Autobomba ad Ankara: oltre 30 morti
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L’ora di punta di un giorno di festa, il luogo e il momento migliore per fare una strage di gente inerme: 34 persone sono morte – tra cui almeno due kamikaze – e più di cento feriti sono ricoverati in una decina di ospedali per l’esplosione di un’autobomba avvenuta ieri sera alle 18:43 locali nel centro della capitale turca, Ankara. L’auto imbottita di esplosivo si è accostata al bus “284” alla fermata di Güvenpark, affollata come ogni domenica. Piazza Kizilay e il parco Güven sono un luogo di raduno, nei giorni di festa si riempiono di gente che a quell’ora fa la fila per autobus e taxi. Non solo è zona centrale, ma anche simbolica: lì accanto ci sono un tribunale e due ministeri, Giustizia e Interni.
«Questi attacchi – dice in nottata il presidente Recep Tayp Erdogan – non fanno che aumentare la nostra determinazione nel combattere il terrorismo. Con l’instabilità della regione la Turchia è diventata un obiettivo ». Chi ha voluto spargere altro sangue su una Turchia martoriata da un lungo elenco di attentati sapeva esattamente cosa voleva. Il boato dell’esplosione è stato fortissimo, udito in mezza città. Le prime immagini mostravano l’autobus sventrato e lame di fuoco, auto in fiamme e un’alta colonna di fumo. Ci sono stati anche colpi di arma da fuoco, secondo testimonianze da verificare.
Solo due giorni fa l’ambasciata americana aveva diffuso un’allerta su un possibile attentato contro «edifici governativi» in una zona di Ankara lontana chilometri da quella in cui l’esplosione di ieri è effettivamente avvenuta. L’intelligence non era andata troppo lontano dal prevedere la realtà, purtroppo. A bordo dell’autobus si trovavano una ventina di persone. Molte altre erano a passeggio nella piazza, altre ancora alla fermata dell’autobus. E sono rimaste coinvolte anche diverse auto, le immagini rimbalzano su Twitter quasi in tempo reale: un suv Audi bianco che seguiva l’autobus, due taxi affiancati, una berlina distrutta…
Quattro feriti sono morti durante il trasporto in ospedale, un’altra ventina sono ricoverati in pericolo di vita e il paese è un’altra volta sotto shock. Nell’orrore e nella foga per salvare vite, ieri l’attenzione era alle vittime assai più che ai carnefici, e anche se gli inquirenti sospettano i curdi il governo ha evitato di attribuire responsabilità affrettate. Ma saranno giorni neri: per l’ultimo grave attentato che ha sconvolto Ankara e l’intera Turchia – il 17 febbraio a pochi isolati da quello di ieri il governo affibbiò la matrice al Pkk e ai miliziani curdi in Siria. Lì i morti furono 29 soldati. A ottobre era andata peggio: 103 civili.
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