colpito in quello che è solo l’ultimo attacco a una struttura supportata dalla ong, quella di Tafas, nel sud della Siria, a 12 chilometri dal confine con la Giordania. L’ennesimo ospedale di Msf sotto attacco, colpito da un raid aereo condotto da jet ancora non identificati. È la stessa ong che dal suo sito ha dato notizia del bombardamento, avvenuto venerdì 5 febbraio, che ha provocato tre morti fra i pazienti e ferito sei persone, compreso l’infermiere della testimonianza, danneggiando inoltre l’edificio, mettendo fuori uso le apparecchiature mediche e distruggendo totalmente il servizio ambulanze.

«Quest’ultimo attacco impoverisce ulteriormente il sistema sanitario siriano già molto colpito», scrive Msf sul sito. Dall’inizio dell’anno è la tredicesima struttura sanitaria a essere colpita, mentre dall’inizio della guerra in Siria, nel 2011, sono 177 gli ospedali distrutti nel paese, mentre almeno 700 fra medici e infermieri sono stati uccisi. «Nonostante gli ormai ripetuti appelli il bombardamento degli ospedali sembra essere la nuova norma», spiega ancora l’organizzazione rinnovando il suo appello per la protezione di civili e strutture sanitarie. È la quarta volta in pochi mesi che un ospedale di Medici senza frontiere finisce nel mirino: il 19 ottobre scorso un raid americano centrò “per errore” l’ospedale di Msf a Kunduz causando 22 morti. Il 28 ottobre il piccolo ospedale di Haydan, in Yemen, è stato raso al suolo da attacchi aerei sauditi. E solo lo scorso 10 gennaio anche l’ospedale di Razeh, sempre in Yemen, è stato centrato da una pioggia di bombe che ha provocato 3 morti e una decina di feriti.



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