La grande paura da Bruxelles a Parigi quattro arresti “Potevano colpire”

La grande paura da Bruxelles a Parigi quattro arresti “Potevano colpire”

BRUXELLES Maryam ha messo la sua casa di place Saint-Denis, cuore di Forest, in vendita quattro mesi fa, subito dopo gli attacchi parigini del 13 novembre. Forest non è un’enclave di jihadisti come Molenbeek, più a nord, ma chi vive nei sobborghi di Bruxelles sa che il contagio è rapido e ormai esteso. «Avevo capito che era meglio andarsene», racconta la donna che indossa un hijab azzurro e tiene per mano la sua bambina mentre passa vicino al 60 rue de Dries. Forest ha integrato una vasta comunità marocchina, quando è arrivata anche Maryam, negli anni Novanta. Poi qualcosa si è rotto, l’equilibrio è svanito. «Prima c’era una forma di integrazione, ora ci sono mondi che non comunicano».

Sulla facciata le due finestre rettangolari non hanno più vetri ma teli di plastica incollati. Le transenne e i sigilli della polizia impediscono di avvicinarsi alla palazzina bassa in cui martedì la polizia doveva condurre una “perquisizione fredda”, come ha detto il premier belga Charles Michel. Gli investigatori pensavano che l’immobile fosse vuoto, non c’era consumo elettrico da mesi. Non appena hanno suonato alla porta è partita la prima raffica. Mohamed Belkaid, algerino, 35 anni, si è trincerato nell’appartamento continuando a sparare, mentre altri due uomini sono scappati dal retro. Belkaid è stato ucciso da un cecchino. Nella casa, accanto a lui, la polizia ha trovato la perfetta rappresentazione del martire: kalashnikov, libro sul salafismo e bandiera dell’Is.

Belkaid non era noto ai servizi. Era un immigrato illegale, fermato nel 2014 per un piccolo furto. Insieme a lui c’erano altri due uomini che sono riusciti a fuggire: nuovi fantasmi a cui il Belgio dà la caccia, dopo che nel paese si sono volatilizzati almeno altri quattro ricercati per gli attentati parigini, tra cui Salah Abdeslam e Mohamed Abrini. Gli investigatori avevano individuato l’indirizzo di Forest come un possibile vecchio covo usato per la fabbricazione di falsi documenti e intestato a uno dei presunti complici dei terroristi, Mohamed Bakkali, arrestato il 26 novembre scorso. Bakkali ha affittato diversi appartamenti usati come base dai jihadisti, tra cui quello di rue Henri Bergé a Schaerbeek, in cui Salah si sarebbe nascosto anche dopo gli attentati: secondo alcuni fonti il super latitante sarebbe rimasto in quell’appartamento per ben tre settimane, addirittura fino a inizio dicembre.

Molenbeek, Schaerbeek, ora Forest. La mappa delle basi jihadiste intorno a Bruxelles fanno capire quanto sia tentacolare l’organizzazione jihadista che ha progettato gli attacchi di Parigi. Nell’ambito dell’inchiesta, ha ricordato ieri il sostituto procuratore Thierry Werts, sono state condotte centinaia di perquisizioni, interrogate 58 persone e undici indagati sono attualmente agli arresti. La sparatoria a Forest di martedì ha dimostrato il grado di pericolosità che si nasconde in città ma anche una certa sottovalutazione della minaccia. “E’ stato un miracolo che non sia finita molto male” ha ammesso il premier belga. Bruxelles ha vissuto ieri un’altra giornata di tensione sospesa. Mentre le due persone fermate la notte dopo la sparatoria sono state liberate, alcuni media hanno diffuso varie informazioni non confermate sull’identità dei fuggitivi di rue de Dries, indicati come i fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui. È apparso anche l’identikit di un uomo di 25-28 anni, nordafricano, con occhiali e cappellino bianco che sarebbe stato girato alle polizie del Belgio ma non diffuso pubblicamente dalle autorità.

Nella confusione a cui i cittadini belgi cominciano ad abituarsi, è arrivata da Parigi la notizia del fermo di quattro persone che, secondo i servizi segreti, progettavano un “attacco imminente” nella capitale. Gli arresti sono avvenuti nel diciottesimo arrondissement e nel comune di Saint-Denis. Nonostante non siano state trovate né armi né prove di un progetto terroristico, il presidente François Hollande ha ricordato che «il livello di minaccia resta elevato», ovvero al massimo della scala prevista dal governo. Da Bruxelles il premier Michel ha invece confermato che l’allerta terrorismo resta al livello 3, ovvero “possibile e verosimile” ma un gradino sotto al massimo.



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