Grecia: il piano Ue sui migranti non basta

Il governo Tsipras insiste sui ricollocamenti e punta il dito contro la Turchia, «esca dall’ambiguità»

Teodoro Andreadis Synghellakis, il manifesto • 3/3/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 737 Viste

La Commissione Europea ha ufficializzato oggi la proposta per un aiuto economico complessivo di 700 milioni di euro, sino al 2018, da ripartire tra i paesi membri che stanno sostenendo il peso della crisi dei migranti. Più dettagliatamente, la proposta, che dovrà essere approvata del vertice di lunedì prossimo, prevede lo stanziamento di 300 milioni di euro per quest’anno, e 200 per il 2017 e il 2018. Il commissario Christos Stylianides, responsabile per la gestione delle crisi e gli aiuti umanitari ha dichiarato che «l’Europa sarà così in grado di offrire aiuti in condizioni di emergenza, all’interno dell’Unione, con modalità assai più veloci di quanto avvenuto sinora».

Il commissario, di nazionalità cipriota, si è augurato che tutti i governi dell’Unione forniscano nel più breve tempo possibile il loro sostegno a questo piano di azione, anche se è sembrato conscio del fatto che non sarà facile, comunque, superare le profondissime divisioni emerse sinora.

Il problema, secondo quanto trapela da stretti collaboratori di Alexis Tsipras, è che il piano «umanitario» dell’Ue non può essere considerato una misura sufficiente per affrontare l’emergenza senza precedenti che sta vivendo la Grecia. Il governo di Syriza continua a chiedere principalmente due cose: che tutti i paesi membri diano il loro reale assenso ai ricollocamenti e che il rapporto con la Turchia esca dall’ambiguità. Che Ankara contribuisca subito, quindi, a ridurre notevolmente i flussi dei profughi, senza sotterfugi e doppiezze di sorta. Il governo Tsipras chiede, cioè, che la Grecia no venga trasformata in un «infinito deposito di anime», nella piena indifferenza dei partner.

Il ministro greco responsabile per l’immigrazione, Janis Mouzalas si è detto convinto, comunque, che la situazione sia ancora gestibile, anche se ha ribadito che realisticamente, la frontiera di Idomèni è da considerare, praticamente, «ormai chiusa». Secondo Mouzalas, i paesi in questione (iniziando dall’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia) non intendono fare marcia indietro, «malgrado le prese di posizione e le richieste arrivate dal papa, da Merkel, da Juncker e da Schulz». Ha spiegato, quindi, che il governo di Atene sta cercando di affrontare al meglio la situazione, con la collaborazione delle regioni e dell’Unione dei Comuni della Grecia.

I «sospetti», comunque, sulle reali possibilità di applicazione del piano della Commissione e sul riuscire a recuperare una vera solidarietà europea, sono stati rafforzati, ieri, dalla reazione positiva di Vienna. Secondo il governo Faymann, quella proposta da Bruxelles sarebbe una misura importante e necessaria per fornire un aiuto alla Grecia. Contemporaneamente l’Austria ha chiesto la creazione di un fondo per sostenere quei paesi che hanno accolto e accoglieranno un grande numero di profughi. Ma rimane sempre da verificare la questione chiave, che sta alla base di tutto il discorso: se si tratta di una nuova soluzione di emergenza, o se si comprende che tutti devono fare la loro parte nell’ospitalità, senza decisioni unilaterali.

Per quanto riguarda la situazione in Turchia, secondo l’agenzia stampa Reuters, l’ Ue sta esercitando pressioni su Ankara affinché riduca a non più di mille il numero di profughi e migranti che ogni giorno partono alla volta delle coste greche. In cambio, l’Unione si impegnerebbe a prelevare un certo numero di profughi direttamente in loco, in Turchia, distribuendoli tra i suoi vari paesi membri.

In questo momento, malgrado tre mesi fa il governo turco si sia accordato con l’Europa per collaborare nel contenere i flussi migratori — ricevendo in cambio, in totale, tre miliardi di euro — il numero dei disperati che salpano dalle coste dell’Asia Minore per arrivare in Grecia è superiore a duemila al giorno.

A Idomèni, nel frattempo, i profughi sono ormai oltre diecimila. Ieri sono riusciti a passare la frontiera con la Fyrom solo cento persone, nei giorni scorsi il numero era ancora più basso. L’ex Macedonia Jugoslava ha fatto arrivare al confine, oltre che rinforzi dell’esercito, anche una serie di mega-idranti, come «deterrente» per chi spera di poter passare oltre il filo spinato. E la Grecia si prepara a ospitare, sino a quando l’ Europa non uscirà da questo pantano politico e umano, almeno settantamila profughi. L’obiettivo più immediato è fornire a tutti una tenda, e trovare, poi, una sistemazione più stabile e dignitosa.

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