Red Flag

Caccia al nemico nei cieli Usa

Un reparto italiano ha partecipato a prove «realistiche» nelle lande desolate a Nord di Las Vegas. Gli «avversari» hanno la livrea russa

Guido Olimpio, Corriere della Sera • 18/3/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 733 Viste

BASE DI NELLIS (Nevada) Duelli aerei sopra il deserto. Combattimenti contro sciami di caccia. I piccoli AT 38, non certo sofisticati, ma schierati in gran numero per mettere a prova le difese. Poi gli F 15 nel ruolo dei Flanker russi, i più tosti da ingaggiare, insieme agli F 16 che interpretavano i Mig 29, usando tattiche e livrea «celeste» dell’aviazione di Mosca. Ancora: i giganteschi B 1 e i B 52, a volte nella parte dei bombardieri strategici del Cremlino oppure impegnati come forza Nato. Quindi sei F 16 turchi e due rifornitori. Uno schieramento di oltre 80 velivoli statunitensi completato dagli Eurofighter italiani.

Per quasi due settimane un reparto autonomo di volo composto da otto nostri caccia, 24 piloti — anche donne — e 131 tecnici, ha partecipato a Red Flag, una delle esercitazioni più importanti al mondo. Un test severo nei giganteschi poligoni che si aprono a nord di Las Vegas. Un territorio immenso, pieno di bersagli, con apparati che simulano le batterie missilistiche nemiche, mezzi terrestri che sono la copia di quelli dell’ex Patto di Varsavia. E i jet «aggressor», i nemici, si sono comportati da russi dando del filo da torcere. Uno scenario ideale per imparare, aggiornare, misurare le proprie capacità a novemila chilometri dall’Italia.

«Sei i punti chiave della nostra spedizione — ha spiegato il comandante, il colonnello Marco Bertoli — Primo. Agire in un teatro complesso e in situazioni dove viene chiesto molto all’uomo e alla macchina. Secondo. Migliorare l’addestramento di piloti giovani ma già “Combat Ready”. Terzo. Preparare personale dell’intelligence e di supporto in coordinamento con altre forze. Quarto. Valutare mezzi e componenti in vista di future operazioni. Quinto. Integrazione con aviazioni alleate. Sesto. Lo sforzo logistico». Una prova in più per militari con alle spalle già molte esperienze. I Typhoon italiani sono stati le sentinelle del Baltico, hanno protetto per conto dell’Alleanza lo spazio lituano e intercettato molti intrusi venuti da Est. Il pattugliamento a difesa dei confini Nord si è intrecciato con le sfide impegnative contro i «rivali» nel quadrante del Nevada, paesaggio naturale fantastico e palestra per quello che può attendere i paesi occidentali. Dalla crisi in Libia al confronto Est-Ovest, da tempo ormai non più solo politico.

I caccia hanno condotto 180 missioni, di giorno e di notte. Sortite durate da un’ora e mezza fino a tre, uscite dove a volte è stato necessario il rifornimento in volo. Tre dei velivoli portavano anche bombe a guida laser (inerti), un’evoluzione nell’impiego dell’Eurofighter già sperimentata da inglesi e sauditi.

Al rientro alla base l’analisi di quanto fatto, il confronto con gli altri. Con un ritmo frenetico, scandito da decolli e atterraggi senza fine. Nellis è lo specchio di Las Vegas, non si ferma mai. L’unica pausa, per chi l’ha avuta, sono stati un piatto di pasta e i panini con la Nutella. Pasti consumati a due metri dall’armata con le ali, un dispositivo impressionante, dal contestato F 35 all’intramontabile A 10. Non lontano dai nostri i velivoli c’erano gli A4, assistiti da personale che indossava una maglietta rosso fuoco.

I velivoli sono di proprietà della Draken, una compagnia che offre un prodotto particolare: 50 jet destinati a fare gli avversari nelle manovre. Oltre ai vecchi Skyhawk ha comprato Mig 21 polacchi, Aermacchi 339 e Albatros ceki: li ha ammodernati e poi mandati a sparare. È la nuova frontiera del training in mano ai privati.

Guido Olimpio

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