Molenbeek

“L’abbiamo preso” Battaglia a Bruxelles ferito e catturato Salah

Una famiglia ospitava a Molenbeek il fuggitivo degli attacchi di Parigi. Il quartiere contro gli agenti

ALBERTO D’ARGENIO, la Repubblica • 19/3/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 583 Viste

BRUXELLES Dopo quattro mesi la polizia belga riesce ad arrestare Salah Abdeslam, il terrorista più ricercato d’Europa, l’ultimo superstite del commando che il 13 novembre ha ucciso 130 persone a Parigi. Si nascondeva a Molenbeek, il quartiere a forte tasso di immigrazione magrebina di Bruxelles, là da dove tutto è cominciato, dove gran parte dei componenti del commando sono cresciuti e da dove i boia del Bataclan erano partiti per portare la morte a Parigi. Salah ha provato a resistere ed è stato ferito ad una gamba dalle forze speciali belghe prima di essere preso insieme a quattro complici. Ma l’operazione è durata ore, con le forze dell’ordine che avevano isolato tutti gli accessi a Rue des Quattre Vents a loro volta quasi assediati dagli abitanti di Molenbeek.

Nel primo pomeriggio trapela la notizia che nel covo di Forest, teatro della sparatoria di martedì scorso, sono state trovate impronte digitali e tracce del dna di Abdeslam. Dunque Salah era là, ancora in Belgio, a pochi chilometri da Molenbeek e da Forest è fuggito con un altro jihadista per finire la sua latitanza proprio dove è nato. E si apprende che l’uomo ucciso nella sparatoria di martedì era un suo complice: l’algerino Mohamed Belkaid, tra i responsabili della logistica degli attacchi di Parigi.

Quindi intorno alle quattro del pomeriggio su soffiata dei servizi belgi, che provano il riscatto dopo mesi di figuracce, scattano tre blitz. Quello giusto è a Molenbeek, in Rue des Quattre Vents 79. Il premier belga Charles Michel lascia di corsa la sede del Consiglio europeo, ad appena 20 minuti di auto da Moleenbek. Poco dopo Hollande lo raggiungerà nella residenza di Rue de la Loi e insieme guarderanno in diretta le immagini della sparatoria. Poi la telefonata di congratulazioni di Obama.

In quei minuti la notizia che fa il giro del mondo: Abdeslam asserragliato in un appartamento di proprietà del Comune è stato ferito a una gamba, catturato dopo 127 giorni di fuga, caricato su una Golf nera della polizia e portato all’ospedale di Saint-Pierre, in centro. Sono le 16.40. La conferma dell’arresto arriva dal segretario di Stato belga, Theo Francken, che twitta: «We hebben hem», un “ce l’abbiamo” fiammingo che ricorda lo storico annuncio di Bush dell’arresto di Saddam Hussein. Sulle prime le notizie sono contraddittorie, si parla di un morto, ma in serata si capirà invece che è stato arrestato il complice di Forest di Salah, anch’egli ferito, e tre componenti della famiglia che li ospitavano.

I poliziotti chiudono il blocco di Rue de Quatre Vents – una strada lunga a due sensi fatta di maison dei primi del Novecento in stato ancora decoroso e palazzi moderni più trasandati – dove è in corso la sparatoria. Ma a loro volta vengono circondati da gruppi di ragazzi del quartiere. Un’ambulanza esce dal palazzo dell’arresto, il silenzio viene rotto dai fischi. Fino a sera i giovani di Moleenbeck, in stato di eccitazione, presseranno la polizia alternando sfottò in arabo e francese a lanci di bottiglie ai quali gli agenti belgi risponderanno con diverse cariche in un clima da guerriglia urbana.

Intorno alle 18.30 altri boati, si parla di altri complici che resistono e di operazioni in corso ma più tardi Michel dichiarerà finito il blitz, con solo operazioni di bonifica ancora in atto. In serata — mentre Abdeslam è in ospedale dove non risponde alle domande degli inquirenti — Hollande parlando insieme a Michel: assicura che presto sarà estradato in Francia e che il rischio attentati «in Francia e Belgio resta alto».

 

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