pensioni

Pensionati sotto la soglia minima, sabato tutti in piazza

Rapporto Inps. Il 63% prende meno di 750 euro al mese, molto penalizzate le donne. Cgil, Cisl e Uil al governo: «Uscita flessibile dai 62 anni, riconoscimento dei lavori usuranti e correzione del contributivo»

Antonio Sciotto, il manifesto • 31/3/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 673 Viste

Non è che qualcuno pensasse che i pensionati italiani (o almeno la maggior parte di loro) se la passassero bene, ma i dati diffusi ieri dall’Inps fugano ogni dubbio: il 63,4% degli assegni (pari a 11,5 milioni dei 18,1 milioni totali) è inferiore a 750 euro. Per le donne gli assegni inferiori a 750 euro sono oltre i tre quarti del totale (il 77,1%). Le cifre dell’Osservatorio pensioni riguardano solo i lavoratori privati: nel report non sono inclusi quelli pubblici ed ex Enpals, e ovviamente va ricordato che per tanti l’assegno Inps non è l’unico reddito (quindi non abbiamo un indicatore immediato di povertà).

Il forte gap di genere si nota ancora di più se andiamo al dato maschile riguardante gli assegni sotto i 750 euro: è pari al 45,2% (mentre, come detto sopra, per le donne siamo a un ben più alto 77,1% e la media totale è 63,4%). Ancora, sempre per gli uomini, si registra che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3 mila euro.

L’età media dei pensionati è di 73,6 anni, con una differenza fra i due generi di 4,5 anni (71 anni gli uomini e 75,5 le donne). L’età media alla decorrenza del pensionamento è in aumento: passa, per la pensione di vecchiaia, dai 62,9 del 2010 ai 65,4 anni dei primi due mesi del 2016 e, per le pensioni di anzianità, da 59,1 anni a 60,6 nello stesso periodo.

L’importo complessivo erogato annuo è di 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66,1% sono pensioni di vecchiaia (incluse anticipate, di anzianità e prepensionamenti). Il 26,5% pensioni ai superstiti, o di reversibilità (l’88,1% è erogato a donne). Il 7,4%, infine, sono pensioni di invalidità previdenziale.

Dopodomani, sabato, Cgil, Cisl e Uil terranno manifestazioni in tutta Italia, per chiedere una riforma del sistema. «Cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani», lo slogan della protesta. I segretari Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo saranno presenti rispettivamente a Venezia, in Campo Santa Margherita, a Roma, in Piazza SS. Apostoli, e a Napoli, in Piazza Giacomo Matteotti. I comizi finali saranno preceduti da cortei che attraverseranno le città.

I sindacati rilanceranno la piattaforma unitaria con cui si chiede di cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani, tutelare gli assegni in essere e rafforzare la previdenza complementare. Cgil, Cisl e Uil chiedono inoltre «pensioni dignitose per i giovani, per i lavoratori precari e discontinui, accesso flessibile al pensionamento, il riconoscimento del lavoro di cura e la diversità dei lavori».

«Il ripristino della flessibilità nell’accesso al pensionamento può essere una prima risposta generalizzata che consente di venire incontro, anche se parzialmente, alle esigenze di chi svolge lavori più faticosi e pesanti», scrivono i sindacati nella piattaforma. « Occorre, tuttavia – proseguono – ripensare la normativa, estendendo la platea dei beneficiari e i settori coinvolti nel concetto di “usura”, e rivedere le modalità e i criteri per il calcolo della pensione, in modo che i coefficienti di trasformazione riflettano la differente aspettativa di vita dei lavoratori e delle lavoratrici, in base all’attività svolta».

Per le pensioni in essere, si chiedono nuovi e più efficaci meccanismi di perequazione, una diversa politica fiscale che miri tra l’altro a equiparare la No tax area dei pensionati a quella dei dipendenti.

Sui fondi pensione negoziali si chiede di riportare la tassazione all’11%, dopo che è stata innalzata al 20%. Per giovani, precari e discontinui si chiedono meccanismi correttivi del sistema contributivo e il ripensamento della gestione separata Inps.

Si chiede infine di riconoscere meccanismi di flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età; il completamento delle salvaguardie per gli esodati; il riconoscimento del lavoro di cura (contribuzione figurativa per i periodi di congedo parentale); il riconoscimento dei lavori usuranti, a partire da quello degli edili

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This