Tahar Ben Jelloun: “Abbiamo reagito tardi la radice dell’odio è nell’apartheid sociale”

Tahar Ben Jelloun: “Abbiamo reagito tardi la radice dell’odio è nell’apartheid sociale”

«Adesso è troppo tardi. Per evitare la trappola del reclutamento jihadista in Europa bisognava intervenire dieci o quindici anni fa». Da sempre lo scrittore Tahar Ben Jelloun denuncia le periferie come luoghi tossici, che generano violenza e criminalità.

Cosa è accaduto nelle banlieue di Parigi o in quartieri ghetto come Molenbeek?

«Quello che accade quando non c’è integrazione: nell’apartheid sociale la criminalità, l’estremismo e l’odio religioso mettono radici».

Il problema sono gli immigrati?

«No, i terroristi spesso sono nati in Europa. I loro genitori sono persone semplici che non sono riuscite a trasmettergli la cultura dei paesi di origine perché di quella cultura posseggono solo gli aspetti più caricaturali. A scuola non hanno imparato la tolleranza, sono stati emarginati e poi abbandonati alla strada. Oggi sono adulti fragili, prede perfette per i reclutatori, che al contrario sono abili e preparati, sanno individuare il vuoto e sanno come riempirlo».

Con quali promesse?

«Li persuadono che combattere contro l’Occidente dia un senso alla loro vita e anche alla loro morte».

Come si può evitare la radicalizzazione?

«Con la pedagogia, ma bisogna iniziare dalla scuola primaria. E poi un grande lavoro di polizia per evitare che in certi quartieri i reclutatori agiscano indisturbati e i terroristi trovino protezione. Se dieci o quindici anni fa si fosse combattuta l’esclusione sociale oggi non faremmo i conti con quartieri così pericolosi».



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