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Inferno al mercato: 41 morti in raid saudita

Yemen. La tregua tra Houthi e Riyadh è valida solo alla frontiera, gli scontri proseguono nel resto del paese. Il parlamento olandese chiede al governo di recepire la decisione dei parlamentari Ue di embargo militare ai Saud

Chiara Cruciati, il manifesto • 17/3/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 515 Viste

Le parole di chi c’era evocano l’inferno: pezzi di corpi per la strada, sangue sul cemento e le macerie, soccorritori costretti a raccogliere arti umani in buste di plastica e coperte. Martedì pomeriggio la città di Mastaba, provincia yemenita di Hajja (controllata da mesi dal movimento ribelle Houthi), ha pianto altri 41 morti. Tutti civili: ad essere colpito è stato un mercato, affollattissimo al momento dell’attacco.

Le due bombe che lo hanno devastato sono state sganciate dai jet sauditi. Il bilancio ad un giorno e mezzo dal massacro, però, non è ancora definitivo: come spiega Ali Ajlan, amministratore di uno degli ospedali in cui sono stati ricoverati i feriti, pochi corpi sono rimasti intatti per cui il calcolo esatto non è ancora disponibile. C’è chi parla di 65 vittime, chi addirittura di 90.

A poco serve quindi la tregua dichiarata dalla coalizione sunnita anti-Houthi pochi giorni fa: vale solo al confine tra Yemen e Arabia Saudita, il resto del paese è carne da macello. Eppure il dialogo tra le due parti, mediato da tribù locali, pare andare avanti.

Almeno così riportano fonti interne alla delegazione Houthi e a quella saudita, che non specificano però di cosa si stia discutendo. Lunedì il capo dell’ufficio politico Houthi, Saleh al-Sammad, ha ribadito l’intenzione di giungere alla pace e confermato lo scambio di prigionieri di una settimana fa. Allo stesso tempo, però, definisce il negoziato la dimostrazione della sconfitta subita da Riyadh in Yemen.

Prova a metterci il naso l’Onu, tagliata fuori dal dialogo in corso: ieri il responsabile delle attività umanitarie delle Nazioni Unite nel paese, Jamie McGoldrick, ha accusato coalizione e Houthi di non rispettare in alcun modo l’obbligo di protezione dei civili e di non aiutare a consegnare gli aiuti alla popolazione. Solo ieri la città di Taiz, terreno di scontro da mesi e da sabato quasi del tutto ripresa dalle forze pro-governative, ha visto arrivare convogli di aiuti: 20mila scatoloni di cibo inviati da Riyadh.

Eppure la guerra non si placa e il bilancio continua a salire: 6-8mila morti, nessuno riesce a quantificare con esattezza le perdite a causa dell’assenza di istituzioni indipendenti e radicate sul terreno. Con l’operazione militare saudita che sta per compiere un anno, di certo c’è la complicità internazionale: le armi che massacrano lo Yemen sono tutte fabbricate e vendute dagli alleati occidentali dei Saud.

Per questo il parlamento europeo a fine febbraio ha votato una risoluzione che chiede a Bruxelles di imporre l’embargo militare e sempre per questo ieri il parlamento olandese ha fatto lo stesso: un appello al proprio governo perché recepisca la decisione europea.

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